mercoledì, gennaio 03, 2007

pensierini per una graduatoria


le parole dell’invidia e della noia- la coperta scaldasonno é infilata con la spina nella presa di corrente vicino al tavolino con sveglia, luce bassa , libri e domenica quiz…Mentre la coperta fa di tutto per scaldarsi in breve tempo, lei se ne sta seduta con calma al computer.
la giornata è finita tardi. e tra poco si arriverà all’inconsapevole dormire. Telefoni e telefonini hanno finito le chiamate e gli auguri.
Lei va gironzolando tra i blog suoi e di altri. toccata e fuga. non é in vena di immedesimarsi, approfondire, capire e sentire .
ma una cosa, involontariamente, le salta agli occhi. certe blog-parole attirano la sua attenzione: la sua invidia e soprattutto la sua noia.
Invidia é per - anche semplici - parole attaccate alla vita, o alle piccole cose della vita ( piccole cose di pessimo gusto, citando Gozzano o anche i tre peschi e i tre meli sacrosanti nonché la Romagna solatia dolce paese, citando Pascoli). Invidia per barbe e radici e corrispondenzie sue (citando Machiavelli Niccolò ), sue cioè delle sopraccitate parole : barbe e corrispondenzie lunghe lunghe fin giù nel profondo, a succhiare una linfa vitale che poi nutre nelle parole le idee buone di futuro, di speranziella, ed altro ancora.
Quanto alla noia, non é la noia di Baudelaire, umida cella con ragni e pipistrelli, cielo basso e pioggia piangente, soffocante prigione e lugubre rullo lento di tamburi. Niente di questo.
la sua noia é meno barocca, meno traducibile in immagini e simboli. E’ anzi indefinita e sospesa e vagamente pesante. Non le consente di camminare. Di amare. Di curiosare nella vita, nelle parole scritte o da scrivere, e che altro…? anzi, le parole più sopra menzionate, quelle dell’invidia, ebbene anche quelle le vengono a noia, sul rovescio della stessa medaglia. E’ – la sua - la noia della depressione, una specie di vecchia colla che non attacca più: nemmeno un’etichetta su un entusiasmo piccolino, o su una voglia qualsiasi… E non nasce da uno stato d’animo perenne o da un languore nel DNA: sì, c’é un po’ di malinconia nelle eliche desossiribonucleiche, ma diciamo che la noiadepressa in questione , per nascere, ha anche i suoi buoni motivi, concreti, circostanziati. lei sta pensando, così tutta diventata di noia, fatta di noiadepressa, sta pensando proprio all’incremento di fatti e situazioni che instancabili sottraggono sabbia sotto i suoi piedi, che la fanno scendere giù e poi giù, nel buco di sabbia, fino alla garganta, come un cowboy sepolto in piedi fino al collo nel deserto ed il cui unico orizzonte è il formicaio vicino al suo occhio… Depressione e sprofondamento senza scampo.
pensieri su una vita in graduatoria - e mentre le coperta scaldasonno ignara scalda, lei pensa… A che? ai noduli nuovi che sono comparsi nei suoi polmoni, accanto a quelli che erano stati bloccati o ridotti con tante terapie.. Il tutto in un gioco di referti interpretati secondo canoni di volta in volta diversi: dalla critica intuizionistica, a quella vagamente esegetica o vagamente storicistica, e… boh? nessuna interpretazione semiologico-strutturale, né analisi comparative. Nessuno si preoccupa del nuovo referto, del nuovo linfonodo spuntato nel terreno infido della vecchia operazione; né preoccupa , lì appresso, quell’ombra nera che nessuno sa e vuole diagnosticare se non con uno stiamo a vedere… E che lei tra sé e sé può presumere sia un’altra massa tumorale,perché lei quell’ultimo referto – a differenza dei camici bianchi – l’ha letto ( anzi riletto più volte)... Un po’ i polmoni. un po’ il seno e un po’…altrove.. e che sarà mai? i camici bianchi da molto prima di natale tacciono. noh hanno tempo. Lei, invece, che non è una camice bianco ma che la pelle è sua, lei, sì, è preoccupata. E sollecita risposte che sembrano perdute tra presepi, ,giuste feste di capodanno, mancate promesse e silenzi.
intanto continua a sentirsi sul bordo di non so che, su un confine che si sposta lentamente verso dove non so. i diuretici non fanno quasi più niente per il suo immenso gonfiore e per il sistema cardiocircolatorio , toccato – come il linfatico - da colpi di coda della terapia salvifica (?). le tette e il torace sono edematosi, come le gambe. le pare di scoppiare. respiro corto, passi faticosi come qualsiasi movimento, aumento ponderale da spavento. cammina con le braccia scostate dal corpo pancione, come l’omino Michelin. anche per queste cose i camici bianchi vanno di fretta. comunque non cambia niente.
allora lei , ancora con questi pensieri nella testa, con tante parole ed esseri umani dei blog davanti agli occhi, ancora con gli auguri frizzanti dei telefonini per il nuovo anno, … lei pensa che c’è una graduatoria per il vivere tout court e la qualità del vivere. per il non riuscire ad infilarsi le calze o a pulirsi il culo, e il preoccuparsi di bisogni che Marcuse forse avrebbe definito bugiardi o secondari. qualcuno obietta che occorre prima di tutto distinguere tra sopravvivere e vivere, poi, e solo poi, si potrà parlare di qualità e raffinatezze dei bisogni. Sì, si può distinguere tutto quel che si vuole: e con questo, cosa cambia? come può non infiltrarsi in me la noia-depressione, se il pensiero deve badare alla sopravvivenza? se sopravvivenza e vita inesorabilmente convivono nella stessa classe di graduatoria, alla faccia di qualsiasi distinguo? senza contare che non posso farci niente..
notte.


4 Commenti:

Il 23:41, Anonymous Anonimo ha detto...

Ci sono.
Ecco.
Per quel conta.
Tutto qui.

 
Il 23:42, Anonymous Anonimo ha detto...

Per quel che conta
(che poi mi emoziono e non so neanche scrivere)

 
Il 08:43, Anonymous Anonimo ha detto...

grazie del 'ci sono':conta, conta...

 
Il 20:48, Anonymous Anonimo ha detto...

Ho comprato per la piccolina di mio fratello un girasole che canta (in cinese) e balla.
Credo di averlo comprato per me, in realtà, perchè guardare la gioia (quella coi versolini sudati) di una bambina di due anni fa bene dentro.
Un saluto d'affetto

 

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