La solita storia?
Su quell’ isola deserta, solo lei abitava , tra il frusciare di fronde verdi, di ali di uccelli, di onde e onde e onde infinite.… E solo lei quindi poteva aver preparato con le sue mani il piccolo rotolo per la scrittura, anche se quell’arte non era riservata alle donne, tanto meno alle ninfe o alle dee ….
Ed era riuscita perfino a dare al foglio una incredibile leggerezza … quasi trasparente come certe conchiglie giallo rosate, che il mare abbandona nottetempo sulla spiaggia. Leggerezza necessaria e indispensabile , dato il mezzo con cui foglio e messaggio avrebbero dovuto giungere alla lontana destinazione, verso l’oriente del grande mare.
Quanti e quanti anni erano passati, da quando lui –andandosene – aveva lasciato dietro di sé un deserto nella vita di lei? Un deserto dove l’unica presenza invisibile erano i sensi di colpa e l’ orgoglio ferito… :per non aver saputo resistere, fin da subito, ad un amore che uomini e dei non volevano accettare; per essere stata così poco decisa con i propri demoni interiori del rifiuto. E per essere infine diventata ai suoi occhi di lui un nonnulla , se paragonata alle immagini lontane di un’altra terra e di un’altra donna, legittima sposa… La terra e la donna a cui lui era tornato.
Per sempre.
Lui sì, lui aveva domato i suoi demoni della passione, non contemplata dal libro del destino.
***
L’albatro, principe dei nembi ed amico dei venti, giunto da lontanissima e piccola isola, gli aveva portato un messaggio su pergamena trasparente e leggera….. Come avesse potuto attraversare simili distanze, non poteva nemmeno immaginarlo. Che fosse una divinità sotto mentite spoglie?
Il messaggio…. Era un’invocazione, un grido, un imperativo…..Strappati tutti i veli dell’orgoglio, dell’incertezza e del senso di colpa, lei voleva vederlo tornare. Anche se gli anni l’avevano mutato. E avrebbe accarezzato le sue rughe: quelle del marinaio, incise dalla salsedine e dal sole, e quelle dell’uomo, incise dal perfido tempo. Avrebbe affondato le mani nei suoi capelli senza colore, e toccato e posseduto il suo corpo … Lei, sempre così bella e sempre così uguale a se stessa.
Mai si sarebbe aspettato, lui, di trovarsi tra le mani queste parole venute dal passato… , di sentirsi – per un attimo - come allora incatenato ad un sogno…; ma nemmeno avrebbe pensato di sentirsi crollare subito , dentro, tutto ciò che restava delle sue forze … Si stavano forse arrendendo, dopo l le emozioni, alla consapevolezza che il Tempo era un nemico troppo forte? che il carico d’anni e di vita annullava anche solo l’idea pallida del sogno…?
Chiuse in un forziere il messaggio venuto da così lontano e, insieme, provò a rinchiudervi anche l’immagine di un volto, il suono di un canto e di una voce.
Rimase seduto, immobile, con le penombre della casa alle sue spalle, con quelle dei ricordi abbarbicate al cuore, e con l’immenso mare davanti agli occhi che fissavano l’infinito….
Ma il Tempo era davvero un nemico troppo forte? E il libro del Destino poteva essere riscritto in qualche sua parte? Oppure: avrebbe consentito qualche errore, senza l’incombere di punizioni divine??
I pensieri sul Tempo, sui Sogni, sulla Vita e su se stesso lo portarono via dal presente per ore ed ore, sordo alle voci che lo chiamavano e alle parole che gli giravano attorno. Anche a quelle della sua sposa, del figlio e della gente della sua casa…
Il Tempo, il Destino…
Ma sì,perché non avrebbe potuto sfidarli?
Non era lui, forse, una Leggenda?
