martedì, luglio 31, 2007






tantifiori e duefiguri




Mi piace la serra serrata vetroconclusa
e marefiorito che essa contiene:
.
girosguardo orizzonte di mille colori
e infiniforme fantasiose.
.
Sospirorespiro
profumi dibelladolcezza
immaginuotando tra surfinie e verbene
e fiori dai nomi che non ricordo mai.
.
Che fascino begoniependule color salmone:
comedabalcone altistante da altura,
con occhi a fessura
guardanobasso leplebidel reame.
.
Amabili i fiorilillini e violetto,
piccoli solidali affratellati
fin quando sradicati, esiliati altrove
per bordosentieri o aiuole ….…
.
In un cantone in disparte làinfondo
spessovedo, comeora,
due oscurifiguri , estraneiestrapolati
dal loro contestomondo
come da dentalveolo…
.
Li schifonosco:
.
Montefeltro Federico, di profilo, sinistro,
nasconde l’altrolato
sgrinfiamozzato e orbato:
metafora del Caso casuale e guercio,
qui in compagnia..
L’altro atrofiguro e lercio, lo so per sicuro,
non è che Morte troiosa meschibonda ,
in nero e col suo cazzo a spillo.
come quella del ‘Settimo Sigillo’…
Sceglie ghirland e bouquet
per il prossimo cui tocca.
quindi e cioè anche per sé:
per suo trionfo senza smocca.




Oggic'èunpo'divento





vento stragabondo
casuale piùforte menforte
in direzioni scontorte
finoal refolo finale
dellamorte;
entra finestroso , fa sbattere scuri e cuore :
suoi schiocchi rumore
= soloparoleparvenza,
difatto suoni del nulla e del vuoto.
.
.
è come Senso vagaribondo.
impredibileinfuga sfuggente agli umani,
sgusciante, eccolo ha voltato
l’angolo… sparito o tornerà domani?
.
.
tu lo insegui
anche se nottecolora
diblunero lacittà
e i tuoibigodinintesta
(uscita imprevista).
.
.
e quando vorticecorsa
( del vento? del Senso?)
si ferma e placa…,
ecco ventosenso trasformato
in lumaca
chiusata, ritirata, muta
nel fondo delguscio:
significantesignificato sconfinato
intorcigliato nelle volute :
mai da nessuno
disarpionato, distrappolato, liberato
lavato e steso ad asciugare,
pulito da nostrepresunzioni
inutili incrostazioni di blablabla teoremi






Ogni sera dio





Ogni sera, nella sua stanza,
davanti allo specchio,
nella luce dei faretti….
dio si strucca e si toglie
ombretto e fondotinta.
.
.
e sotto il fondotinta….
niente.
.
.
lo specchio, implacabile,
riflette il bluff, nella luce dei fari.
.
.
questo invisibile nulla,
domattina sarà ridisegnato,
in sala trucco,
da preti, stilisti e filosofi sapienti.
.
.
per mantenere il potere:
sui buoni, sui poveri, sui fragili ,
o comunque su quelli
che giustamente
temono la vita.
.





INDIANS!




