venerdì, agosto 24, 2007




'Madame' con le ali di farfalla...



aprì gli occhi con fastidio, per colpa di due inutili raggi di sole entrati nella stanza..
e la stanza, in quel momento insonnolito, sembrava più piccola del solito. e più vuota.
aprì gli occhi del tutto, li stropicciò, focalizzò situazione, giorno ed ora. meccanicamente. poi si alzò.
Infilò un vecchio chimono, un po’ sdrucito, residuo di una storia d’amore lontana, e di una sua unica e sola sequenza felice.
solo una.
il resto era orgoglio ferito,inganno,rapimento, perdita. quasi un senso di ingiustificata vergogna per essere stata sconfitta. da lui. da tutti quelli che contavano qualcosa nella sua storia.

si preparò un tè.
si preparò per uscire.
si recò alla casa delle rose.
nome dolce e profumato come le tante rose del giardino: ma anche allusione ad altre rose segrete, pronte ad offrirsi seguendo antichi riti e l’ ancor più antico ritmo del gioco amoroso…
nulla di volgare , in quella casa. dove le ragazze erano da lei scelte con cura. e dove, nell’aria, si muovevano musiche raffinate, canti di dolci voci , parole di poesie lette o recitate nei salotti…:una preziosità.
alla casa aveva dedicato la sua giovinezza, ed ora le dedicava la sua età matura. naturalmente con ruoli diversi nel prima e nel poi.
non aveva avuto scelta.
venduta come moglie ad uno straniero del mare, poco più che bambina…, ripudiata dai suoi, abbandonata da lui, rimasta sola. che alternative aveva? quali chances ? questa. che pareva anche una strada per facili guadagni e rapido realizzarsi dei sogni.
in tanti anni però non si era arricchita. non abbastanza per il lungo viaggio che la separava da suo figlio.
non lo vedeva da allora, da quando ‘lui’ gliel’aveva portato via, bambino, per farlo crescere in una vera famiglia, la sua di lui sposato con l’altra.
questa era stata la fine di ogni sequenza della loro storia. nonostante le sicure promesse e i giuramenti, lui non approdò più con la sua nave in quel porto d’oriente. quasi un ulisse , che il mare separa dalla ninfa, dalle belle parole e dai falsi legami di fedeltà.
per novecentonovantanove anni le si era bugiardamente legato…

lei , a dire il vero, aveva tentato di sfidare la sorte, la perdita del figlio e di tutto il resto.
con un pugnale piantato nel proprio petto. o nel ventre.
cosa le rimaneva ormai, se non un nulla perfido , senza vie d’uscita?...
ma qualcuno, sopraggiunto e inaspettato, l’aveva sottratta al buio della sua scelta…
ridandole , senza saperlo, le sue ali di farfalla. suo destino era continuare a volare, ad amare con dolcezza, o comunque ad imitare l’amore.
e non avrebbe più avuto da temere promesse e bugie: nella casa delle rose si parlava un altro linguaggio, privo di inganni, o comunque con inganni palesi e dichiarati.. e avrebbe avuto di che nutrire un sogno: rivedere il figlio lontano, ad una distanza misurata con la parola ‘oceano’…

in ogni caso, adesso lei era ‘Madame’
nel suo salotto privato- in quel tardo mattino - incontrò e conobbe le nuove ragazze. parlò a lungo con loro. ne accolse due nella sua casa delle rose.
controllò la lista dei clienti,che avevano prenotato la loro presenza lì, per quella sera o per quella notte di piacere.
preparò tutto ciò che poteva rendere più generoso l’abbraccio dell’accoglienza: fiori, cibi, bevande, profumi e tanto altro ancora.. .
Poi,in attesa della notte e dell‘apertura degli incontri, ritornò nel suo rifugio: la casa e la stanza delle giornate solitarie e del sonno senza sogni, strappato alle ore e ai momenti più strani .

si scosse e svegliò da un riposo poco riposante, come una sonnolenza. non il sole l’aveva richiamata alla sua quotidianità, ma le luci delle insegne che imbruttivano le strade. e una strana sensazione. come se nella stanza ci fosse qualcuno. con il lieve tepore del suo corpo, e un vago odore o profumo.
aprì e spalancò gli occhi. accese la piccola luce.
e così, tra luce fioca e penombra, lo vide. appoggiato al piccolo tavolo con lo specchio ed il grande mazzo di crisantemi azzurri.
sembrava sempre lo stesso, il luogotenente in divisa bianca, giovane e bello come allora.
e lei sentiva di odiarlo e avrebbe voluto fuggire o sparire. e perdere quel vuoto amaro alla bocca dello stomaco, quella sofferenza mista ad odio dalla parte del cuore.
ma no. non era necessario. quel lui in divisa era sparito. era solo un fantasma uscito dai suoi pensieri. quando? quando l’avrebbe cancellato per sempre?
non voleva diventare schiava di questi rancori: ricordare, sì, sempre, ma vittima del nero di seppia interiore – mai. eppure la sua vita l’aveva in gran parte percorsa così. ma certamente il pianto silenzioso con cui lei pensava al figlio, con cui lo invocava, in parte la salvava dal rancore di cui sopra e dall’idea di vita sprecata nel girare continuamente e staticamente il dito nella piaga.