E le Leggende, si sa, superano ogni barriera, sopravvivono anzi a se stesse…
Questo pensiero girò e rigirò nei meandri della sua mente, arricchendosi via via di nuove immagini e possibilità…
Fin dal suo avventuroso ritorno a casa, dopo anni ed anni di viaggi e di mari difficili , molti avevano preso a raccontare e parlare di lui, della sua storia di eroe. E le vicende si andavano arricchendo e trasformando, ben oltre i confine del vero e del tempo di adesso, facendo di lui un Mito.
C’era chi narrava di una sua inestinguibile voglia di andare per mare esplorando luoghi mai visti… C’era chi lo vedeva ripartire ormai vecchio e coraggiosamente perire nel grande Oceano. C’era chi poi lo immaginava chiamare a raccolta i vecchi compagni di nave e di mare, per inventarsi che anche la vecchiezza ha i suoi pregi, ed ha il compito di osare nuove azioni prima che compaia la Morte: bisogna non cedere mai.
L’eroe era dunque una leggenda vivente, la leggenda del viaggio e dell’uomo innamorato dell’eternità.
Qualcuno raccontava anche la storia di un suo ritorno all’isola della dea e dell’amore proibito.
Fantasia o Predizione del futuro? Invenzione o Vaticinio?
Era sicuramente una voce, calda come il respiro di lei, ed era un sussurro di bel futuro. E la rinnovata consapevolezza di sé come Leggenda e Mito aveva d’un tratto cambiato la sua visione prospettica e le sue sensazioni… Solo l’idea di rivederla, lei sempre giovane e bellissima.., solo l’idea di sentirsi desiderato ed amato e fortemente invocato , solo questo lo faceva tornare giovane e recuperava le forze che prima si erano sentite per un attimo sconfitte…
La leggenda del ritorno del vecchio eroe all’isola della dea aveva però anche una variante. Raccontava di lei, in una cornice di verde e di fiori… E descriveva il suo inquieto sesto senso nel sentire strani battiti d’ali correre dal mare verso di lei… Era giunto, era giunto qualcuno, finalmente…! Lui…! Lo sentiva… Ma non sentiva né i passi né la sua voce.. Corse verso la spiaggia e il mare , ansiosa, col battito forte del cuore… E lo vide. Sporco di mare, di fatica, di sabbia e di sangue… Era tornato…. Ma a prezzo della vita.
Niente più nave, né compagni, né sogni, ormai. Solo il Nulla. Non le restò che accoglierlo nel cerchio delle sue braccia, cullando una vita che non c’era più. E poi gridò e pianse, e ancora gridò: contro il destino di nascere uomini, che implicava il dover morire…
Immagini tristi, queste, che lo turbarono nel suo rincorrere i ricordi e gli amori e le illusioni sul futuro…
Scese in silenzio verso il porto, nella luce bianca del mezzogiorno.
Solo, voleva pensare in solitudine. La sua nave. Ancorata nel porto. Vederla fu come risentire sul viso la schiuma delle altissime onde, o soffrire per le voci magiche delle sirene. Salì sulla vecchia nave. Entrambi bruciati dal sole, avevano visto giorni migliori.
Se però la Leggenda che incarnava era quella del Viaggio, e quindi dell’audacia, della volontà di conoscere e di andare sempre avanti, ebbene : era questa la nave del Viaggio, sempre la stessa del passato, quasi un ponte tra tempi diversi…
E un ponte non solo verso il presente, ma verso tutti i tempi futuri,tutti, ma proprio tutti i tempi a venire:infatti il continuo ripartire dell’eroe verso l’ignoto, le sue doti di coraggio ed avventura…lo avrebbero reso vivo anche dopo la morte, per sempre fissato nella memoria collettiva .
