Storiepisodi di viaggi

il viaggio non comincia da qui, ma da lisboa; la spiaggia è l'ultima tappa ( o viceversa, la tappa è l'ultima spiaggia?)
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a praya portuguesa
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la spiaggia : libera e larga e di sabbiatanta.
dietro mediealture con declivi e davanti mare oceano.
gente ,quasi niente. chissà perché.
in questo vuoto, cerchiamo il nostro posto.
e intanto…un vento insulsincessante solleva la sabbia :e non c’è nessun postorifugio …
sul tardi, camminiamo versosera e versocasa e versodoccia.
(ogni nostro poro… conquistato da un granello ).
molto più in là e lontano, un arco di roccia: su sfondo di terramarecielo, indica un’altra spiaggia..
come sarà quell’oltre? intravedo surfisti alti e biondi..
ma è ormaisera. entreremo – domani - in quest’ altro paesaggio. e saluti al ventosabbioso).
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il giorno dopo.
zainetto in spalla, sottopassiamo l’arco, pronti per un intero giorno al sole. john-john avanza con nonchalance; anna e cri, le due sorelle bionde, fanno strada - atletiche e sicure.
mi guardoattorno. questa seconda praya portuguesa è come un hortus conclusus : tre lati di alte e scure rocce a picco e un lato d’ acqua. acqua di onde forti che ti si schiaffano contro, su ventre e fianchi, con una violenza che stupisce. superiore a quella di fisioterapista e di estetista messi assieme.
piùtardi , i colori sul paesaggio cominciano a cambiare: segno che la giornata pensa, per tempo, ad un po’ di riposo.
guardo il mare: per un attimo, mi sembra più vicino. Suggestione.
ma è meglio se mi sposto verso muri di roccia. anche gli altri per imitazione retrocedono un po’.
poi pian piano io mi sposto più volte e più in là: non voglio spruzzi sul mio panino.
gli altri - indifferenti - no se preocupen .
io però sto all’erta. temo ciò che temo sia vero.
l’alta mareaa! dico con tono da oracolo o da sibilla.
ma no, ieri sera, quando siamo arrivati qui, non c’era traccia di marea.
alta mareaaaa! ! ! ripeto, ma ormai sono cassandra e non più sibilla. nessuno mi ascolta. gli altri tre continuano a prendere l’ultimo sole ad occhi chiusi..
il mare , con spruzzi e onde osé, ci stringe tuttavia verso la pietra.
alcuni bagnanti se ne vanno svelti , su rocce incerte e scivolose.
l’altamarea è ormai incombente e inequivocabile.
andiamocene, presto. tempo stringe.
inutile fare gli stambecchi a piedi nudi su qualche roccia puntuta. le vie della roccia sono quindi scartate…e quasi sommerse.
non resta che passare sotto l’arco da dove siamo entrati: porta aperta e asciutta, prima, e ora pertugio stretto e acquoso.
l’acqua è alta e non sappiamo nuotare, ammesso che in questo pertugio si possa nuotare. ( “ sul ponte sventola bandiera biancaaa.. sul ponte bis…”)
john-john ed anna tentano di passare il ‘confine’: scivolano, dribblano, ma ce la fanno …
cristina ed io entriamo nel pertugio dell’arco. subito ci investe una folata di onde. ogni onda ci spiaccica sulla roccia e la risacca ci fa scivolare sul fondo.
ansanti, sputacchiose, ci tiriamo su a fatica...
e ... un’altra onda ci sbatte di nuovo col culo sulla ghiaia fangosabbiosa. ci strappa quasi gli slip del bikini…
un’onda dopo l’altra .. non c’è scampo.
l’acqua è sempre più fonda. l’oceano … sempre più nemico .
“ un cencio e qui / c’era il cuore un dì….”
fino a quando , se Odino vuole, … uno dei suoi Dei nordici non ci afferra e ci molla sulla sabbiaferma.
Lui, il dio nordico, ha assunto momentaneamente le forme di un surfista.