e venne il giorno in cui questi tormenti finirono.
dopo molto tempo. lei non aveva cessato di vedere fantasmi, ma si era fatto strada , tra le ragnatele della mente, l’immagine immaginata del figlio. e, via via, questo dolce fantasma venne sempre più spesso a trovarla al momento del suo risveglio serale.
finché un giorno non le accadde di vedere questa immagine del figlio, lontano e americano, lì, accanto a lei, nella luce diurna e non nelle penombre ingannevoli della sera. e le teneva un braccio abbracciato attorno alle spalle, quasi a proteggerla. non portava la divisa bianca come suo padre, ma una divisa grigioverde e senza fascino.
la luce diurna divenne d’un tratto un enorme bagliore. incredibile, da far paura. e il bagliore accecò, bruciò, distrusse tutto in un battibaleno. la città, compresa la casa di lei e la casa delle rose, …tutta una maceria.
pochi i muri in piedi , alti, nudi, e annientati dal silenzio ammutolito, dal pianto di chi riusciva a piangere o a gridare.
su uno di questi muri, come su altri nella storia di quella città, rimasero stampate le ombre di due corpi, di due esseri umani, abbracciati. solo questo era rimasto della madre e del figlio dopo che l’atomica aveva decretato la fine di nagasaki.

mercoledì, agosto 22, 2007


.
MARMELADE..!



(Il vasetto di Marmellata: proposto dall’industria conserviera come allettante promessa di dolcezza, e divenuto oggetto mercificato da supermercato, ha la sua parte di importanza nella nostra vita. Non solo come poltiglia dolce che rallegra il palato, che rinfranca e consola, o compensa carenze, ma anche (no scandalo please) come reificazione, pardon, Incarnazione di un’ Idea! Il vasetto di marmellata, infatti, è entrato a far parte – come Idea - nientemeno che degli Archetipi collettivi. E’ ad esempio un po’ l’equivalente della mela di Adamo ed Eva e del Proibito, proprio per le conseguenze a cui può portare: peccati di gola, nell’ambito della morale, o problemi di peso, se ci si riferisce all’estetico e al salutistico).

.
Modalità d’uso e conservazione…

.

Come la mela fu colta dai mitici progenitori con disubbidiente cautela nel giardino dell’Eden, così – oggi - il vasetto di marmellata è oggetto di desiderio, là su un ripiano del frigorifero. Occorre avvicinarsi sempre con cautela, per non essere visti o spiati da familiari o da impiastri qualsiasi. prendere il vasetto, tenerlo nel caldo cavo della mano, guardarlo un attimo con amore, svitarne il coperchio,…immergervi il dito o il cucchiaino, gustare ad occhi chiusi il sapore di prugna o di arancia o di ciliegia …Tutto questo va fatto in solitudine ed in totale libertà, senza sguardi indiscreti. Veloci, tanto non c’è niente da sbucciare.
L’archetipo prevede naturalmente varianti numerose, come ad esempio la dispensa o la credenza invece del frigorifero, l’atmosfera sia diurna che notturna per la fruizione della dolcezza, ed infine qualsiasi tipo di sapore, densità o colore della marmellata ( marmellata di pomodori verdi, english marmelade di arance amare, crema di limoni morbida e dolce e lievemente aspra …)
.

Principio attivo

.
Il vasetto di marmellata è, comunque e sempre, la Trasgressione, la Liberazione di un istinto, ed è il Piacere ( principi attivi ). Per questo ( Adamo o Eva che si sia ) si sente la necessità di andarlo a cercare, anche se non lo si pensa come archetipo ma semplicemente come goduria...
.
Somministrazione. Bambini, adulti

.
Uso e somministrazione sono validi per qualsiasi età, non solo per quella infantile. Pur col passare degli anni, ad esempio, resta nell’adulto qualcosa di bambinesco, cioè di ribalderia e monelleria…nel rubare e gustare…
Gli adulti facciano però attenzione: contino i loro anni, e valutino se il loro comportamento, che copia l’archetipo, è ingenuo e forse preoccupante. E se è tutto qui quel che sanno fare per trasgredire .
.