sono arrivati verso sera, un po’ prima di cena.
erano tanti, tantissimi, praticamente tutte le tribù: delle pianure e delle foreste, delle paludi e dei pueblos.
li ha portati la mia amica Rita, che li aveva trovati per caso.
e li rivedevo dopo un quintale di anni.
c’erano il viso grinzoso del vecchio Alce Nero, le visioni della sacra pipa, il rito che accompagnava la caccia e la restituzione di viscere alla terra.. . Sentivo raccontare storie di tempi felici, di amori, di vita nella tribù e di leggi non scritte che la guidavano con saggezza… Altre voci però parlavano anche dell’anno dei cento uccisi, di altre catastrofi dopo l’arrivo dei Wasichu, con la loro inarrestabile avanzata verso ovest: cercavano il metallo giallo, brandivano fucili e la teoria del Destino Manifesto… Sul fronte opposto qualcuno recitava canti e lamenti e chiedeva che il suo cuore fosse sepolto a Wounded Knee.
Una voce fuori campo ricostruiva tutta la storia
dell’incontro/scontro, insomma , della conquista da Colombo in poi.
Era tutto in un fascicolo: un fascicolo di pagine… ciclostilate(sic !) Sì, ho detto Ciclostilate, da Ciclostile: lo so, è parola archeologica e rivela i suoi ed i miei anni.. Ma rincontrare il cartocicloreperto mi ha riportato ,nella memoria visiva, il back stage dello stesso: il lavoro di gruppo, il nostro gruppo molto diverso dagli altri e decisamente di rottura ( ‘ di rottura: vecchio lessico’ ), la sperimentazione di aree interdisciplinari totalmente estranee alle scansioni obbligate dei libri di testo, il buttare all’aria una vecchia didattica, il lavoro a scuola con i ragazzi , con i documenti e gli stereotipi, un presidente di corso contestato,destituito, ma non affondato, i ‘picchetti’ di controllo agli esami, e – nel gruppo - il nostro ‘capo carismatico’, come lo chiamavamo per farlo incavolare..
Con noi anche Alce Nero, che era stato, con tutto il resto, una sorta di logo del nostro voler essere diversi. E poi han tentato di riemergere tutti gli anni venuti dopo, ma quelli solo in un cortometraggio ( non era il loro turno)
Come ero più magra, allora (… vanità, pardon )!
Quanti entusiasmi e incidenti e poi di nuovo entusiasmi ancora più grandi..
Grazie, Rita, di aver conservato – in tutti questi anni, oltre a libri, scartoffie et similia, anche i ciclostilati altrui. Senza saperlo, forse. E di essere contraria a drastici incontri con la dea del fuoco…

Il gruppo si era tenuto in vita , almeno con alcuni di noi , per vari anni, superando le distanze dei luoghi di provenienza, le nebbie, e forse qualche resistenza inconfessata… Gianc, Marius detto Dartagnan, Anna 1 e Anna 2, io, ed altri che non ricordo. Ci trovavamo a casa dell’uno o dell’altro, forse una o due volte all’anno. E non era solo una rimpatriata tra compagni di tante vicende combattute. C’era anche il legame con i fili dell’affetto e del dialogo e della stima.
Todavia, col tiempo, le esperienze , le fedi, le convinzioni finirono per diversificarci in modo impercettibile o visibilmente abbacinante, senza parlare poi delle storie personali, di divorzi, smemoratezze , nuove strade scelte ed eventi tristemente subiti… Questo ed altro ci portò a raffreddarci e a dividerci. Capita. Come dice una mia amica, i fili ( di cui sopra, cioè quelli che ci legano ) possono essere dorati e preziosi, oppure di seta delicata e sussurrante, oppure di duro ferro, o di semplice umile cotone..... Ma accade anche , dico io, che questi fili si spezzino o cambino colore o modifichino in parte la loro struttura… Capita, dicevo.
E finimmo per assottigliarci e sparire come le schiere di bisonti in fuga dagli spari dei cacciatori sul treno e da buffalo bill…
Finimmo per assottigliarci e sparire come le tribù dei Lakota, dei Sioux, degli Cheyennes, dei Seminole e di tutti gli altri..