Noi quelle di due pallidissimi cadaveri in CSI scena del crimine
a praya portuguesa
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la spiaggia : libera e larga e di sabbiatanta.
dietro mediealture con declivi e davanti mare oceano.
gente ,quasi niente. chissà perché.
in questo vuoto, cerchiamo il nostro posto.
e intanto…un vento insulsincessante solleva la sabbia :e non c’è nessun postorifugio …
sul tardi, camminiamo versosera e versocasa e versodoccia.
(ogni nostro poro… conquistato da un granello ).
molto più in là e lontano, un arco di roccia: su sfondo di terramarecielo, indica un’altra spiaggia..
come sarà quell’oltre? intravedo surfisti alti e biondi..
ma è ormaisera. entreremo – domani - in quest’ altro paesaggio. e saluti al ventosabbioso).
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il giorno dopo.
zainetto in spalla, sottopassiamo l’arco, pronti per un intero giorno al sole. john-john avanza con nonchalance; anna e cri, le due sorelle bionde, fanno strada - atletiche e sicure.
mi guardoattorno. questa seconda praya portuguesa è come un hortus conclusus : tre lati di alte e scure rocce a picco e un lato d’ acqua. acqua di onde forti che ti si schiaffano contro, su ventre e fianchi, con una violenza che stupisce. superiore a quella di fisioterapista e di estetista messi assieme.
piùtardi , i colori sul paesaggio cominciano a cambiare: segno che la giornata pensa, per tempo, ad un po’ di riposo.
guardo il mare: per un attimo, mi sembra più vicino. Suggestione.
ma è meglio se mi sposto verso muri di roccia. anche gli altri per imitazione retrocedono un po’.
poi pian piano io mi sposto più volte e più in là: non voglio spruzzi sul mio panino.
gli altri - indifferenti - no se preocupen .
io però sto all’erta. temo ciò che temo sia vero.
l’alta mareaa! dico con tono da oracolo o da sibilla.
ma no, ieri sera, quando siamo arrivati qui, non c’era traccia di marea.
alta mareaaaa! ! ! ripeto, ma ormai sono cassandra e non più sibilla. nessuno mi ascolta. gli altri tre continuano a prendere l’ultimo sole ad occhi chiusi..
il mare , con spruzzi e onde osé, ci stringe tuttavia verso la pietra.
alcuni bagnanti se ne vanno svelti , su rocce incerte e scivolose.
l’altamarea è ormai incombente e inequivocabile.
andiamocene, presto. tempo stringe.
inutile fare gli stambecchi a piedi nudi su qualche roccia puntuta. le vie della roccia sono quindi scartate…e quasi sommerse.
non resta che passare sotto l’arco da dove siamo entrati: porta aperta e asciutta, prima, e ora pertugio stretto e acquoso.
l’acqua è alta e non sappiamo nuotare, ammesso che in questo pertugio si possa nuotare. ( “ sul ponte sventola bandiera biancaaa.. sul ponte bis…”)
john-john ed anna tentano di passare il ‘confine’: scivolano, dribblano, ma ce la fanno …
cristina ed io entriamo nel pertugio dell’arco. subito ci investe una folata di onde. ogni onda ci spiaccica sulla roccia e la risacca ci fa scivolare sul fondo.
ansanti, sputacchiose, ci tiriamo su a fatica...
e ... un’altra onda ci sbatte di nuovo col culo sulla ghiaia fangosabbiosa. ci strappa quasi gli slip del bikini…
un’onda dopo l’altra .. non c’è scampo.
l’acqua è sempre più fonda. l’oceano … sempre più nemico .
“ un cencio e qui / c’era il cuore un dì….”
fino a quando , se Odino vuole, … uno dei suoi Dei nordici non ci afferra e ci molla sulla sabbiaferma.
Lui, il dio nordico, ha assunto momentaneamente le forme di un surfista.
Noi quelle di due pallidissimi cadaveri in CSI scena del crimine

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