domenica, novembre 26, 2006

Prendimi, Dammiti, Currucucù


Quando sul mio desktop...
quando sul mio desktop c’è, in posizione centrata, un’immagine come quella di adesso…
per di più messa in risalto dal fondo scuro scurissimo color testa di moro
e quando tutte le piccole icone - intorno -sembrano ritrarsi in disparte per lasciare il dovuto spazio a lei…
bè, allora questo è un segnale.
Come la bandiera gialla sulle navi.
Come dire, c’è qualcosa che vuol mettersi in evidenza, farsi sentire… Lanciare un avviso… Nella mia testa. Nel mio umore.
L’immagine in questione è il primissimo piano di una cicciosa stecca di cioccolato,vista di scorcio come il Cristo del Mantegna.
Totalmente nuda, mostra con tutta naturalezza le sue maestose forme geometriche: solide e spesse come le mura di una fortezza,
ma anche facili da conquistare.
Seducentissime forme, a portata di bocca… di lingua….di morso..
E talvolta di rimorso.
E non venite a dirmi che è solo un fatto di golosità. Ma non venite nemmeno a dirmi che, se un messaggio ha da esserci, è quello delle solite trite e ritrite carenze affettive
Invece, forse, le radici di questa passione sprofondano nel Profondo dell’Io.
O, semplicemente, questa passionale ciocco-immagine dà voce ad un bisogno elementare e primario: dietro o dentro la sua dolcezza pastosa c’è infatti , con il cibo, il godurioso Piacere, la soddisfazione dell’Istinto ….
Con la cioccolata, dunque,
la parte Primitiva e istintiva dell’uomo ritrova se stessa.
Ed è qui, credo, il mio problema.
Cerco la cioccolata, la guardo e la adoro, la divoro… e una voce mi dice che devo, devo ri-trovare la mia anima primordiale, primitiva, istintiva.
Perché ho lasciato spazio solo al dominio del Pensiero, spesso triste
Il bisogno di ritorno al Piacere Primordiale, allora, sta al cacao come il respiro sta alla vita.
Non è la stessa cosa per la marmellata, tanto per sgombrare il campo da equivoci.
Alla marmellata ci giro intorno, ispirata, ad esempio, da categorie mentali come il dubbio (Se ne accorgeranno o no, se ne assaggio solo un po’? ), o come il pensiero dogmatico ( ciò che si mangia con piacere non può far male )
Alla cioccolata, invece, mi avvicino con Morbosità,
cioè non penso,
perché la categoria del Pensiero sparisce, sopraffatta, annullata. Non esiste.
La cioccolata è una Voglia , riguarda quindi i Sensi :dolce e potente, riempie il palato fino in fondo, fino alle ultime papille: e impasta la bocca così come il cervello.
Tutt’al più, mentre ne gusto e rigusto il sapore, “penso “ al prossimo morso alla tavoletta. Ma non è più pensiero: è un fatto Percettivo…!.
E la voce? non è “ parola” , ma è mugolio, dunque un elemento pre-verbale della comunicazione. Non razionale.
Ecco allora spiegato l’oggetto del desiderio e le sue allusioni, i suoi messaggi. Proprio perché in linea con il proprio invito, la ciocco-immagine ( dicevo ) offre - nuda – se stessa , non solo sul mio desktop ma anche
nelle vetrine delle pasticcerie, sulle scatole di bon bon, nelle tazze fumanti ai tavolini di un bar; o gocciolando dal ripieno di un panettone.
‘Prendimi, dammiti, currucucù’ è il suo motto: parole d’ordine della naturalezza istintiva e del piacere.