
Tanto bella non era, a dir la verità. Ma addormentata forse sì.
Non aveva succhiato, neonata, il latte materno, prosciugatosi dopo soli due giorni. Così, con il latte, le erano mancate tutte le risorse speciali che le poppate sono chiamate a distribuire. E alludo ai residui psicofisici di tante esperienze materne, nonnesche ,bisnonniche ed altre ancora, su per gli infiniti gradini dell’ascendenza femminile. Sì, perché – come non tutti sanno - le esperienze delle donne lasciano la loro traccia non solo nella memoria atavica,per via genetica, ma anche nella corporeità,per via lattea, diventando carne, sangue e, appunto, latte, o altri umori.
Così,ad ogni esperienza che il neonato farà crescendo, sarà possibile per lui risalire (inconsciamente, si sa ) ad una lontana esperienza analoga, vissuta dalle dispensatrici di poppate. Ne utilizzerà gli insegnamenti come difese e anticorpi, o come un patrimonio di déjà-vu, di suggerimenti destinati a chi entra nella vita: sembreranno risposte e istinti tutti nuovi e lui starà usando invece eredità e strategie...tutte vecchie. Il latte ne è pieno.
Importanti , per le neonate bambine e non solo per loro, sono i residui lasciati dalle altrui storie sentimentali. Danno sicurezza ai primi slanci amorosi e sono validi coadiutori dell’emancipazione femminile.
Ma è inutile parlarne. Lei aveva succhiato latte di mucca, i cui contrassegni non sono compatibili con quelli umani: quindi tutti quelli, legati a piccanti o deludenti storie di tori, erano – per fortuna - scivolati via senza lasciare traccia.
Allora, come dire, senza il latte di tutte le sue donne, tutto era troppo nuovo per i suoi occhi, le sue dita, i suoi piccoli sensi; non aveva ‘difese’ né aiuti, e tutto – mentre cresceva - poteva farla soffrire, impaurire o sbagliare.
Così lei con tutte le esperienze ci andava cauta, soprattutto con quelle amorose. Così cauta da attendere anni prima di farci un pensierino: fino a dimenticarsi di aver avuto un input, un’occasione.
Altre volte la cautela assumeva non i modi della dimenticanza, ma dell’attesa. Meglio aspettare, piuttosto di fare scelte forse nocive; meglio star fermi piuttosto che esporsi all’Ignoto. Meglio non decidere, mai.
Per questo aspettava che fosse il futuro a venire da lei, a scegliere per lei. Come nelle fiabe,dove la Bella, standosene in giardino, vede arrivare per caso un Principe sconosciuto che la salva, chissà perchè proprio lei.
Cautela ed attesa quindi trasudavano da tutti i suoi pori. Tanto che tutta questa staticità fin troppo prudente finì.., sì, finì per chiamare a sé le ‘azioni’ e le ‘scelte’ degli altri, come la storia di Maometto e della montagna, o come nelle fiabe, appunto. Strano, ma fu così che accadde a lei, qualche volta.
Ed è bello pensare che tutti, in fondo, hanno una seconda o terza chance, nonostante lo svantaggio iniziale.
All’inizio si trovò tra i piedi qualche ‘principe’, senza averlo cercato, e ci inciampò.
Il primo, ahimé, non lo riconobbe. O meglio, le sembrava di aver già visto, in altre vite, alcuni dei suoi strani comportamenti segnaletici, ma non era sicura di aver capito. Rimase ferma, sorrise, non batté ciglio e tacque. Così lui sparì.
Il secondo venne addirittura alla sua porta e bussò: per lungo tempo lanciò segnali e fece regali, senza osare di più. D’altra parte lei era una sfinge, perché, sì, aveva capito, ma non sapeva come comportarsi. Le mancava la mappa delle risposte istintive, in questo caso. Lui alla fine si stancò, litigò, prese il suo cavallo bianco e tornò da dove era venuto.
Il terzo uomo glielo portò in regalo un’amica, pronta consegna. Lei questa volta seppe essere un po’ più se stessa, cioè più donna, perché qualcosa aveva imparato:fu meno sfinge e fu più naturale. E riconobbe i segni , rispose, si amarono. Ma l’intuito – senza il codice latteo - non poté guidarla oltre, tra segnali e indizi: e così lei, purtroppo, non riuscì a sospettare e a decifrare ... il tradimento. Non lo vide, proprio non lo vide. Come se alcuni suoi sensi fossero addormentati.
In effetti, anche se volta dopo volta l’istinto e le esperienze erano meno infantili, nessun bacio poteva svegliarla completamente dal suo ‘sonno’fuori ordinanza. Sempre per via del latte che non aveva succhiato.
Adesso, dopo lunga catena di anni e altre love story, è meno dormiente, ma le è rimasta la paura di passare il confine tra l’io e il noi, e in più c’è il timore delle ferite.
Una decisione tuttavia l’ha presa: quella di non sentirsi vittima del proprio handicap. Di provare a ribaltare la situazione, in un modo o nell’altro.
Così, utilizzando la sua esperienza di chances, suggerisce decisioni ai cuori ... degli altri e senza rischiare niente di suo, né amarezze , né delusioni
Nelle sere d’estate, all’imbarcadero, lei è Madame la Cartomante.