
Da un manoscritto trovato in Valbrembnana
Il testo presenta qualche incongruenza ed uno stile un po' pedante: non è opera mia, proviene da un manoscritto trovato in Valbrembnana....Auguri a chi legge e ...regge!
Il testo presenta qualche incongruenza ed uno stile un po' pedante: non è opera mia, proviene da un manoscritto trovato in Valbrembnana....Auguri a chi legge e ...regge!
Quanti sono i sette nani?
La domanda sembrerà la solita domanda sciocca, ma… non è così. E non è nemmeno uno stratagemma per un incipit stravagante.
Mammolo, Cucciolo, Dotto, Pisolo, Eolo, Brontolo, Gongolo…Sappiamo tutti, ma proprio tutti, che i nani di Biancaneve erano sette e conosciamo, da Walt Disney in poi, anche i loro nomi. Ma a dire il vero ce n’erano altri: Lungolo, Mignolo, Grufolo, Tortolo,Bombolo, Sandalo, Ciondolo e perfino Lattonzolo, l’ultimo natolo. E altri che non ricordo. Fecero comunque bene,credo, soprattutto i fratelli Grimm a raccontare la fiaba in chiave di sette. Disney aveva letto “sette” nei libri stampati e aveva visto “sette” nelle illustrazioni che li accompagnavano: non si era posto quindi il problema di indagare, verificare, modificare... I Grimm invece no: girovaganti studiosi della narrativa orale nella tradizione tedesca, lo sapevano, loro, che il numero dei nani era un altro. Non sette. Non il doppio. Di più e oltre. Erano un intero popolo che viveva sulle montagne, tra boschi e caverne, ad altitudini abbastanza fuori dalla portata degli umani. Se si fosse sparsa la notizia di questi piccoli uomini, e delle loro chissà quante tribù , forse la paura e la diffidenza avrebbero scatenato battute di caccia tra rocce e foreste, aggressioni, linciaggi …! Soprattutto se ci aggiungiamo l’avidità verso i presunti , favolosi e ben nascosti tesori naneschi..
Ma occorre qui una precisazione. Certo non si può negare che il nano fosse una figura da sempre presente nell’immaginario collettivo, come dimostrano poemi e romanzi. E poi non tutti i nani vivevano compatti nelle tribù di altura, ma ne nascevano o comparivano alcuni – isolati - anche nelle pianure. Solo che il non sapere che erano un gruppo, una tribù o un Popolo faceva sì che gli umani non si spaventassero e non scegliessero il Negativo come comportamento e come reazione.
I nani, pertanto, dopo il cartone di Disney e la sua diffusione a livello mondiale, si ritennero in pericolo – come gruppo - per questa specie di pubblicità involontaria e si ritirarono verso luoghi sempre più nascosti: per lo meno finché riuscirono a trovarne. Non volevano gite scolastiche sguinzagliate alla loro ricerca, né essere scambiati per pupazzi da spupazzare, o per parenti dei cartoons… Per questo conducevano una vita molto ritirata. Anche i rapporti fra tribù furono ridotti per il pericolo del viaggio; quanto alle loro attività economiche ( di legnaiuoli, di minatori, di pastori, ecc…) continuarono e furono spesso implementate: ma come garanzia di sicurezza, i rapporti con i pochi imprenditori umani ed umanoidi erano gestiti dai nani un po’ più alti, che quindi non destavano particolari sospetti e curiosità.
Io sono una di loro. Per questo so queste cose. Ma non più di tanto. Perché tutti i numerosi tentativi del mio popolo di conservare il segreto su se stesso e sulla propria ubicazione fecero sì che nel tempo diventasse sempre più difficile comunicare: difficile trasmettersi notizie, continuare ad elaborare una cultura ed una storia comuni. Alcune tribù si dimenticarono di altre tribù, e viceversa….; nacquero usanze e linguaggi lontani da quelli del ceppo originario…; e nessuna innovazione tecnologica che aiutasse i dispersi a mantenere in vita i fili della collaborazione e della conoscenza… Rimase soltanto, in quasi tutti, il senso del pericolo e della paura.
Mio nonno, lontanissimo discendente di Lungolo ( a suo dire… ) , ha sempre cercato, nel corso della sua vita, di recuperare brandelli di storia collettiva ; ha scavato nella memoria di molti, anzi nel ricordo di altri ricordi, tramandati in qualche modo attraverso altre ed altre memorie. Lavoro non facile, dato che il popolo dei nani oggi è quasi del tutto estinto, oppure integrato nel mondo dei non-nani. Ci sono però, tra i sopravvissuti alla lenta estinzione, ci sono – dicevo – degli storici veri e degli antropologi e degli studiosi , che hanno elaborato studi sulle nostre “radici” o, anche, interessanti teorie.