Interazioni

.
Altra caratteristica – importante - del vasetto di marmellata. Non è un archetipo solitario, perché ne richiama alla mente altri, a cui è collegato da vari legami e filamenti. Cioè da Interazioni.
Il vasetto di marmellata è in primo luogo la derivazione – per rapporti di causa/effetto o associazioni di idee – delle pentole fumanti dell’infanzia, in cui la frutta – tagliata da mani pazienti – e sapienti, è stata fatta cuocere bollore su bollore. Poi infine invasata e sterilizzata, e contrassegnata con etichette e belle calligrafie.. E qui l’interazione si completa con figure di nonne, mamme e zie, in gruppi coordinati.. … Quante evocazioni, quante azioni… Il vasetto, quindi, che si tiene tra le mani, pur essendo della Zuegg , è legato all’immagine della cucina e delle figure femminili, tra cui quella materna: mangiando di nascosto un cucchiaino di marmellata, si può venir proiettati nell’archetipo della famiglia e della sua intimità.

.
Effetto collaterale: i simboli

.
Quando l’estate è finita, finisce anche la sua frutta più bella e saporita. Ma ne resta simbolicamente una porzione, conservata nel vasetto Bormioli…. Non è un residuo, un relitto, un ricordo triste, ma una sintesi dolce, un regalo che, come l’estate, continua a dare piacere.
Il vasetto allora può essere collegato all’idea della ciclicità della vita e della morte: le stagioni vengono, con la loro bellezza, e vanno, portandosi via una fettina di vita: si può però trattenerne un lembo di vestito. L’estate non tutta morirà, ne resterà un po’ nel vasetto …
Concludendo, anche se la vita è seguita dal tramonto e dalla morte, si possono catturarne i doni, prolungarne i sapori e provare piacere, mentre si cammina verso altri giorni ed altre età.
Praticamente si può trovare qui qualche traccia di Epicuro sotto vetro.
Anche il vasetto di Nutella, secondo alcuni, è un archetipo collettivo: può essere. Ma si consiglia di attenersi alle prescrizioni e di leggere attentamente questo foglietto illustrativo.







irlanda: so green!
.
il verde è quello dei pascoli, dei cimiteri erbosi con croci celtiche accanto alle chiese di campagna, è quello che ricopre montagne dolci e colline , è il verde dei giardini fioriti, dei parchi con alberi siepi cespugli e ortensie, o quello che fa da sfondo ai cotteges coi gerani rossi sul davanzale, e poi…e poi… fino al verde ciglio delle strade, assieme a fucsie o nasturzi o rose selvatiche... E’ anche il verde dell’erba che ricopre la torba, morbida e cedevole sotto i tuoi passi .. E’ il verde che arriva dolcemente a lambire la baia, la sabbia e il mare, o che piomba nell’oceano dall’alto delle scogliere a picco…