Tanto bella non era, a dir la verità. Ma addormentata forse sì.
Non aveva succhiato, neonata, il latte materno, prosciugatosi dopo soli due giorni. Così, con il latte, le erano mancate tutte le risorse speciali che le poppate sono chiamate a distribuire. E alludo ai residui psicofisici di tante esperienze materne, nonnesche ,bisnonniche ed altre ancora, su per gli infiniti gradini dell’ascendenza femminile. Sì, perché – come non tutti sanno - le esperienze delle donne lasciano la loro traccia non solo nella memoria atavica,per via genetica, ma anche nella corporeità,per via lattea, diventando carne, sangue e, appunto, latte, o altri umori.
Così,ad ogni esperienza che il neonato farà crescendo, sarà possibile per lui risalire (inconsciamente, si sa ) ad una lontana esperienza analoga, vissuta dalle dispensatrici di poppate. Ne utilizzerà gli insegnamenti come difese e anticorpi, o come un patrimonio di déjà-vu, di suggerimenti destinati a chi entra nella vita: sembreranno risposte e istinti tutti nuovi e lui starà usando invece eredità e strategie...tutte vecchie. Il latte ne è pieno.
Importanti , per le neonate bambine e non solo per loro, sono i residui lasciati dalle altrui storie sentimentali. Danno sicurezza ai primi slanci amorosi e sono validi coadiutori dell’emancipazione femminile.
Ma è inutile parlarne. Lei aveva succhiato latte di mucca, i cui contrassegni non sono compatibili con quelli umani: quindi tutti quelli, legati a piccanti o deludenti storie di tori, erano – per fortuna - scivolati via senza lasciare traccia.
Allora, come dire, senza il latte di tutte le sue donne, tutto era troppo nuovo per i suoi occhi, le sue dita, i suoi piccoli sensi; non aveva ‘difese’ né aiuti, e tutto – mentre cresceva - poteva farla soffrire, impaurire o sbagliare.
Così lei con tutte le esperienze ci andava cauta, soprattutto con quelle amorose. Così cauta da attendere anni prima di farci un pensierino: fino a dimenticarsi di aver avuto un input, un’occasione.
Altre volte la cautela assumeva non i modi della dimenticanza, ma dell’attesa. Meglio aspettare, piuttosto di fare scelte forse nocive; meglio star fermi piuttosto che esporsi all’Ignoto. Meglio non decidere, mai.
Per questo aspettava che fosse il futuro a venire da lei, a scegliere per lei. Come nelle fiabe,dove la Bella, standosene in giardino, vede arrivare per caso un Principe sconosciuto che la salva, chissà perchè proprio lei.
Cautela ed attesa quindi trasudavano da tutti i suoi pori. Tanto che tutta questa staticità fin troppo prudente finì.., sì, finì per chiamare a sé le ‘azioni’ e le ‘scelte’ degli altri, come la storia di Maometto e della montagna, o come nelle fiabe, appunto. Strano, ma fu così che accadde a lei, qualche volta.
Ed è bello pensare che tutti, in fondo, hanno una seconda o terza chance, nonostante lo svantaggio iniziale.
All’inizio si trovò tra i piedi qualche ‘principe’, senza averlo cercato, e ci inciampò.
Il primo, ahimé, non lo riconobbe. O meglio, le sembrava di aver già visto, in altre vite, alcuni dei suoi strani comportamenti segnaletici, ma non era sicura di aver capito. Rimase ferma, sorrise, non batté ciglio e tacque. Così lui sparì.
Il secondo venne addirittura alla sua porta e bussò: per lungo tempo lanciò segnali e fece regali, senza osare di più. D’altra parte lei era una sfinge, perché, sì, aveva capito, ma non sapeva come comportarsi. Le mancava la mappa delle risposte istintive, in questo caso. Lui alla fine si stancò, litigò, prese il suo cavallo bianco e tornò da dove era venuto.
Il terzo uomo glielo portò in regalo un’amica, pronta consegna. Lei questa volta seppe essere un po’ più se stessa, cioè più donna, perché qualcosa aveva imparato:fu meno sfinge e fu più naturale. E riconobbe i segni , rispose, si amarono. Ma l’intuito – senza il codice latteo - non poté guidarla oltre, tra segnali e indizi: e così lei, purtroppo, non riuscì a sospettare e a decifrare ... il tradimento. Non lo vide, proprio non lo vide. Come se alcuni suoi sensi fossero addormentati.
In effetti, anche se volta dopo volta l’istinto e le esperienze erano meno infantili, nessun bacio poteva svegliarla completamente dal suo ‘sonno’fuori ordinanza. Sempre per via del latte che non aveva succhiato.

Adesso, dopo lunga catena di anni e altre love story, è meno dormiente, ma le è rimasta la paura di passare il confine tra l’io e il noi, e in più c’è il timore delle ferite.
Una decisione tuttavia l’ha presa: quella di non sentirsi vittima del proprio handicap. Di provare a ribaltare la situazione, in un modo o nell’altro.
Così, utilizzando la sua esperienza di chances, suggerisce decisioni ai cuori ... degli altri e senza rischiare niente di suo, né amarezze , né delusioni
Nelle sere d’estate, all’imbarcadero, lei è Madame la Cartomante.





