
Ho inviato una mail a Rubens, con una poesia che parla di un ventilatore a soffitto, eccetera. Risposta ultra sintetica ma molto efficace per la mia vanagloria: “meravigliosa”. Quasi quasi mi sembra eccessivo. Esagerato…!
Nel trasferire i files dal computer vecchio a quello nuovo, alcuni files non si aprono più, e li perdo. La poesia sui ventilatori è in uno di quelli perduti. Poco male. Mi faccio rispedire il testo da Rubens. Molto male, invece. Perché Rubens l’ha buttata via quella “meravigliosa” poesia…Bè? che ho detto? No, niente malizia. Siamo troppo amici Rubens e io perché io dubiti di lui. Dei suoi giudizi.
Gli mando, anzi, un’altra mia produzione: una serie di quattro poesie su , quattro piccoli ritratti di uomoni fichissimi, come Ligabue, Fossati, Zucchero e Zapatero. Passa una settimana. Ne passano due. Quattro. Io aspetto. Taccio e aspetto. A me piacciono molto quelle quattro poesie. Dopo due mesi, per caso, tocco l’argomento, lo sfioro, appena un po’ interrogativa. Hai ricevuto la mail con le poesie? Risposta ultrasintetica: non sono il suo genere. E’ perfino senza un briciolo di eco, questa frase semplice. Nulla che la prolunghi e tanto meno la vada motivando.
Del resto, non è andata così anche nella vacanza in Spagna? La sera, nei nostri quattro letti, si ripassava quello che avevamo visto e si programmava per il giorno dopo. E a volte io leggevo una poesia breve, perché il pubblico mi pareva adatto. Erano poesie portata da casa, volutamente stravaganti, giuste per un viaggetto estivo: una parlava di domande esistenziali come “
che pullover mi metto?”; altre erano dedicate a una
sogliola, a una
guerra in Uzbekistan, e così via… Dopo aver declamato la poesia, la prima sera, …: niente,
solo silenzio. E pensavo: sarà come nei concerti, dove si applaude solo alla fine. Invece era perché Amarillis e Clivia erano andate in bagno, e Rubens dormiva. Se gradimento c’era stato, non lo so, non mi è stato possibile saperlo. Mai.
Domani è il compleanno di Crassula. Il regalino l’ho già scelto e so che le piacerà. Biglietto. Lei l’anno scorso mi ha scritto parole belle. Io le scriverò una poesiola, una filastrocca breve breve, giusto per l’occasione. Di solito le gradisce, anche se sono un po’ strane a volte, originali, diciamo. Anche Clematide le apprezza, quelle che scrivo per la sua festa, e - forse un po' per compiacermi - le legge ad alta voce alle altre amiche presenti. Che sorridono meno, perché non cooscono me e il mio stile.... Salvia invece, non essendo un’appassionata di poesie né di filastrocche, si ritrova una frase semplice con gli auguri, o, tutt’al più un semplice distico spiritoso, che non può farle male… Infatti, lo legge, sorride anche lei, sopravvive e ringrazia.
E io ringrazio la mitica torta di compleanno o i pasticcini o lo spumante da stappare festosamente: in tutti questi incontri costituiscono il giusto scenario che valorizza i miei versi, le mie rime…. Che non mancano mai, anno dopo anno. E i miei versi , a loro volta, danno un tocco in più alla festa, ai volti delle amiche , rendendoli molto ma molto più felici:
chi altri può vantare un compleanno con poesia??...
Ma, diciamocelo: posso trarre conforto da questi successi di filastrocche compleannose? Certamente non mi basta il pubblico sorridente di un così piccolo entourage….
Ho deciso infatti di spedire alcune poesie, tra
le mie più belle, ad una rivista on line, a piccole case editrici, ad alcuni concorsi pubblicizzati in rete: ad esempio la poesia sugli
entusiasmi morti per sempre, quella (bellissima...! ) sulla
paura di vivere, quella
sull’amore che mi ha tradito, o quella col titolo in latino “
Tempus fugit” … E che dire di quella originale sui
surgelati, o dell'altra sui
ragni in cantina ?
Niente. Nessun segno di vita.
Non hanno saputo apprezzare …. ( sob)
...
Ma chi potrà mai capirmiii?...
...
Più ci penso, e più finisco per credere che il mio rapporto con la poesia abbia avuto il
destino segnato fin dall’infanzia. Destino di ..."piccolo genio"
incompresoooo!!. Di gradino mancante, per poter salire alla
gloria… ( ehi!
gradino mancante, non
anello...mancante!)
Ricordo tutto perfettamente, come se fosse ieri. E mi rivedo, come in un videotape: la bambina di allora….
una mattina a scuola la maestra, bionda e Mafalda, dice alle bambine scolare che quest’anno andrà in pensione e non le porterà in quinta. perché sta poco bene. Quando è a casa, a lei , alla bambina, viene l’idea di una poesia , tutta in una volta o quasi. L’ha pensata col cuore. Ed è bella. Stamattina l’ ha regalata alla maestra bionda, che, orgogliosa, la fa leggere alle altre maestre raccolte a gruppetto. E la direttrice, orgogliosa anche lei, la fa leggere in tutte le classi con l’altoparlante.
Lei , la bambina, non la sa a memoria, neanche una parola, perché l’’ha scritta così di getto…. Sa a memoria invece la faccia da cattiva della figlia grande della maestra: là nella stanza della sua casa dove le bambine scolare vanno a ripassare la storia o ad ascoltare un vecchio disco . E le grida addosso cosa hai fatto, cosa hai fatto a mia mamma con la tua poesia… brutta bugiarda che l’hai copiata. Non azzardarti più, o te la faccio vedere io… te la faccio pagare… Lei, la bambina, non capisce bene tutte le parole. Sa solo che sono cattive. Ed ha paura. E non scrive più, per un po’.
Senza saperlo, questa è una poesia ( o una poetessa ) sconfitta…..
A scuola arriva, in ottobre forse, la giornata del risparmio e le bambine per il giornalino dei salvadanai e delle banche. A lei, alla bambina, viene in mente solo la vecchia storia della cicala e della formica. Allora scrive piano piano una poesia piccola piccola. Tanto la figlia cattiva della maestra Mafalda chissà dov’è, e magari non ci pensa neanche più, a lei, alla bambina. devono scrivere qualcosa
La poesia finisce sul giornalino del risparmio.
Ieri sera, prima di cena, viene a casa sua, della bambina, un signore che vuole intervistare e lei stranamente non ha paura. Le chiede di leggere le altre poesie. Allora lei va a cercare nei cassetti dei quaderni finiti, delle carte da disegno e delle sue piccole cose. Cerca, ma, come in un sogno , continua a spostare e sfogliare e le poesie non le vede più. Per fortuna sua mamma non le grida che è la solita disordinata e che deve pensare lei a tutto. E’ la prima volta che tace e fa finta di niente. Però non l’ha neanche aiutata. Chissà perché. E dov’è finito il quadernino con le vecchie righe piccole dell’anno scorso?la
Il signore intanto è andato via e non le ha fatto la foto per il giornale.
Così lei capisce che non diventerà una piccola bambina poetessa famosa, famosa e prodigiosa come la bambina attrice Shirley Temple. Mai….
E da grande…??
………….