Da un inedito di G.C.Leopard, su idee de IlGrandeSonno

Dialogo tra un venditore di sogni e un passeggere
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Un pellegrino o un viandante, non so, uscito dall’antico ospitale dove aveva trascorso la notte , si accingeva a riprendere il cammino. E lì, appresso alla via, vide un popolano intento a vendere una strana mercanzia.
Venditore: Sogni, sogni nuovi! sogni perduti ! Le interesserebbe un sogno nuovo, signore?
Pellegrino o Passeggere: perchè, credete che i sogni servano a qualcosa? credete che si avverino?
V: O illustrissimo, certo. Ma perché, voi non avete mai avuto dei sogni, sogni vostri, anche senza acquistarli, intendo. E non li avete apprezzati?
P: Sì, sì, da giovane , come tutti, ho sognato. Ma quelle volte in cui il sogno si è compiuto, non ho provato una felicità vera e piena, come si sente invece raccontare dai venditori. Era come se il sogno avesse perduto parte delle sue attrattive, allo stesso modo di un regalo dopo che ne hai gioito per la sorpresa…. Ed è stato ogni volta così, come se la meta del sogno fosse sempre spostata un poco più in là..
V: Ah, illustrissimo! Ma questa è la natura dei sogni: il segreto sta nel saperli gustare e soprattutto assaporare, spalmandoli come miele.
e la meta più in là , se guardiamo bene, è un altro sogno: da amare e curare anche lui come il primo...
P: Ma suvvia! che miele e miele! guardi anche lei di che natura sono fatti i sogni degli uomini, quei sogni che lei stesso vende ! hanno, a vedersi così, l’aspetto fuggente e mutevole delle nubi: intendo quelle leggere come alito di vento. E lei le tiene chiuse in quei vasetti di vetro proprio per paura di vedersele sfumare tra le mani. Come i sogni, appunto: che non si avverano quasi mai; e che non danno piacere. Per questo ho smesso di sognare: un vizio assurdo, che può portare – delusione dopo delusione – a non accettare il succedersi sempre uguale e negativo dei giorni…!
V: Ma Illustrissimo! Nessuno può dire di vivere veramente se non ha i suoi sogni, le sue nuvole lassù in alto, che la ossessionino con un’ansia inspiegabile dalla parte del cuore… e con una strana carica di magia…
P: Oh, quanto a questo, non mi venga a parlare nemmeno di magia.. Ho i miei anni , le mie esperienze e la mia storia dietro e sulle spalle, non sono un ingenuo e non è certo la sua magia che fa funzionare i sogni…
V: Anche qui c’è un segreto: saper mettere in conto, preventivamente, che un sogno non si avveri, saper accettare questa possibilità, chiuderla subito tra parentesi e non pensarci più: per poter pensare invece solo al positivo che verrà.
P: E poi…?
V: E poi ci si abbandona al sogno, ai momenti, ai colori e al calore che lo rendono sempre più bello…..ci si lascia accarezzare dal sogno finché il corpo e la mente e il bel desiderio saranno tutt’uno. Il sogno ha bisogno di sentirsi amato e di percepirsi come parte di un tutto per germogliare, per dare i suoi frutti.
Se così sarà e sarà fatto…, la sera, prima di andare a dormire, con le imposte ben chiuse…apra il contenitore di vetro. Le nuvole lievi, queste, le vedrà trasformarsi nei colori del sogno, nelle splendide forme che lei desidera anche senza saperlo...
Vedrà le rossastre nubi del tramonto, su cui sfileranno – in volo – i pensieri neri, per andarsene – esuli - e non tornare. Vedrà il cielo che lei più ama perdere a monte il nero di pece e nell’azzurro mostrarsi con stracci di nuvole chiare, segno che le bufere sono finite… Una voce le dirà che le nubi sono già più in là, quelle della pioggia intendo…
P: bah, poesia e filosofia, queste parole…
V: Provi almeno uno di questi sogni piccoli, o anche piccolissimi, dico, e vedrà che non resterà deluso, perché sono più facili da gestire…Il sogno di una …scusi la banalità … di una passeggiata in riva al mare.., o il sogno di una lettera quasi d’amore.
Ma il pellegrino non ascoltava ormai più queste parole e, con le spalle già voltate, si allontanò lento , disegnando nella nebbia mattutina un vago cenno di saluto…Ma… anche con addosso un vago sapore di perplessità …
A pensarci, il mare non era poi lontano....