El caracol va corriendo?




la pagina blanca,
aqui,
delante de mi,
es como una pared
de mi carcel:
sin palabras, ni cielo.
.
.
y la pagina y la pared
contan mis pasos
prisionieros: el tiempo
parece un caracol muy lento.
pero mi cuerpo herido
y mis pensamientos cansados,
me dicen que el tiempo
es futuro sin espacio
y adelanatado tambien...
.
.
..

Por fuera l'aire es azul
.
y la vida, como siempre,
.
va moliendo el aire.
.


Traduzioncella

.


La pagina bianca /qui davanti a me /è come una parete /della mia prigione./
E la pagina e la parete /contano i miei passi /prigionieri : e il tempo /
sembra una lumaca molto lenta... /
Però il mio corpo ferito /e i miei pensieri stanchi /mi dicono che il tempo/
è un futuro senza spazio /e avanza, per di più, veloce.
Là fuori l'aria è azzurra /e la vita, come sempre, /va macinando l'aria
.




Il Vomito



Il vomito è una bella cosa. E’ salutare.
Ma ci vuole esercizio nel tempo,
per sapere e saper fare.
Da piccola sentivo
uno strano strozzo alla gola

e basta
o veniva a volte solo un conato,
blando rantolo vuoto. Inutilizzato...
Adesso il vomito è un’arte
in cui gioca una parte importante
l’autosuggestione,
la strenua volontà di scaricare il peso
divorato,
e derivato dall’ esagerazione...
E per qualsivoglia azione…( sopracitata o no )
c’è un bel senso di colpa
di cui essere cosciente almeno un po’
perché esso dia ai tuoi conati
le spinte giuste, gli sforzi ben mirati,
vitali per la tua liberazione…
Oltre a vomitare l’eccesso del mangiare,
c’è di mezzo – renditi conto -il fatto che sei sola,
lì ad affrontare guai fatali o mali
anche solo di passaggio
con coraggio pescato chissà dove,
con alto tasso di orgoglio, spaghetti aglio ed olio,
e torniamo da capo…
E oggi, da grande, puoi anche identificare
nel vomito o nel conato
il rifiuto del fato,
o cercare i più cupi pensieri,
le tecniche più adatte e meditate
per svuotarti di umori neri e malsani,
di umorali sensi devitalizzati…

mercoledì, luglio 18, 2007



Piùinbassodipiù,casso

...
vorrei avere qualcosa da dire. ma non comealtrevolte kehodettoquesteparole. allora il senso era forseesistenziale. tutte balle,direiadesso.
qualcosa da dire,dicevo più su: o almeno – anche e solo - un po’voglia di scrivere. inventare una storia.
tanto per fare. fare magari qualcosa che piace, per toglierenoia (un po’) allanoiosa giornata e in qualche modo ritrovitalità. unpo’almenounpo’. Nonpretendo tantacomeacquafiumePo anovembre..
e, invece, nada de nada.
anchemiocervello, come mio corpo e i passi , assume movenze a ritmo di bradipo. Bradipodicononsoserendol’idea…
medda.
che mimporta discrivere, in fondo.
e il problema sta qui, nella frasequisoprachehodetto: non ho voglia in effettidiniente. né ho sprazzi di qualsivogliapulsionepositivaonegativa, construens o destruens, nadaripeto.
ètroppopesanteilcaricodi definitiviguai fatal rognosi che ho addosso, tantokenon ne possopiù propropiù.
comefaianonpensarci. o comefailtuoinconscio a non macinare proprioniente. qualkevolta ti scappa farfintadiniente, ma sempreiù raramente.
impossibol farealtrimenti.
infondoquestisetteanni diguai hanno superato i livelli di guardia da pavia alla foce, intutti i punti e i paesi di cui nessuno saniente, nemmenoilcronista che sbaglia i nomi dei luoghi e tu pensi oddìo l’ondatadipiena è già qui e invece lui il cronista confonde il tuo polesine con quello di qualcun altro.
METAFORA, questadellapiena.
metafora quella dei luoghi che nessuno ne sa niente ( ehovolutamente scivolata nell’errore grammatico, perfarcapire ancoradipiù che nonmifreganientediniente, caricodi guai a parte).
metafora quelladel “cronista” che Sbaglia il nome e la diagnosi e nonsiaccorgediniente. cazzo. sepotessi loammazzo. pecchè, medda, è aluikedevomolto dituttoquestomeddaio.
unica pulsione è forse questa o codesta
edèchiaro kestoandandgiùditesta.
ankesefaccio a volte ironia opartecipo a paroledialtri blogmessaggiferi, sokestoandando a tratti e segmenti giù inbasso.
eanchequesta èMetafora, casso.
eankeqvestascrittural’hoscelta persegnalare dipiù labruttura e perscoraggiare contradditoriamente lettura.
.
immagine:poesiamaxmarchetti

