
La bimba (y el cielo)
.
Il cielo livido dei primi freddi d ‘ ottobre.
O il cielo sfacciatamente estivo alla fine di maggio.
E altri cieli intermedi con grigi e nuvole e nebbie.
Tutti questi cieli erano un unico cielo, adesivo aderente ai vetri lunghi lunghi della vecchia aula.
Cielo unico e solo: onnipresente come dio.
Onnivedente.
Non so se onnicomprensivo.
E spiava quel che c’era da vedere,dentro, al di là dei vetri.
Ma non è novità. E’ risaputo che i cieli spiano.
Con i suoi occhicuriosi, questo cielo unico guardava soprattutto là dove c’erano le classi bambine e più nuove, perché eraqueste che riservavano stupori e "prime volte" alle niňas e quindi novità y noticias al cielo vetroguardone.
La niňa del primobanco lui guardava spesso. E anche lei ogni tanto lo guardava mentre sgranocchiava la matita. Come aspettando risposta a come si fa divisione o a domande esempio ‘perché mi hanno messo questo vestito stamattina, che era quello della domenica, prima che diventava stretto e un po’ corto, ma è troppo per venire a scuola e io non lo volevo con queste frappe arricciate e qsti nastrini come vestitidibambole’. Ma cielo stava muto, mai una volta che lui avesse risposto. nemmeno un cenno per far capire che avevacapito…
E lei ne avrebbe avuto bisogno. Perché era una niňa fragile.
Lo era nel corpo, con quelle gambette sottili e sottile tutto il resto… Ma lo era anche nel cuore, o nei meccanismi dell’io, non so come dire….
Bastava un niente, una palabra, un tono di voce, un silencio.. quien sabe…? per farla prendere da un invisibile sentimiento: forse di incomprensione, o di paura, o di colpa, o di malinconia O da chissà che altro ancora.
Naturalmente, la niňa non sapeva dare nomi a questo star male che l’afferrava all’improvviso, un amaroveleno tra stomaco y corazon.
I grandi non sapevano nemmenoloro cosa fosse e perché… E dicevano che era musona. E la niňa invece si percepiva non in armonia. .
Che la sua maestra avesse qualche idea, a questo proposito?
Ma, penso di no…
Non aveva tempo per queste cose, perché era troppo spesso malata o malaticcia. Forse era per questo – pensava la niňa – che tutte le mattine beveva un tè profumato e fumante, caldo caldo in un termos portato da casa… E biascicava lentamente e con aria nobile merendine o strani bocadillos mai visti. Mentre le bimbe scrivevano o la sguardicchiavano con soggezione e sudditanza. La niňa anche lei la sguardava : di nascosto con un po’ di meraviglia, ogni volta, e per fortuna non soffriva di golosità e di fame.
La maestra aveva i capelli biondi con le onde e chiusi in una retina: lei la portava con distinzione come una corona.
Aveva un nobile naso aquilino su cui poggiavano occhiali con stile;
e sul viso vagavano vaghe lentiggini, nobili anche loro.
Indossava un grembiule nero, lucido come seta. Sopra le spalle aveva un cappotto caldo e grande, di cammello. E pareva un mantello.
Quando era in cattedra, e la cattedra era sopra una predella alta alta, la maestra sembrava ancora più nobile, quasi una regina.
Come le regine, era giustamente severa: a sorpresa, faceva mettere - a tutte - le mani sul banco, e bacchettava quelle con le unghie nere, listate a lutto.
Mentre il cielovetroso sguardava, la niňa sentiva vergogna o chissachè, anche se aveva le mani pulite.
La giustamenteseveramaestra un giorno volle scoprire chi aveva rubato un bastoncino di liquerizia. Mise tutte le bimbe in riga, come i soldati,fece loro spalancare la bocca ed uno ad uno annusò l’alito di tutte. Anche questa volta la niňa provò unaspeciedivergogna e silenzioveleno, come se avesse rubato.
La maestra , se si arrabbiava, tirava i capelli o dava gli schiaffi, ma solo a Dianella e qualcun'altra. Più o meno.
La maestra aveva un libro che si chiamava “Cuore”,il suo preferito: e mentre le bimbe stavano immobili, sedute e zitte, una volta o due alla settimana leggeva ad alta voce le storie più commoventi. Il cielo oltre a guardare ascoltava. Con lacrimedipioggia, pareva, tal vez, ma per lo più con indiferencia total.
Una volta la maestra invitò le bimbe a casa sua, per una merenda. La reggia era grande e diversa da qualsiasi altra casa, ma anchèli il cielounico guardava dentro. La maestra aveva un grammofono e fece ascoltare più volte una voce che cantava ‘Mamma’.
Da quella volta, la niňa , senza sapere il perchè, non può non starmale anche solo a sentire il titolodi canzone. E a sentire questa storia di colpa e di abbandono, di ritorno e di colpa, conlavocechedice “ e per la vita non ti lascio mai più”… Un ritorno chepare prigione. O una punizione come in ‘Scarpette rosse’…
Sta male la niňa quando sente la cancion, alla radio, y el cielo unico lo sa lo vede lo sente. Ma non conosce la paura ,lui,personalmente, nessuna paura, nemmeno quella di dover nutrire un sentimento tanto eterno. Né la paura di non farcela, a nutrirlo: errore a cui non si può rimediare.
Perquesto quando lo guardi con addosso ad esempio disperazione, come… come quella di androide rutger hauer in bladerunner… ecco lui vede ma mai ha provato e tace, e tu, se sei grande abbastanza,non sai decidere se è pazzo o innocente. E quando sei più grande ancora, non ti poni nemmeno problema di entità infinita e guardona che ti possaiutare.