.
Sinistra
.
la macchina che Cristina ed io noleggiamo non è verde ma turchina. una piccola toyota. assomiglia alla mia amata Micra, ma con una grande differenza: questa viaggia solo sulla corsia di sinistra.
ma in fondo, che sarà mai?...
sarà che le strade …. ebbene, molte sono strette e curvose; non facili. E se il veicolo che sopraggiunge in senso opposto è più grande del tuo, o va più forte… ti conviene andare SLOW, fare STOP e lasciarlo passare…
anche gli incroci sono un little problema, se non sai a chi tocca la precedenza con questo azz di guida a sinistra….
Decidiamo così: ci fermiamo e restiamo impassibili fino a che i clacson alle nostre spalle suggeriscono di darci una mossa …
.
Sinistro ( Crash!)
.
E si tratta anche di prendere le misure giuste tra il ciglio della strada stradetta strettuccetta e lo specchietto retrovisore del veicolo in senso opposto,e destrorso. Controllare anche se il ciglio erboso e fiorito nasconde un muretto a secco.
E’ così che è successo il Crash: per evitare lo specchietto altrui, ho sfiorato – dico : sfiorato - il verde alla mia sinistra e ho beccato il muretto traditore. Urto a sorpresa. Fiancata scassata. vacanza rovinata? provo ad uscire, la portiera si sposta di 1 millimetro ma né si apre, né torna come prima,chiusa. esco acrobatica dalla parte del cambio che si pianta nella coscia destra, e sarà così per tutto il viaggio, per noi che ci alterniamo alla guida. sigilliamo la portiera con del nastro per rapitori, onde evitare altre sorprese dannose. e perché non entri dal finestrino + deflettore ( semiaperti e bloccati) la solita pioggerellina fina fina. stando alle regole, dovremmo cercare assicurazione, concessionaria ed autonoleggio più vicini (??) per denunciare danno, restituire macchina ed eventualforse ( forse) averne un’altra in cambio . ma cercare dove? come? e perdendo quanto tempo? uaahhh! ( urlo di pianto ) soluzione: viaggeremo con fiancata sigillata e scassata, faremo finta di niente ( a parte le mie cosce ).
.
Kindness
.
irlanda: non è solo il verde a renderla affascinante. c’è anche il panorama numeroso e ricco di Kindness. la gentilezza è incorporata negli abitanti di questo paese. tutti ti salutano. un qualsiasi passante, non richiesto, capisce che hai sbagliato strada e ti chiede se hai bisogno e ti rimette in carreggiata dopo molte e precise spiegazioni. a mezzanotte la signora, che sta portando a spasso il vecchio cane, si ferma davanti al portone di casa tua e ti racconta la vera e lunga storia dell’amata bestiola, e non vi eravate mai visti prima. una mattina, mentre fai colazione , il signor bad&breakfast, di Killibeg, ti lava la macchina che è profondamente segnata.. Altro caso: si dispiacciono enormemente e gentilmente i robusti virgulti del negozio di pelletterie: su tua richiesta, provano a scassinarti con fatica, prima, e con piede di porco, poi, la bella valigia samsonite, irrimediabilmente ermetica perché giocherellando hai pasticciato la combinazione…. Una Mrs, anche lei B&B, si offre di aiutarti e ti pulisce a fondo il bagagliaio dove hai messo le marmellate del Dolly’s cottage, dopo averle assaggiate tutte, e dimenticando di rimettere i coperchi. Gentilmente non obietta un’altra signora B&B quando paghi in moneta irlandese E non ti accorgi che, con sorriso un po’ tirato, ti dà il resto in monete inglesi. con l’effigie di Elisabetta, sua maestà. perchè abbiamo sconfinato nell’irlanda del nord. ce ne rendiamo conto solo quando piombiamo in una manifestazione orangista, con corteo, costumi, stendardi e musiche della banda… Nonchè la strada sbarrata da autoblindo e camionette dell’esercito in armi.… ( ho, fin qui, usato il tu generico, ma sia ben chiaro che i malanni sono merito ...di cristina! ah! ah! ciao cri...)
.
Pub!
.
e poi c’è il fascino incredibile dei pub, un insieme di tradizione musicale e danzerina ampiamente condivise, vissute in allegria da gente di ogni età; un luogo in cui stare insieme mangiando e bevendo, o in cui stare insieme, semplicemente. un modo di essere.
il primo pub in cui entriamo e che ci stupisce è a killibeg. attorno ad uno stretto tavolo rettangolare c’è gente varia, noi comprese, e tre che suonano musica folk: violino, fisarmonica e chitarra. il clima si fa sempre più allegro. alla spicciolata, ai primi suonatori se ne aggiungono altri sei, facendosi spazio attorno al tavolo. di panca ce n’è per tutti, come della voglia di far musica in compagnia . mentre io e cri mangiamo patatine e beviamo cider, il processo di addizione sembra non finire e il clima si riscalda: un vecchietto esce, fa una capatina a casa e torna col suo strumento. un altro esce e va a prendere strumento e moglie, anche lei col suo violino. e tutti tuttissimi suonano con un’armonia degna di una …Irish Pub Orchestra (!)
a westport invece troviamo, in un pub, chitarre e batteria che suonano musiche anni sessanta e accompagnano un eccezionale vecchietto che imita elvis the pelvis in the menphis. anche alcuni avventori a piacere cantano i loro brani preferiti. chiude la serata l’inno nazionale. tutti in piedi.
a clifden troviamo in un pub non musica folk, ma tamburo e arpa celtica, antiche ballate, storie e leggende di un passato remoto. e il canto di voci soft e bellissime. religioso silenzio.
e via, via, ad ogni posto che vai un pub sempre lo trovi, e sempre diverso. a kenvarra il pub risuona di musica folk, okei, ma soprattutto del rumore dei tacchi che battono sul pavimento di legno. è un pub dove si balla stile country accompagnati da violini, fisarmonica,flauti, percussioni…
e in tutti questi pub, si beve e si ribeve: cider o guinness…o guinness o cider
bè, e tardi.
‘night… see you tomorrow…
.
.
.




leggendo un blog che parla d'amore, riaffiora un sogno...




Un fotogramma del sogno di stanotte è un’immagine di me, di profilo, con tanti capelli: vagamente spettinati, vagamente spaparanzati, sostanzialmente naturali e senza preoccupazioni del tipo ‘come mi stanno’? Buona la prima. Bene così.
E’ un’immagine di giovinezza, normalità e nonchalance, o di desiderio realizzato.
Immagine onirica sorridente e positiva..
Dopo un sogno bello, quando ne rimane un cenno nella memoria, l’umore e persino la giornata sembrano meno ghignosi del solito.
I sogni belli restano archiviati per anni ed anni: silenti, latenti e dormienti ( Anche quelli brutti, ma qui li voglio ignorare, per non guastarmi la giornata)
Tornando ai sogni belli, archiviati come i messaggi della segreteria telefonica, diciamo che per fortuna possono riaffiorare all’improvviso, di loro iniziativa, come qualsiasi altro ricordo di cose veramente accadute. Riemergono come storie intere o come singole splendide immagini: e noi le rivediamo a volte con le stesse emozioni di un tempo…. O con l’espressione persa chissà dove…
Io ho qualche sogno bellissimo , che ogni tanto si fa ricordare, a sorpresa.
Uno in particolare.
Tanto che anch’io posso dire I have a dream. (..)
Che dire ad esempio di Occhi Azzurri, che, nel mio sogno, tutto avvolto da bende come una mummia bianca, scende nel profondo di un mare verdeazzurro, oscuro e trasparente ?
I movimenti sono lenti ed elicoidali.
Non vede, non sente, non dà segni.
E’ inconsapevole.
Sottratto alla vita da un sonno totale dei sensi…
E lui, lì nell’involucro, va giù, sempre più giù.

