lunedì, novembre 13, 2006

"Pappa & Ciccia", Anno I, n°1


Ha riaperto i battenti la gloriosa rivista settimanale “Pappa & Ciccia”: ricordate? quella che nella prima metà degli anni
Settanta era in linea con la rivoluzione culturale di allora e di un po’ prima. Ma sì che ricordate… Aveva contribuito a diffondere non dico il nuovo Verbo, ma sicuramente alcuni … modi verbali , nonché ortografici del rinnovamento…Le frasi che veicolavano forme e concetti? erano slogan come “fat is beautiful”, oppure “black is beautiful” a cui il primo si era ispirato; e l’ortografia era invasa dalla dura K in sostituzione della C: come a dire Komplotto, Komplicità… ,strapotere amerikano.., oppure “Kossiga, attento, a scuola fischia il vento!”

Il gruppo editoriale è più o meno lo stesso di allora ( si fa per
dire, dato che le sue azioni appartengono per il 50% a ***). Il
direttore ed il suo staff sono però abbastanza compatti da
indirizzare la rivista soprattutto verso contenuti innovativi, a
volte legati al sociale. E non solo quindi a pagine e pagine di
ricette e cucina, oppio dei popoli televisivi e non…

Varie e talvolta nuove le rubriche. A me piacciono ed esempio
“Non Solo Moda” e “Dopo la doppia X” . Rubriche un po’ matte e
un po’ serie: possono cominciare con la domanda “c’è pasta per
me?” o con le “note” della vecchia canzone “Sfericità”, di Albano
e Romina… Per poi parlare di come e dove vestirci, noi grassi, ma
anche per parlare di pittura,di musica o di cinema: questa
settimana è di scena un certo Fernando Botero.

Il primo numero nuovo di “Pappa & Ciccia” aveva proprio Botero
in copertina e dedicava ampio spazio alle “ Donne che mangiano
troppo” : che è anche il titolo di un libro di Renate Gockel
Ce l’ho in casa da anni, questo librino, comprato per fare un
regalo ‘cattivo’ alla Marisa, quando ancora non avevamo litigato
definitivamente; libro mai consegnato per vari motivi. E così,
allora, me lo sono riletto .

Mi sono ritrovata in quell’idea che lo strato adiposo sia uno
stratagemma con cui l’incauta e debole donna obesa si
costruisce un rifugio: lo strato di ciccia la rende non piacente,
così lei indirettamente tiene gli altri a distanza e non corre il
rischio di impegnarsi, di ‘dare’ ed eventualmente di essere
rifiutata. Dice no all’affettività, come testimonia anche il suo
non voler toccare o essere toccata; dice no alla sessualità, alla
costruzione di una rete di rapporti e di legami consequenziali. La
vita sembra restare fuori. E lei, l’insicura, per un nonnulla si
appoggia alle amicizie; non ha abbastanza autostima per
camminare da sola e deve chiedere aiuto.
Più o meno questo è il succo dell’introduzione del librino e del
vecchio articolo, o meglio, è quello che ricordo: ma ricordo
bene ? o mi faccio contagiare da me stessa ?…