Specchi e Labirinti

Non c’è cosa che non sia ripetuta come tra infaticabili specchi, dice borges: eventi prodotti ed eventi subiti, tutto va e torna e si ripete magari sotto altre spoglie, apparentemente altre.
Nulla di nuovo, in realtà, sotto il sole o sotto un altro cielo di stelle. Perché tutto si ripete si ripropone e riproduce, si riflette in qualità di specchiato sembiante: ciò che accade a me è già accaduto a me altre volte e ad altri in mille altri tempi.
Ed è il Caso che rimescola le carte e le cose. sciorinando le carte da gioco, sul tavolo del giocatore, secondo una disposizione fortuita.. E remote sequenze sono quelle che inconsciamente si copiano e si ripetono, come le aperture, le mosse, le varianti nel gioco degli scacchi.. E così è. Sempre. Come a dire che nulla finisce o muore veramente,scomparendo nell’assoluto Nulla, e che non c’è il nuovo e l’irripetibile o l’eccezionale ed unico. In the life o in un ultramondo non esiste Qualcosa che rappresenti la preziosità rara ed unica da cercare: sia essa il gesto, la scelta, il dono, la conquista, il binario dell’esistenza, o chi possa spiegare l’essenza di ogni cosa. Nemmeno l’essenza c’è, of course… .
C’è solo dunque il susseguirsi di infaticabili specchi, in cui vanamente si ricerca di qualcosa che resti,eterno e irripetibile. E il replay degli specchi richiama agli occhi l’immagine del labirinto ingannatore, ed entrambi evocano parole che li definiscono come “divagare”, come “gioco”, attività del camminare percorrere scrutare che è fine a se stessa. Non c'è percorso che porti ad Un senso, unico ed univoco, né c’è qualcuno – dentro o fuori della realtà – che soffi tra gli errabondi l’idea comprovabile di “scopo”.
Può morire una spiga o dissolversi la carne di un uomo sotto terra, ma la morte in sé e per sé non esiste: è solo quella che di volta in volta è patita da alcuni e raccontata da altri, magari anche solo a loro stessi. sotto la volta del tempo-universo tra poco mille altre spighe nasceranno e saranno spezzate e mille altre carni conosceranno il sangue che scorre e il patologo di CSI..
C’è solo dunque il susseguirsi di infaticabili specchi, in cui vanamente si ricerca di qualcosa che resti,eterno e irripetibile. E il replay degli specchi richiama agli occhi l’immagine del labirinto ingannatore, ed entrambi evocano parole che li definiscono come “divagare”, come “gioco”, attività del camminare percorrere scrutare che è fine a se stessa. Non c'è percorso che porti ad Un senso, unico ed univoco, né c’è qualcuno – dentro o fuori della realtà – che soffi tra gli errabondi l’idea comprovabile di “scopo”.
Può morire una spiga o dissolversi la carne di un uomo sotto terra, ma la morte in sé e per sé non esiste: è solo quella che di volta in volta è patita da alcuni e raccontata da altri, magari anche solo a loro stessi. sotto la volta del tempo-universo tra poco mille altre spighe nasceranno e saranno spezzate e mille altre carni conosceranno il sangue che scorre e il patologo di CSI..
Etichette: borges, differenza, ripetizione, senso, specchi

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