E che dire di me che, mentre lui scivola nel silenzio subacqueo, sono dentro allo stesso silenzio? E nello stesso colore profondo?
Io che, viva e senza lacci, lo vedo, lo guardo e mi avvicino?
Che dire di me che, con due dita leggere, prendo, tengo un capo della benda, e, solo tenendola, la srotolo e lo libero, a cominciare dal volto? E lo libero per me?
Il corpo emerge pian piano dal bozzolo, è nudo, appena rinato.
E sempre nel profondo del mare.
Mi avvicino, molto vicino. Ascolto, il mio orecchio sul suo cuore, e il cuore, il suo, ricomincia a battere, lo sento.
E adesso, se in questo sogno non mi tocca la parte della Sirenetta, questo corpo, questo cuore è tutto mio.
Sogno di tanti anni fa…





leggendo un blog che parla d’amore, prendo le mosse per questi miei blandi pensieri ( titolo alla wertmuller)
.
.
.


L’amoresesso è un mito
sia nella prima
che nelle altre volte?
e forse
è dietro un filosofico sipario
che il mito si nasconde,
assieme alle favole degli dei,
quelle che tu vorresti e anch’io vorrei
fossero eterne e vere..?
.
.
Se lo strappi e lo squarci , quel sipario,
e spii e guardi,
forse scopri che
il tabù e il proibito , vincoli del mito,
incontrano i confini della carne
e i limiti del tempo e del concreto,
il vuoto dopo il finale,
e l’arte e i meccanismi da manuale.
.
.

rimpicciolito il mito,
sembra perdersi la bell’ansia di infinito
che ti prendeva dentro
col sentimento e l’attesa.
ma altre strade si aprono
per darti intensità e dolce tormento:
lo sguardo maliardo, dove tu hai letto
parole non scritte
o che la sua bocca non ha detto..
i cambiamenti di umore,
il cercarsi , l’ignorarsi,
il prendersi o lasciarsi e ritrovarsi
nel buio, nella luce, nel fango
con le mosse di un tango.
.
.

e col tango tocchi nuovamente
la carne ardente,
la favola degli dei,
e ti cattura di nuovo
il mito che vorresti e che vorrei

lunedì, agosto 13, 2007



Terratica,

..
...
.
.-

Oggi mi sono etichettata
con parola improvvisa e nuova:
terratica.
.
.

e non ci avevo mai pensato – prima -
a questo vincolo o natura o legame ..
dove l’acqua del mio segno zodiacale
più non vale a connotarmi.
.
.
e terratica , contrario di acquatica,
non tiene correnti ed onde
da seguire con lo sguardo,
né quel senso maliardo di infinito
che, nel fruscio e nell’orizzonte
lontano lontano, allarga il respiro,
fa sognare speranze,
e illumina o confonde..
.
.

eccomi statica,invece,
perché senza fiume o mare,
archetipo primordiale,
non so sognare, o costruire rotte,
lunghe o brevi o come viene viene,
né aspettare la notte con le voci di stelle e di sirene.
“Qui” è il mio avverbio di luogo,
“questo” è l’aggettivo del mondo vicino e piccino
o circoscritto.
questa casa, questa stanza, questo male,
questa assenza di senso e questo tradimento
e questa incuria del fare.
e qui, a questa terra, aderisco strisciando
qui aspettando il momento
di scivolarci dentro…..


venerdì, agosto 10, 2007

Paris, Zizi, son Mari, le Voleur et Moi aussi



NOTA DI SERVIZIO per Zizi:
altrove ho usato altra foto. se questa ti pare esagerata, cambio....