***
Lui e la nave erano in mare da molte e molte lune… Percorrevano rotte che appartenevano ai ricordi … Ma il ricordo si sfaldava a tratti e le onde erano tutte uguali, soprattutto se il cielo era fatto di nubi ed era senza stelle. Ma l’ignoto non faceva paura ai naviganti …
Finché un giorno, in cui il cielo si apriva con un’alba diversa dalle altre, Ogigia apparve al di qua dell’orizzonte, verdeggiante e ricca di fiori. La ninfa spiava la nave da lontano… E sorrideva: ancora una volta aveva catturato e incatenato l’uomo-leggenda. Venissero pure i messaggeri di Zeus a imporle di lasciarlo andare….Questa volta non avrebbe obbedito a nessuno..
E per legarlo a sé per sempre, dopo che fu sbarcato e che si furono ritrovati, gli diede quel dono dell’immortalità che già la prima volta gli aveva offerto invano. Che importava se i suoi capelli erano ormai senza colore, e se le rughe solcavano il suo viso?.... Il tempo si sarebbe fermato, e nessun altro cambiamento rovinoso avrebbe turbato la fissità del suo aspetto di adesso.
Hermes , come già in passato, venne più e più volte a rimproverare la ninfa ed a portarle il divieto degli dei. Ma nulla cambiò quel miracolo che era l’eternità, e - in essa – l’amore di due immortali…
Finché un giorno lei guardò nella grande conchiglia colma d’acqua trasparente come cristallo. Lei vi leggeva il lontano e il futuro. E prima che si rendesse conto del pericolo, le apparve l’immagine della sposa lontana di lui. Il suo corpo, su cui il tempo era passato senza pietà, giaceva su un vecchio letto nuziale, accanto ad un posto vuoto Soffriva ed aveva freddo, nella carne e nel cuore. La vide anche lui, giunto in silenzio alle spalle della ninfa.
Se le leggende narravano del suo viaggiare, del partire e ripartire, narravano anche, si sa, del suo ritornare. Se era tornato una volta per riprendersi la sposa ed il trono, se era poi tornato ad Ogigia per riprendersi un sogno, perché adesso non avrebbe dovuto tornare per riprendere il suo posto sul letto delle nozze, delle nascite e – ora - della morte?
Invano la ninfa cercò di far sparire l’immagine ed il presagio. Lui aveva visto.
Sciocca e imprudente era stata, a interrogare l’acqua di cristallo; così come, scioccamente, non aveva pensato a rendere inservibile la nave, per prevenire ed impedire un nuovo partire e un nuovo abbandono. Ma tant’è: non se n’era andato una volta su una semplice zattera?
E anche adesso, fatti i necessari e veloci preparativi, lui era inesorabilmente ripartito, solo e immortale, verso la sua terra e la sua casa.
Là, tra le pareti della reggia non c’erano stavolta né un’aria di guerra, né principi rivali, né tele tessute e poi sfilate… C’era, quando giunse, solo il silenzio, quello della pena. E c’era l’eco dello sguardo della sua sposa che l’aveva riconosciuto; c’era l’eco flebile della voce di lei che diceva il suo nome…
Lui le rimase accanto fin quando si spense…; sapeva, sentiva che l’aveva perdonato… e si riappacificò con se stesso.
***
Poi ripartì.
Ma non tornò dalla ninfa, perché certo lei non l’avrebbe più accolto tra le sue braccia… E non tornò soprattutto per non turbare la sua anima e la sua sventura: per tutto il grande mare, le voci narravano che lei aveva perso la bellezza, la giovinezza e l’eternità. Era stata forse una punizione degli dei?
Certo comunque non avrebbe voluto che lui la vedesse priva della perfezione di sempre e dell’ immutabilità.
L’eroe della leggenda partì, dunque.
E tornò e ripartì da vari luoghi , sempre diversi, sempre innamorato del viaggio e della sfida. Per l’eternità, ormai. E cambiò spesso il suo nome, per non svelare un segreto che lui stesso non avrebbe saputo spiegare.
Fu Colombo, fu Achab, fu Bowman navigatore tra le stelle : fu e sarà sempre una nuova leggenda
Etichette: racconto

0 Commenti:
Posta un commento
<< Home