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Parole del fastidio

sorellanza ciclotimica e silenzio


le parole del fastidio che oggi e ieri e l’altro ieri ancora mi pesavano e mi pesano sulle s-palle non sono parole vere e proprie.
la loro connotazione primaria, infatti, è il silenzio.
Achtung bitte: voglio precisare che io apprezzo il silenzio, quello che contiene sintonia, quello intelligente che evita o toglie i diti da una piaga, e via dicendo..
Ma il silenzio che odio è quello che esclude,
è quello che dà voce all’indifferenza,
che non ti fa partecipare a niente,
soprattutto lo odio se il patto giurato e siglato – prima del suddetto - era quello della fratellanza, della reciprocità, del piccolo o grande segno di conforto, confronto, scambio.. E per di più con sventolio di bandiere e con l’oro dei gagliardetti…
Ma per carità!
D’accordo, ciascuno ha i suoi sentieri e pensieri,
la vita non è sempre uguale,
ma un ciao romperebbe il silenzio, o anche uno squillo di vita per telefono , o un messaggino come quelli – tanti – che sei solita mandare.
Basterebbe: almeno per sapere che la tua casa non è disabitata o for sale ,ma solo leggermente vuota e con le finestre chiuse e il giardinetto secco. Basterebbe che tu alzassi o sguardo, perché lo sai che sei un po’ sorda se io per prima ti saluto…
Magari tra qualche settimana improvvisamente non sarai più così, e penserò che in fondo sei solo ciclotimica.
Oppure tra qualche mese scoprirò (quasi fosse un sacro segreto) che hai cercato e trovato – senza dire niente di niente - una nuova casa, o un quasi fidanzato, o che stai per andare al polo nord con tuo cugino. o che stai per sposarti, come l’altra volta, quando l’ho saputo pochi giorni prima e manco sapevo di te e di Bingo. Bè…
In realtà ho imparato a diffidare delle dichiarazioni di Sorellanza, tue ( e di altri), perché all’apparente ardore e convinzione del dichiararti soror, o a periodi di vivace compartecipazione, è sempre seguita immediatamente la tua vita su un altro pianeta. Lontanissimo.
Ed io mi sento e mi sono sempre sentita stupida per averti creduto,
o per aspettare ogni volta alcuni secoli di silenzio prima che tu mi riveli un arcano banale che non richiedeva segreti,
o per pensare , pazientemente, che in fondo sei fatta così.
E di nuovo… Bè…
Bè, fottiti.

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Per quest'anno non cambiare
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Giù nel mulinello
Con niente da dire
Blu grigio di carne
Disfatta impotente
Devo dire di no
Ai ganci di eros
E dire di sì
Al nulla di sempre
Non voglio lasciarmi
Andare cullare
La mia è una scena
A mio maleficio
Ci recito sola
Con esiti strani
Non decidere niente
Il gran cambiamento
Paura di bene
Di altre sorprese
Sofferte e volute
In volute di fumo
La testa è un oppio
Confuso di segni
La fuga è dannosa
Ma tanto trainante
Non canto non parlo
Non sogno non leggo
E dormo nel freddo
La sera nel caldo
Al mattino e non spero
Alle otto un giorno
Più caldo ma tem


La noia e tremo
Al cospetto di tante
Boiate monotone tante
E fuggo la gente
Che sente la vita
Non parlo non rido
Le bende di mummia
Mi avvolgono odori
Di morte senz’ali
Il sarcofago è chiuso
Neanche uno schiavo
Ucciso alla porta
Ormai chiusa per sempre
Piramide vuota
Di oggetti di vita
Gioielli e grano
Sfuggiti di mano
Al gran sacerdote
Non sono più nulla.

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