Per non pensare al mio presente, che è comunque una TV accesa sempre nella mia testa, scrivo di cose accadute, cercando di vederle – come allora – col sorriso, enfin. Checché ne dica Leopard dei ricordi tristi ( pussa via!)
.
.
Atterrati, traghettati, sbarcati nei pressi di Parc Monceau, prendiamo possesso delle rispettive stanze: piccolette per i nostri gusti o…per le nostre dimensioni. Fin da subito, a Zizi crolla un po’ di mondo addosso: delusa della sua sistemazione, si appoggia all’anta di un armadio e l’anta si stappa dal suo sito. a Zizi piangente ( qui pleure ) non resta che aggrapparsi alla tenda della doccia. Ma le tende di doccia o altro non sono più quelle di una volta (vedi Francesca Bertini) , e crolla tutto l’ambaradan doccifero.
Meglio uscire, e fare subito i turisti nella Ville Lumière…!
Zizi pian piano si riprende, consolata da Linus, son mari, la voce della saggezza.
Partiamo ben bardati.
Io ho le mie scarpettone con i plantari che sembro maga Magò, Linus è armato di coraggio per le sue anche dolenti, e Zizi, nonostante le premesse, è la più bella e apparentemente senzaguai: rosea, formosetta, abito nero che snellisce e gran sciarpa scura e leggera che confonde a onde.
Prendiamo il Métro. Non ricordo in che direzione ( quelle diréction). In piedi , ondeggiamo nello snodo tra una carrozza e l’altra, aggrappati a je ne sais pas quoi, e fitti come mosche … Dopo una frenata, che sposta intere masse umane oscillanti, Linus si sente strano e vive vari flash di perplessità. Si tocca una gamba dalle parti del ginocchio: fin lì arriva la tasca segreta con soldi e documenti, cucita amorosamente da Zizi ierisera in funzione antiladro. Ma mentre la massa oscillava , le voleur ha reso possibile l’impossibile…,si è insinuato fin lì. Linus : l’argent, les documents … plus rien. Giù dal métro: vite, vite, il faut trouver une gendarmerie, il faut bloccare la carta di credito…! allons, allons…
« douce france, beau pays de mon enfance…j’ais beaucoup de doléance! la colpa è del voleur !!!... »
cammina cammina, ecco due gendarmi di ronda : non ci danno retta, ci voltano le spalleee!!. Cammina cammina, eccone altri due: ils nous indiquent la direction. Cammina cammina e intanto le gambe di Zizi si gonfiano e i nostri occhi vedono meccanicamente senza vedere una generosa porzione di Parigi: place de la Concorde, place Vendome, le petit Palais, rue de…. ( bo ?).
« douce Fraaance, il m’est venu le mal de pance ! colpa de la basculence ! et du mauvais voleur … »
Finellement nous arrivons a je ne sais pas quel arrondissement, a la gendarmerie, ad un Maigret donna, très gentil. Zizi pleure pour l’argent, les documents, ses jambes enflées et pour la tente aussi. Vite, vite ! Tandis que Linus sbriga le pratiche, allons, allons nous telephoner a la Banque . Cherchez, cherchez la place du télé….
Et voilà le coucher du soleil, enfin, et - j’espère - de tous nos peines, de nos malheurs : mais, mệme si le ciel est gris et le chaud è suffocant, mệme surtout s’il ne pleut point…, Zizi ,très triste, va rèciter ‘il pleure dans mon cœur comme il pleut sur la ville… quelle est cette langueur qui pénètre mon cœur ? ‘
Langueur ? ma allora è fame…
dopo un panino e un bicchiere di vino, ci vien voglia di cantare ( anche perché la riserva di soldi non era tutta tutta lì, in una sola tasca…. Qualcosa è rimasto…
La basculence ( l’oscillazione da frenata ) non ci ha sconfitto…, anche se ci ha fatto molto patire…!
« quelle souffrence, mais cette-ci est une vacance ? …donne nous une autre chance…, o France de voleurs ! »
Un giro in battello sulla Senna pare riconciliarci con questi luoghi.
Ma la francia di ladri si conferma tale anche la sera dopo, chez maurice, dove una microfettina di torta ed un calicetto di vino costano come una cena lussuosa: voleurs!!!
La francia tuttavia sa anche riscattarsi: e Zizi, derubata, viene …ricompensata. Indirettamente anche son mari…
Vorremmo andare a montmartre, ma c’è un caldoterribile e siamo anche stanchi di scarpinare. Così decidiamo di accontentarci e di vedere montmartre dai vetri dell’autobus… per stavolta..
Prima però prendiamo qualcosa al bar, che ne dite? c’è un baretto proprio qui, ici. entriamo, prendiamo un tè freddo, sorseggiamo. Era più buono il tè alla menta , stamattina , all’Istituto di Cultura Ataba…
Due signori, un po’ strani a dire il vero, ci guardano e parlottano. Poi il loro periscopio si ferma su Zizi. O meglio: sulla sua scollatura, e su una porzione del suo generoso morbido seno.
Fanno i complimenti a Linus per la sua ottima scelta…E continuano a ripetere, rapiti, ‘les Lollò, les Lollò,ah, quelles Lollò! il riferimento è alle belletette di Zizi confrontate con quelle di Lollobrigida, ricordo mai spento…e costante termine di paragone per i due clienti arzilli e sempreverdi .
ah, ah! Douce france…

Tutti invitati alla cena portoghese...











