martedì, novembre 28, 2006

IL NOMIGNOLO E' MIO !!


Molte sono state le occasioni, in questi ultimi anni, di incontrare il mio strano nomignolo in giro per il mondo.
Lo trovo sulle pagine dei giornali tra fatti di cronaca, come accade in questi giorni…: protagonisti i giovani, la violenza… e quella parola che è ( accidenti )la copia carbone del mio vezzoso nickname…
Lo stesso appellativo usato dai quotidiani l’ho adottato io stessa nella vita scolastica per alcuni dei miei piccoli “mostri”.
Oppure l’ho letto nel titolo di un film di animazione, che parla di vita di formiche…, ed anche in un videogioco..
O l’ho “visto” appioppato addirittura (…AH!!) al cagnetto di casa di un’amica…… Ma, dicooo: un caneee… In famiglia il bastardino ha vari nomi, i più strani e diversi:non potrebbe tenersi quelli? E’ Gambarotta per via della zampa spezzata con cui è arrivato lì anni prima. E’ Orgoglio perchè risponde con snobistica superiorità a qualche Pregiudizio ( il mio ) nei suoi confronti. Dimenticavo: è anche Mascarin, nome molto diffuso tra i bastardini. E infine ha il mio nomignolo, e non so perché… So solo che gli è stato dato molto prima della mia entrata in scena… La famiglia è …… salva….!
Ma perché.. Perché proprio il mio nickname??

Potrei usare questi elementi per farne un’ indovinello. Avete intuito quale potrebbe essere il nomignolo in questione?
Vi risparmio la fatica. Tanto ve lo dirò io, ma dopo. Forse.

Del mio nomignolo sono sempre stata fiera: così breve, racchiuso tra l’iniziale maiuscola e labiale, e una vezzosa Y finale ( modello americaneggiante…)
Lo porto con me, udite udite, dai tempi della terza media: quando io e due o tre compagne di classe ci divertivamo ad investire nomi e cognomi con una ventata di esterofilia prevalentemente anglofona….
Paola poteva diventare ‘Pilly’, Liliana invece diventava di sicuro ‘Lilly’, qualche Claudia diventava ‘Claudette’.. Nel mio caso, era il cognome ad essere modellato verso la trasformazione esotica….
Dal ristretto gruppo di amiche della terza media, il nomignolo emigrò con me alle superiori: lo usavano in poche, le più ‘fedeli’ e legate a me da un discreto affiatamento…
Io ero il mio Bully. Solo io ero Bully.
E questo nick , consentito a pochi , quasi come in una consorteria, veniva in pubblico taciuto, o pronunciato sottovocissima, o sostituito tout court dal vero nome. Il tutto senza che nessuno avesse parlato di regole, di privacy, o di qualsivoglia segretezza nei modi ed espressioni del gruppuscolo…
Diventando più grande, le cose non cambiarono di molto: io rimasi Bully per pochissimi intimi all’università e lo stesso dicasi quando cominciai ad insegnare. In due scuole, dove sono rimasta molti anni, Bully ha avuto modo di circolare più ampiamente, ma sempre con molta discrezione.
Un regalino, fattomi da due amiche, rispecchiava questa tendenza a custodire il nomignolo più che a spararlo ai quattro venti… Il regalino era un astuccio di legno come quelli della lontana infanzia della nonna o, comunque, di ‘antica’ fattura ed uso. All’interno del coperchio scorrevole, e solo all’interno, con la decalcomania era stata scritta una frase in rosso, dedicata a me…e accompagnata da un “ Bully è Bello”. Dovevo solo stare attenta che qualche alunno ‘svelto’ non aprisse l’astuccio per chiedermi, dopo, Prof!! Ha una penna da prestarmi…? Il nick sull’interno del coperchio ligneo correva dei pericoli…
Gli sono sempre stata affezionata: era quasi, si può dire, la parolina d’ordine usata dagli amici di vecchissima data o dai simpatizzanti più affettuosi.

Poi l’esclusiva ha cominciato a sfaldarsi, perdersi e perire….
Non era più mia….!
Non solo, ma quello che era stato il mio affettuoso nomignolo ha finito per denominare un fenomeno squallido di violenza, e un cane orgoglioso e superbetto. Adesso anche in una trasmissione

Ma ribadisco.
Moi, je suis Bully.
Madame Bully c’est moi !



