mercoledì, aprile 25, 2007

Tre storie di sentimenti

Il mio fidanzato e Carla.


Quella sera vennero a trovarci degli amici di Paola .
Non so che stessero facendo le altre cinque coinquiline. Se solo che si erano messe subito a chiacchierottare con i nuovi arrivi . Io stavo lavorando alla tesi , da ore o da secoli . Non facile in quella specie di ‘bordello’: le carte erano “sudate” ed io pure.
Intanto uno dei nuovi si avvicinò e cominciò a ronzarmi intorno con voce suadente. Voleva uscire. Con me. Figuriamoci: cos’avrebbero detto i miei rompiballe francesi se li avessi traditi? Ma tra il loro strutturalismo sui miei libri e il ronzante , l’ebbe vinta lui, con quello stressantissimo invito ad andare chissà dove. E poi…in fondo….”era il maggio odoroso”…
Fu così che cominciò la storia.
Le mie amiche quella sera mi seguirono, di nascosto, rasenti ai muri , tra viuzze del centro storico e locali bui: avevano scoperto che lui era specializzando in ostetricia-ginecologia e… volevano vedere cosa sarebbe accaduto tra noi..!
No comment.
Cominciammo ad uscire quasi tutte le sere. I francesi non dicevano niente. Ed io volavo sui tetti come in un quadro di Chagall.: lontano per un po’ dalle parole scritte e da scrivere
Non che avessi perso la testa, s’intende. .. E neanche lui.
.
Tant’è che la nostra cinghia di trasmissione cominciò presto a dare segni di qualche cedimento. O almeno così mi pareva..

Un pomeriggio tardi lui lo trovai in casa ,seduto sul letto della più bugiarda del gruppo, e la più stronza ,vissuta e brava a recitare. E poi altri pomeriggi ancora. Seduto, lì, a parlare – diceva – mentre aspettava me. E si capiva che lei aveva indagato sui i suoi di lui segreti , anche quelli che io non conoscevo…
“Lingua mortal non dice quel ch’io sentivo in seno….”
E poi, qualcos’altro stava per accadere …Lo dicevano le mie antenne sensitive.

Lui parlava meno. E in questo silenzio i suoi occhi guardavano i miei solo obliquamente e da sotto le ciglia socchiuse…. Vecchi di mille anni , come se nascondessero qualcosa…
E venne la partenza per le vacanze: due mesi di ritorno a casa.
Io al nord. Lui al sud.
E al Sud, ne ero certa, qualcuno lo aspettava, forte di una promessa…
Lo sentivo. Senza che niente fosse accaduto, senza premesse o spiegazioni. E sapevo che io non l’avrei più rivisto.
I miei sguardi, non erano più“ridenti e fuggitivi”…
Non ci salutammo, prima della partenza. Come se non ci fossimo mai conosciuti..
Con lui sparì dalla mia stanza una delle foto di gruppo, nel giorno della laurea, ….

Fine settembre.
Una mattina , alla stazione della Città, il mio treno arrivò da est, incrociando un treno che arrivava da ovest. Giusto il tempo, una frazione di secondo, per rivederci lui ad un finestrino ed io a quello in senso opposto. I treni si fermarono. Io scesi guardinga perché non volevo rivedere la sua faccia . Aspettai che i passeggeri dei due treni defluissero a poco a poco fuori della stazione.
Anche lui aveva fatto la stessa pensata. Così ci incontrammo nell’atrio ormai svuotato . Dovemmo per forza salutarci.
Qualche parola di saluto, qualche flash-back…Ma mi aveva chiamata…. Carla ( che non è il mio nome). Dico: Carlaaaaa!....

Si offrì di accompagnarmi all’università ed io dissi di sì, grazie.
Mi seguì per tutta la lunga serie di strade e stradette, lui in compagnie della sua pesante valigia senza ruote….
Poi gli chiesi di aspettarmi nell’atrio della facoltà, mentre andavo dal, mio prof. preferito, per un “breve” colloquio. Aspettò due ore due. Finché mi decisi a far capolino dallo studio , “dispiaciuta” per l’impossibilità di muovermi : lo salutai frettolosamente . Dalla porta appena schiusa. Senza cenni a strette di mano. A nome mio e di Carla.


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