Menu:

sopa de coentros à alentejana ( piatto povero, tradizionale)

bacalhau ( piatto ricco )

porco e vongole ( piatto ricco )

pastéis de nata ( dolce delizia del palato)

caipirinha ( digestivo e ottimo antidepressivo.., più sudamericano che portoghese… ), caipiroska, Porto…




Tornati a casa , l’idea dominante è far rivivere alcuni momenti del viaggio: bellissimo in ogni suo aspetto. Anche in alcune stranezze e nei forti contrasti: contrasti tra lusso e miseria, modernità e tradizione, sviluppo e fantasmi del passato ...
Un modo per rivivere un’esperienza e condividerla con gli amici è quello del cibo come veicolo del racconto.
Cozinha portuguesa, si capisce.
A dire il vero i nostri pasti sono stati spesso frugali e panineschi. Ma la sera sedevamo ad una tavola apparecchiata. Così abbiamo conosciuto piatti di pesce, soprattutto bacalhau, il budino di riso, la crema al caramello…
Ma è stato ad Evora che abbiamo incontrato alcuni piatti della tradizione-tradizione, quali la sopa de coentros à alentejana e il porco arrosto con vongole. E un cameriere che ci spiegava le ricette e la loro storia.
Invece alla bar-caffè La Brasileira, sotto lo sguardo pensoso o indifferente di Pessoa-statua, seduto vicino a noi,e di Pessoa-fantasma aleggiante, abbiamo gustato qualche pastél de nata. Uhmm..!! ne abbiamo poi fatto una scorpacciata in una pasticceria, giù, in Via delle finestre verdi, specializzata solo in pastéis e in confezioni da asporto, con le paste ancora calde, piene di crema meravigliosa. Uhmmmm! un sapore profano che quasi faceva scivolare in secondo piano il sapore sacro del trittico di Bosch, appena visto e stra-ammirato al Museo Nacional ….
E infine: non potrebbero mancare , alla cena portoghese, il Porto e la caipirinha....

E’ proprio alle pastéis de nata che io decido di dedicarmi: forno 180°, cucina a sudovest, solecocente fino alle otto di sera, temperatura subtropicale e tantitanti stampini da riempire di pasta e poi di crema. La ricetta della crema è in portoghese e il mio vocabolarietto è povero sul piano lessicalculinario. primo inghippo. Il secondo è il mio forno (forse ), dove molte tartellette… BRUCENOOO! s’abbrustolischeno ! e le devo rifare. E poi me arendo, perché il pomeriggio e il tempo a mia disposizione stannoperfinire…. Comunque delle 70 tartellette alla crema infornate, ne sopravvivono – non carbonizzate, una quarantina e saranno spazzolate via in unbattibaleno … Meno male…
l’Anna prepara il bacalhau e giuro che un bacalhau così buono buonissimo sarà difficile che io lo assaggi ancora… Più portoghese del baccalàportoghese..
anche il piatto di carne arrosto con vongole è buono, benchè un po’ bruciacchiato . Come il baccalà, è un piatto ricco, e appartiene – come la ‘sopa’ - alla tradizione: evoca infatti la terra ed il mare, cioè il binomio dell’economia e della storia del Portugal…
Ma è la sopa à l’alentejana il piatto ‘forte’….originale…, che può stupire… Secondo noi.
Piatto della cucina povera, è presente nei ricettari di altri paesi europei con le varievarianti: nei nostri libri culinari, ad esempio, la si può trovare con il nome di ‘supa poareta’. Ad Evora questo piatto ci era piaciuto,grazie anche al cameriere, con il suo belcorredo narrativo di spiegazioni alla Clerici e di storia alla Augias.
Ingredienti: ...acqua, aglio, coriandolo, sale, e ,all’ultimo , nello scodellare, un uovo crudo nel piatto. Adagiato su sottili fette di pane. Crudo, ma pronto a rassodarsi negli umori bollenti versatigli sopra… I commensali tacciono, perplessi. A parte un complemento di paragone con le dure prove di vita e sopravvivenza di Steve MacQueen - Papillon: frase che scivola sottovoce nel silenzio della zuppa… …
La caipirinha perfetta preparata da cristina e i racconti e gli aneddoti finiscono per omologare viaggiatori narranti , alimenti e commensali e residui di un brontolio rompiglione….

Storiepisodi di viaggi






il viaggio non comincia da qui, ma da lisboa; la spiaggia è l'ultima tappa ( o viceversa, la tappa è l'ultima spiaggia?)
.

