mercoledì, luglio 18, 2007



Parole del fastidio

sorellanza ciclotimica e silenzio


le parole del fastidio che oggi e ieri e l’altro ieri ancora mi pesavano e mi pesano sulle s-palle non sono parole vere e proprie.
la loro connotazione primaria, infatti, è il silenzio.
Achtung bitte: voglio precisare che io apprezzo il silenzio, quello che contiene sintonia, quello intelligente che evita o toglie i diti da una piaga, e via dicendo..
Ma il silenzio che odio è quello che esclude,
è quello che dà voce all’indifferenza,
che non ti fa partecipare a niente,
soprattutto lo odio se il patto giurato e siglato – prima del suddetto - era quello della fratellanza, della reciprocità, del piccolo o grande segno di conforto, confronto, scambio.. E per di più con sventolio di bandiere e con l’oro dei gagliardetti…
Ma per carità!
D’accordo, ciascuno ha i suoi sentieri e pensieri,
la vita non è sempre uguale,
ma un ciao romperebbe il silenzio, o anche uno squillo di vita per telefono , o un messaggino come quelli – tanti – che sei solita mandare.
Basterebbe: almeno per sapere che la tua casa non è disabitata o for sale ,ma solo leggermente vuota e con le finestre chiuse e il giardinetto secco. Basterebbe che tu alzassi o sguardo, perché lo sai che sei un po’ sorda se io per prima ti saluto…
Magari tra qualche settimana improvvisamente non sarai più così, e penserò che in fondo sei solo ciclotimica.
Oppure tra qualche mese scoprirò (quasi fosse un sacro segreto) che hai cercato e trovato – senza dire niente di niente - una nuova casa, o un quasi fidanzato, o che stai per andare al polo nord con tuo cugino. o che stai per sposarti, come l’altra volta, quando l’ho saputo pochi giorni prima e manco sapevo di te e di Bingo. Bè…
In realtà ho imparato a diffidare delle dichiarazioni di Sorellanza, tue ( e di altri), perché all’apparente ardore e convinzione del dichiararti soror, o a periodi di vivace compartecipazione, è sempre seguita immediatamente la tua vita su un altro pianeta. Lontanissimo.
Ed io mi sento e mi sono sempre sentita stupida per averti creduto,
o per aspettare ogni volta alcuni secoli di silenzio prima che tu mi riveli un arcano banale che non richiedeva segreti,
o per pensare , pazientemente, che in fondo sei fatta così.
E di nuovo… Bè…
Bè, fottiti.

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