O il cielo sfacciatamente estivo alla fine di maggio.
E altri cieli intermedi con grigi e nuvole e nebbie.
Tutti questi cieli erano un unico cielo, adesivo aderente ai vetri lunghi lunghi della vecchia aula.
Cielo unico e solo: onnipresente come dio.
Onnivedente.
Non so se onnicomprensivo.
E spiava quel che c’era da vedere,dentro, al di là dei vetri.
Ma non è novità. E’ risaputo che i cieli spiano.
Con i suoi occhicuriosi, questo cielo unico guardava soprattutto là dove c’erano le classi bambine e più nuove, perché eraqueste che riservavano stupori e "prime volte" alle niňas e quindi novità y noticias al cielo vetroguardone.
La niňa del primobanco lui guardava spesso. E anche lei ogni tanto lo guardava mentre sgranocchiava la matita. Come aspettando risposta a come si fa divisione o a domande esempio ‘perché mi hanno messo questo vestito stamattina, che era quello della domenica, prima che diventava stretto e un po’ corto, ma è troppo per venire a scuola e io non lo volevo con queste frappe arricciate e qsti nastrini come vestitidibambole’. Ma cielo stava muto, mai una volta che lui avesse risposto. nemmeno un cenno per far capire che avevacapito…
E lei ne avrebbe avuto bisogno. Perché era una niňa fragile.
Lo era nel corpo, con quelle gambette sottili e sottile tutto il resto… Ma lo era anche nel cuore, o nei meccanismi dell’io, non so come dire….
Bastava un niente, una palabra, un tono di voce, un silencio.. quien sabe…? per farla prendere da un invisibile sentimiento: forse di incomprensione, o di paura, o di colpa, o di malinconia O da chissà che altro ancora.
Naturalmente, la niňa non sapeva dare nomi a questo star male che l’afferrava all’improvviso, un amaroveleno tra stomaco y corazon.
I grandi non sapevano nemmenoloro cosa fosse e perché… E dicevano che era musona. E la niňa invece si percepiva non in armonia. .
Che la sua maestra avesse qualche idea, a questo proposito?
Ma, penso di no…
Non aveva tempo per queste cose, perché era troppo spesso malata o malaticcia. Forse era per questo – pensava la niňa – che tutte le mattine beveva un tè profumato e fumante, caldo caldo in un termos portato da casa… E biascicava lentamente e con aria nobile merendine o strani bocadillos mai visti. Mentre le bimbe scrivevano o la sguardicchiavano con soggezione e sudditanza. La niňa anche lei la sguardava : di nascosto con un po’ di meraviglia, ogni volta, e per fortuna non soffriva di golosità e di fame.
La maestra aveva i capelli biondi con le onde e chiusi in una retina: lei la portava con distinzione come una corona.
Aveva un nobile naso aquilino su cui poggiavano occhiali con stile;
e sul viso vagavano vaghe lentiggini, nobili anche loro.
Indossava un grembiule nero, lucido come seta. Sopra le spalle aveva un cappotto caldo e grande, di cammello. E pareva un mantello.
Quando era in cattedra, e la cattedra era sopra una predella alta alta, la maestra sembrava ancora più nobile, quasi una regina.
Come le regine, era giustamente severa: a sorpresa, faceva mettere - a tutte - le mani sul banco, e bacchettava quelle con le unghie nere, listate a lutto.
Mentre il cielovetroso sguardava, la niňa sentiva vergogna o chissachè, anche se aveva le mani pulite.
La giustamenteseveramaestra un giorno volle scoprire chi aveva rubato un bastoncino di liquerizia. Mise tutte le bimbe in riga, come i soldati,fece loro spalancare la bocca ed uno ad uno annusò l’alito di tutte. Anche questa volta la niňa provò unaspeciedivergogna e silenzioveleno, come se avesse rubato.
La maestra , se si arrabbiava, tirava i capelli o dava gli schiaffi, ma solo a Dianella e qualcun'altra. Più o meno.
La maestra aveva un libro che si chiamava “Cuore”,il suo preferito: e mentre le bimbe stavano immobili, sedute e zitte, una volta o due alla settimana leggeva ad alta voce le storie più commoventi. Il cielo oltre a guardare ascoltava. Con lacrimedipioggia, pareva, tal vez, ma per lo più con indiferencia total.
Una volta la maestra invitò le bimbe a casa sua, per una merenda. La reggia era grande e diversa da qualsiasi altra casa, ma anchèli il cielounico guardava dentro. La maestra aveva un grammofono e fece ascoltare più volte una voce che cantava ‘Mamma’.
Da quella volta, la niňa , senza sapere il perchè, non può non starmale anche solo a sentire il titolodi canzone. E a sentire questa storia di colpa e di abbandono, di ritorno e di colpa, conlavocechedice “ e per la vita non ti lascio mai più”… Un ritorno chepare prigione. O una punizione come in ‘Scarpette rosse’…
Sta male la niňa quando sente la cancion, alla radio, y el cielo unico lo sa lo vede lo sente. Ma non conosce la paura ,lui,personalmente, nessuna paura, nemmeno quella di dover nutrire un sentimento tanto eterno. Né la paura di non farcela, a nutrirlo: errore a cui non si può rimediare.
Perquesto quando lo guardi con addosso ad esempio disperazione, come… come quella di androide rutger hauer in bladerunner… ecco lui vede ma mai ha provato e tace, e tu, se sei grande abbastanza,non sai decidere se è pazzo o innocente. E quando sei più grande ancora, non ti poni nemmeno problema di entità infinita e guardona che ti possaiutare.