.
a praya portuguesa
.
.
la spiaggia : libera e larga e di sabbiatanta.
dietro mediealture con declivi e davanti mare oceano.
gente ,quasi niente. chissà perché.
in questo vuoto, cerchiamo il nostro posto.
e intanto…un vento insulsincessante solleva la sabbia :e non c’è nessun postorifugio …
sul tardi, camminiamo versosera e versocasa e versodoccia.
(ogni nostro poro… conquistato da un granello ).
molto più in là e lontano, un arco di roccia: su sfondo di terramarecielo, indica un’altra spiaggia..
come sarà quell’oltre? intravedo surfisti alti e biondi..
ma è ormaisera. entreremo – domani - in quest’ altro paesaggio. e saluti al ventosabbioso).
.
il giorno dopo.
zainetto in spalla, sottopassiamo l’arco, pronti per un intero giorno al sole. john-john avanza con nonchalance; anna e cri, le due sorelle bionde, fanno strada - atletiche e sicure.
mi guardoattorno. questa seconda praya portuguesa è come un hortus conclusus : tre lati di alte e scure rocce a picco e un lato d’ acqua. acqua di onde forti che ti si schiaffano contro, su ventre e fianchi, con una violenza che stupisce. superiore a quella di fisioterapista e di estetista messi assieme.
piùtardi , i colori sul paesaggio cominciano a cambiare: segno che la giornata pensa, per tempo, ad un po’ di riposo.
guardo il mare: per un attimo, mi sembra più vicino. Suggestione.
ma è meglio se mi sposto verso muri di roccia. anche gli altri per imitazione retrocedono un po’.
poi pian piano io mi sposto più volte e più in là: non voglio spruzzi sul mio panino.
gli altri - indifferenti - no se preocupen .
io però sto all’erta. temo ciò che temo sia vero.
l’alta mareaa! dico con tono da oracolo o da sibilla.
ma no, ieri sera, quando siamo arrivati qui, non c’era traccia di marea.
alta mareaaaa! ! ! ripeto, ma ormai sono cassandra e non più sibilla. nessuno mi ascolta. gli altri tre continuano a prendere l’ultimo sole ad occhi chiusi..
il mare , con spruzzi e onde osé, ci stringe tuttavia verso la pietra.
alcuni bagnanti se ne vanno svelti , su rocce incerte e scivolose.
l’altamarea è ormai incombente e inequivocabile.
andiamocene, presto. tempo stringe.
inutile fare gli stambecchi a piedi nudi su qualche roccia puntuta. le vie della roccia sono quindi scartate…e quasi sommerse.
non resta che passare sotto l’arco da dove siamo entrati: porta aperta e asciutta, prima, e ora pertugio stretto e acquoso.
l’acqua è alta e non sappiamo nuotare, ammesso che in questo pertugio si possa nuotare. ( “ sul ponte sventola bandiera biancaaa.. sul ponte bis…”)
john-john ed anna tentano di passare il ‘confine’: scivolano, dribblano, ma ce la fanno …
cristina ed io entriamo nel pertugio dell’arco. subito ci investe una folata di onde. ogni onda ci spiaccica sulla roccia e la risacca ci fa scivolare sul fondo.
ansanti, sputacchiose, ci tiriamo su a fatica...
e ... un’altra onda ci sbatte di nuovo col culo sulla ghiaia fangosabbiosa. ci strappa quasi gli slip del bikini…
un’onda dopo l’altra .. non c’è scampo.
l’acqua è sempre più fonda. l’oceano … sempre più nemico .
“ un cencio e qui / c’era il cuore un dì….”
fino a quando , se Odino vuole, … uno dei suoi Dei nordici non ci afferra e ci molla sulla sabbiaferma.
Lui, il dio nordico, ha assunto momentaneamente le forme di un surfista.
Noi quelle di due pallidissimi cadaveri in CSI scena del crimine


sassi, noi siamo come sassi...
.
Ero lontana nonsoquanti parsec da questa canzone (giorgio la neve, anni =??) , ma una circostanza fortuita me l'ha fatta tornare a galla , non come un rigurgito ma come una bella bollicina di simpatia . simpatia per la suaetà e per ciò che dice e per il come . La dedico a chi ama Le Parole, la metafora dei Sassi, i Ricordi, la Nostalgia, gli Amori rimasti nel passato, e chissà che altro ancora ( pur non condividendo - io - alcune di queste cose)
.
Come i sassi, noi siamo come i sassi,
inerti e inamovibili,anche se il nostro orgoglio
ci finge sciolti e liberi , padroni di noi.
Amore dove sei?
A che serve il pensiero di cui vado tanto fiero ,
se non ti puo' raggiungere ovunque tu sia,
se non ti puo' legare alla mia anima ?
Amore dove sei?
.
Tra i pianeti e le stelle volano
le caravelle dell'infinito:
a che servono se io resto qui
senza poterti vedere o sentire?
Come un sasso, come un sasso spezzato,
come un ramo troncato
che non sarà più integro
ma sempre cercherà l’altra metà di sè
Amore dove sei?
.
Vorrei poter tornare un nulla
nel tempo dei tempi,
un atomo
solo
tra gli atomi di quella
energia cui tutto tende ...