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Un pellegrino o un viandante, non so, uscito dall’antico ospitale dove aveva trascorso la notte , si accingeva a riprendere il cammino. E lì, appresso alla via, vide un popolano intento a vendere una strana mercanzia.
Venditore: Sogni, sogni nuovi! sogni perduti ! Le interesserebbe un sogno nuovo, signore?
Pellegrino o Passeggere: perchè, credete che i sogni servano a qualcosa? credete che si avverino?
V: O illustrissimo, certo. Ma perché, voi non avete mai avuto dei sogni, sogni vostri, anche senza acquistarli, intendo. E non li avete apprezzati?
P: Sì, sì, da giovane , come tutti, ho sognato. Ma quelle volte in cui il sogno si è compiuto, non ho provato una felicità vera e piena, come si sente invece raccontare dai venditori. Era come se il sogno avesse perduto parte delle sue attrattive, allo stesso modo di un regalo dopo che ne hai gioito per la sorpresa…. Ed è stato ogni volta così, come se la meta del sogno fosse sempre spostata un poco più in là..
V: Ah, illustrissimo! Ma questa è la natura dei sogni: il segreto sta nel saperli gustare e soprattutto assaporare, spalmandoli come miele.
e la meta più in là , se guardiamo bene, è un altro sogno: da amare e curare anche lui come il primo...
P: Ma suvvia! che miele e miele! guardi anche lei di che natura sono fatti i sogni degli uomini, quei sogni che lei stesso vende ! hanno, a vedersi così, l’aspetto fuggente e mutevole delle nubi: intendo quelle leggere come alito di vento. E lei le tiene chiuse in quei vasetti di vetro proprio per paura di vedersele sfumare tra le mani. Come i sogni, appunto: che non si avverano quasi mai; e che non danno piacere. Per questo ho smesso di sognare: un vizio assurdo, che può portare – delusione dopo delusione – a non accettare il succedersi sempre uguale e negativo dei giorni…!
V: Ma Illustrissimo! Nessuno può dire di vivere veramente se non ha i suoi sogni, le sue nuvole lassù in alto, che la ossessionino con un’ansia inspiegabile dalla parte del cuore… e con una strana carica di magia…
P: Oh, quanto a questo, non mi venga a parlare nemmeno di magia.. Ho i miei anni , le mie esperienze e la mia storia dietro e sulle spalle, non sono un ingenuo e non è certo la sua magia che fa funzionare i sogni…
V: Anche qui c’è un segreto: saper mettere in conto, preventivamente, che un sogno non si avveri, saper accettare questa possibilità, chiuderla subito tra parentesi e non pensarci più: per poter pensare invece solo al positivo che verrà.
P: E poi…?
V: E poi ci si abbandona al sogno, ai momenti, ai colori e al calore che lo rendono sempre più bello…..ci si lascia accarezzare dal sogno finché il corpo e la mente e il bel desiderio saranno tutt’uno. Il sogno ha bisogno di sentirsi amato e di percepirsi come parte di un tutto per germogliare, per dare i suoi frutti.
Se così sarà e sarà fatto…, la sera, prima di andare a dormire, con le imposte ben chiuse…apra il contenitore di vetro. Le nuvole lievi, queste, le vedrà trasformarsi nei colori del sogno, nelle splendide forme che lei desidera anche senza saperlo...
Vedrà le rossastre nubi del tramonto, su cui sfileranno – in volo – i pensieri neri, per andarsene – esuli - e non tornare. Vedrà il cielo che lei più ama perdere a monte il nero di pece e nell’azzurro mostrarsi con stracci di nuvole chiare, segno che le bufere sono finite… Una voce le dirà che le nubi sono già più in là, quelle della pioggia intendo…
P: bah, poesia e filosofia, queste parole…
V: Provi almeno uno di questi sogni piccoli, o anche piccolissimi, dico, e vedrà che non resterà deluso, perché sono più facili da gestire…Il sogno di una …scusi la banalità … di una passeggiata in riva al mare.., o il sogno di una lettera quasi d’amore.
Ma il pellegrino non ascoltava ormai più queste parole e, con le spalle già voltate, si allontanò lento , disegnando nella nebbia mattutina un vago cenno di saluto…Ma… anche con addosso un vago sapore di perplessità …
A pensarci, il mare non era poi lontano....
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