domenica, novembre 26, 2006

Prendimi, Dammiti, Currucucù


Quando sul mio desktop...
quando sul mio desktop c’è, in posizione centrata, un’immagine come quella di adesso…
per di più messa in risalto dal fondo scuro scurissimo color testa di moro
e quando tutte le piccole icone - intorno -sembrano ritrarsi in disparte per lasciare il dovuto spazio a lei…
bè, allora questo è un segnale.
Come la bandiera gialla sulle navi.
Come dire, c’è qualcosa che vuol mettersi in evidenza, farsi sentire… Lanciare un avviso… Nella mia testa. Nel mio umore.
L’immagine in questione è il primissimo piano di una cicciosa stecca di cioccolato,vista di scorcio come il Cristo del Mantegna.
Totalmente nuda, mostra con tutta naturalezza le sue maestose forme geometriche: solide e spesse come le mura di una fortezza,
ma anche facili da conquistare.
Seducentissime forme, a portata di bocca… di lingua….di morso..
E talvolta di rimorso.
E non venite a dirmi che è solo un fatto di golosità. Ma non venite nemmeno a dirmi che, se un messaggio ha da esserci, è quello delle solite trite e ritrite carenze affettive
Invece, forse, le radici di questa passione sprofondano nel Profondo dell’Io.
O, semplicemente, questa passionale ciocco-immagine dà voce ad un bisogno elementare e primario: dietro o dentro la sua dolcezza pastosa c’è infatti , con il cibo, il godurioso Piacere, la soddisfazione dell’Istinto ….
Con la cioccolata, dunque,
la parte Primitiva e istintiva dell’uomo ritrova se stessa.
Ed è qui, credo, il mio problema.
Cerco la cioccolata, la guardo e la adoro, la divoro… e una voce mi dice che devo, devo ri-trovare la mia anima primordiale, primitiva, istintiva.
Perché ho lasciato spazio solo al dominio del Pensiero, spesso triste
Il bisogno di ritorno al Piacere Primordiale, allora, sta al cacao come il respiro sta alla vita.
Non è la stessa cosa per la marmellata, tanto per sgombrare il campo da equivoci.
Alla marmellata ci giro intorno, ispirata, ad esempio, da categorie mentali come il dubbio (Se ne accorgeranno o no, se ne assaggio solo un po’? ), o come il pensiero dogmatico ( ciò che si mangia con piacere non può far male )
Alla cioccolata, invece, mi avvicino con Morbosità,
cioè non penso,
perché la categoria del Pensiero sparisce, sopraffatta, annullata. Non esiste.
La cioccolata è una Voglia , riguarda quindi i Sensi :dolce e potente, riempie il palato fino in fondo, fino alle ultime papille: e impasta la bocca così come il cervello.
Tutt’al più, mentre ne gusto e rigusto il sapore, “penso “ al prossimo morso alla tavoletta. Ma non è più pensiero: è un fatto Percettivo…!.
E la voce? non è “ parola” , ma è mugolio, dunque un elemento pre-verbale della comunicazione. Non razionale.
Ecco allora spiegato l’oggetto del desiderio e le sue allusioni, i suoi messaggi. Proprio perché in linea con il proprio invito, la ciocco-immagine ( dicevo ) offre - nuda – se stessa , non solo sul mio desktop ma anche
nelle vetrine delle pasticcerie, sulle scatole di bon bon, nelle tazze fumanti ai tavolini di un bar; o gocciolando dal ripieno di un panettone.
‘Prendimi, dammiti, currucucù’ è il suo motto: parole d’ordine della naturalezza istintiva e del piacere.


lunedì, novembre 13, 2006

"Pappa & Ciccia", Anno I, n°1


Ha riaperto i battenti la gloriosa rivista settimanale “Pappa & Ciccia”: ricordate? quella che nella prima metà degli anni
Settanta era in linea con la rivoluzione culturale di allora e di un po’ prima. Ma sì che ricordate… Aveva contribuito a diffondere non dico il nuovo Verbo, ma sicuramente alcuni … modi verbali , nonché ortografici del rinnovamento…Le frasi che veicolavano forme e concetti? erano slogan come “fat is beautiful”, oppure “black is beautiful” a cui il primo si era ispirato; e l’ortografia era invasa dalla dura K in sostituzione della C: come a dire Komplotto, Komplicità… ,strapotere amerikano.., oppure “Kossiga, attento, a scuola fischia il vento!”

Il gruppo editoriale è più o meno lo stesso di allora ( si fa per
dire, dato che le sue azioni appartengono per il 50% a ***). Il
direttore ed il suo staff sono però abbastanza compatti da
indirizzare la rivista soprattutto verso contenuti innovativi, a
volte legati al sociale. E non solo quindi a pagine e pagine di
ricette e cucina, oppio dei popoli televisivi e non…

Varie e talvolta nuove le rubriche. A me piacciono ed esempio
“Non Solo Moda” e “Dopo la doppia X” . Rubriche un po’ matte e
un po’ serie: possono cominciare con la domanda “c’è pasta per
me?” o con le “note” della vecchia canzone “Sfericità”, di Albano
e Romina… Per poi parlare di come e dove vestirci, noi grassi, ma
anche per parlare di pittura,di musica o di cinema: questa
settimana è di scena un certo Fernando Botero.

Il primo numero nuovo di “Pappa & Ciccia” aveva proprio Botero
in copertina e dedicava ampio spazio alle “ Donne che mangiano
troppo” : che è anche il titolo di un libro di Renate Gockel
Ce l’ho in casa da anni, questo librino, comprato per fare un
regalo ‘cattivo’ alla Marisa, quando ancora non avevamo litigato
definitivamente; libro mai consegnato per vari motivi. E così,
allora, me lo sono riletto .

Mi sono ritrovata in quell’idea che lo strato adiposo sia uno
stratagemma con cui l’incauta e debole donna obesa si
costruisce un rifugio: lo strato di ciccia la rende non piacente,
così lei indirettamente tiene gli altri a distanza e non corre il
rischio di impegnarsi, di ‘dare’ ed eventualmente di essere
rifiutata. Dice no all’affettività, come testimonia anche il suo
non voler toccare o essere toccata; dice no alla sessualità, alla
costruzione di una rete di rapporti e di legami consequenziali. La
vita sembra restare fuori. E lei, l’insicura, per un nonnulla si
appoggia alle amicizie; non ha abbastanza autostima per
camminare da sola e deve chiedere aiuto.
Più o meno questo è il succo dell’introduzione del librino e del
vecchio articolo, o meglio, è quello che ricordo: ma ricordo
bene ? o mi faccio contagiare da me stessa ?…


Niendire direale



Niente da dire, di reale :

parole come aria

Ossigeno, Azoto, Ci 0 2

Palle


E i pensieri:

anche loro

solo due,

pensieri vaghezzoli due,

come le palle di cui sopra.

Sempre quelli.


E io…

Io qui, zitta,

e dritta

per puntelli e putrelle

in questo silenzio

di putredine.