IL NOMIGNOLO E' MIO !!

Molte sono state le occasioni, in questi ultimi anni, di incontrare il mio strano nomignolo in giro per il mondo.
Lo trovo sulle pagine dei giornali tra fatti di cronaca, come accade in questi giorni…: protagonisti i giovani, la violenza… e quella parola che è ( accidenti )la copia carbone del mio vezzoso nickname…
Lo stesso appellativo usato dai quotidiani l’ho adottato io stessa nella vita scolastica per alcuni dei miei piccoli “mostri”.
Oppure l’ho letto nel titolo di un film di animazione, che parla di vita di formiche…, ed anche in un videogioco..
O l’ho “visto” appioppato addirittura (…AH!!) al cagnetto di casa di un’amica…… Ma, dicooo: un caneee… In famiglia il bastardino ha vari nomi, i più strani e diversi:non potrebbe tenersi quelli? E’ Gambarotta per via della zampa spezzata con cui è arrivato lì anni prima. E’ Orgoglio perchè risponde con snobistica superiorità a qualche Pregiudizio ( il mio ) nei suoi confronti. Dimenticavo: è anche Mascarin, nome molto diffuso tra i bastardini. E infine ha il mio nomignolo, e non so perché… So solo che gli è stato dato molto prima della mia entrata in scena… La famiglia è …… salva….!
Ma perché.. Perché proprio il mio nickname??
Potrei usare questi elementi per farne un’ indovinello. Avete intuito quale potrebbe essere il nomignolo in questione?
Vi risparmio la fatica. Tanto ve lo dirò io, ma dopo. Forse.
Del mio nomignolo sono sempre stata fiera: così breve, racchiuso tra l’iniziale maiuscola e labiale, e una vezzosa Y finale ( modello americaneggiante…)
Lo porto con me, udite udite, dai tempi della terza media: quando io e due o tre compagne di classe ci divertivamo ad investire nomi e cognomi con una ventata di esterofilia prevalentemente anglofona….
Paola poteva diventare ‘Pilly’, Liliana invece diventava di sicuro ‘Lilly’, qualche Claudia diventava ‘Claudette’.. Nel mio caso, era il cognome ad essere modellato verso la trasformazione esotica….
Dal ristretto gruppo di amiche della terza media, il nomignolo emigrò con me alle superiori: lo usavano in poche, le più ‘fedeli’ e legate a me da un discreto affiatamento…
Io ero il mio Bully. Solo io ero Bully.
E questo nick , consentito a pochi , quasi come in una consorteria, veniva in pubblico taciuto, o pronunciato sottovocissima, o sostituito tout court dal vero nome. Il tutto senza che nessuno avesse parlato di regole, di privacy, o di qualsivoglia segretezza nei modi ed espressioni del gruppuscolo…
Diventando più grande, le cose non cambiarono di molto: io rimasi Bully per pochissimi intimi all’università e lo stesso dicasi quando cominciai ad insegnare. In due scuole, dove sono rimasta molti anni, Bully ha avuto modo di circolare più ampiamente, ma sempre con molta discrezione.
Un regalino, fattomi da due amiche, rispecchiava questa tendenza a custodire il nomignolo più che a spararlo ai quattro venti… Il regalino era un astuccio di legno come quelli della lontana infanzia della nonna o, comunque, di ‘antica’ fattura ed uso. All’interno del coperchio scorrevole, e solo all’interno, con la decalcomania era stata scritta una frase in rosso, dedicata a me…e accompagnata da un “ Bully è Bello”. Dovevo solo stare attenta che qualche alunno ‘svelto’ non aprisse l’astuccio per chiedermi, dopo, Prof!! Ha una penna da prestarmi…? Il nick sull’interno del coperchio ligneo correva dei pericoli…
Gli sono sempre stata affezionata: era quasi, si può dire, la parolina d’ordine usata dagli amici di vecchissima data o dai simpatizzanti più affettuosi.
Poi l’esclusiva ha cominciato a sfaldarsi, perdersi e perire….
Non era più mia….!
Non solo, ma quello che era stato il mio affettuoso nomignolo ha finito per denominare un fenomeno squallido di violenza, e un cane orgoglioso e superbetto. Adesso anche in una trasmissione
Ma ribadisco.
Moi, je suis Bully.
Madame Bully c’est moi !

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