Ho sentito parlare ad esempio delle teorie di Svetlan Pomodorov, semiologo di origine rumena trapiantato in occidente. Nel titolo del suo libro “La conquista dei nani” è già presente il nucleo centrale dei suoi studi naneschi. Cioè a dire che i nani, per secoli nascosti agli occhi del mondo, non furono – come si suol dire di solito – “scoperti”. Certo , dal ‘500 all’800, tra spostamenti - in Europa - di dissidenti religiosi, di eserciti imperiali o di soldataglia, di fuggiaschi e viaggiatori, di rivoluzionari e baionette…i nani non poterono non venire prima o poi scoperti in numero più cospicuo, anche se solo come individui singoli e come piccoli gruppi.. Ma il fatto è che la “scoperta” di queste creature, da parte dei non nani, passò direttamente a trasformarsi in “conquista”. Chi poteva resistere alla tentazione di dominare creature così piccole e insignificanti? Chissà poi se avevano un’anima, sicuramente no…E come resistere alla tentazione di impadronirsi delle loro ricchezze, una volta trovato in qualche grotta o capanna un mucchietto di diamanti o di pietre rare… Fu così che molti singoli furono strappati al loro mondo, privati di ricchezze e di legami familiari, resi schiavi, alcuni, o fenomeni da baraccone; altri addirittura uccisi a scopo dimostrativo; pochi, infine, fuggiti miracolosamente per stretti passaggi che solo loro conoscevano e in cui gli umani non sarebbero riusciti ad infilarsi…Ridotti in schiavitù o in miseria, privati della vita e dei diritti, come non definire “conquistati” questi molti singoli esemplari di nani ? E come non evidenziare la presunta superiorità della razza umana? Questa la tesi di Pomodorov. A cui aggiunge i concetti contrapposti di “incontro / scontro” tra due etnie: quando mai gli umanoidi hanno cercato di conoscere la storia, la cultura, la lingua del piccolo popolo? di capirne la natura pacifica e laboriosa, di ascoltarne le saghe e leggende …No, l’”incontro” non ha mai avuto luogo, anche se i libri di storia cercano a volte di contrabbandare il contraio. Fu solo “scontro”: solo negatività, quindi, come lo era la conquista. Nel ‘700 cominciò , in pochi Paesi, qualche tentativo di integrazione, non sempre felice: nelle città integrarsi voleva dire occupare il livello più basso delle classi sociali, come servo dei servi, o servo di palazzo e non di rado buffone o spia.; nelle campagne , dove la mentalità era più ristretta e conservatrice, il nano poteva essere solo un paria. In alcuni casi, però, i nani ebbero dei ruoli privilegiati , o alla corte di principi illuminati, o presso quei borghesi che ne seppero riconoscere abilità e competenze. E li avete visti negli affreschi della corte di Mantova?
Io vivo sulle montagne. Ho però vissuto e studiato per molti anni nelle pianure e città degli uomini. Ho cercato di conoscere il loro mondo. Anche se a loro non interessava minimamente il mio. .Le due etnie , dopo secoli di un rapporto ostilità/sottomissione, hanno finito per convivere più o meno pacificamente, e poi gli umani hanno preferito cercarsi altri bersagli. E li hanno trovati, così come continuano a trovarne ancora oggi.
Quand’ero laggiù, tra gli aspetti esteriori del mondo degli umani ne notai alcuni per la loro stranezza e mi riproposi di chiederne al mio tutor. Strano era il loro ridere dei nani del circo ( a me fanno a volte tristezza). Strano era il loro sguardo o troppo curioso o troppo indifferente, se rivolto a noi. Strana era soprattutto la loro mania di mettere nel giardino, o davanti a casa, dei nanetti finti, di gesso e rubicondi: ma perché questa mania? perché questo improvviso bisogno di averli vicini? Non sapevo la risposta: potevo solo ipotizzare che il motivo fosse (a) il bisogno di continuare a provare il senso del dominio,( sui nanetti di gesso sotto casa).; (b) il desiderio di espiazione per le colpe degli antenati ( avendo sotto gli occhi quotidianamente immagini di nanetti “perseguitati”, là in forma di clone gessoso…) Non venni a capo di nulla. Ma in ogni caso mi sembrava chiaro che questa mania decorativa (1) mi dava fastidio e (2) se mi dava fastidio voleva significare che c’era sotto qualcosa di ingiusto o di insano; (3) era chiaro anche che noi nani non ci saremmo mai sognati di usare riproduzioni e statue di umani nei nostri giardini, un po’ per antipatia e un po’ per abitudine al rispetto dell’altro, anche se l’altro è stronzo….
Fu così che ebbe inizio la mia missione individuale, la mia missione disinfestatrice….. Il mio scopo era quello di eliminare questo perpetuarsi del rapporto oppressione/sottomissione. Non potevo trasformarlo in oppressione/rivolta: non erano i tempi giusti, e poi ero sola, e l’unico esercito su cui avrei potuto contare era quello pietrificato di inutili nanerottoli.
Due furono le strategie cui feci ricorso.
Una la usai fin dall’inizio: e non era una novità, dato che da tempo si sentiva parlare di Movimento e di Fronte per la liberazione dei nani da giardino. Ma non avevo niente in comune con il loro nano-pensiero: vale a dire un’ ideologia salvifica nei confronti di presunte anime nanesche nascoste nel gesso. Io non volevo salvare quei mostriciattoli inerti: volevo eliminarli, rapirli, distruggerli o comunque farli sparire per sempre da lì…E così feci. Con fatica, con una certa qual paura, almeno inizialmente. Con piani ben congegnati per non farmi scoprire. Mi ero creata anche un deposito per quelle scorte che non riuscivo a smaltire nell’immediato…
A volte i proprietari dei giardini, dopo che avevo spogliato sentieri o aiuole degli orribili schiavi di pietra, per testardaggine e per dispetto ne acquistavano altri, a volte più numerosi e con l’aggiunta di Biancaneve.
Io non mi scoraggiavo. Mai. Anche se ero sola. Anche se il gioco cominciò a farsi pericoloso.
Infatti, di fronte alla pervicacia di certi proprietari “giardinonanofili”, adottai la seconda strategia. Continuavo, sì, a far sparire i nani, ma poi facevo “sparire” anche l’uomo che li aveva adottati.. Definitivamente sparire.
Ora sono qui in montagna, un po’ per sentirmi ancora una volta a casa mia, e un po’ per stare lontana dai sospetti della polizia e dalle battute di caccia dei comuni cittadini. Molti di loro si sono autonominati guardie giurate a difesa ( è il colmo!) dei nani : nani da giardino, d’accordo, ma pur sempre nani….
Quelli che gli umani avevano lentamente conquistato e visto estinguersi….
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