La mia amica Alice, col vestito rosso.

Tanti modi di essere Alice . a volte basta che una parola, un nome vengano a galla nella mente ed ecco che trascinano con sé grappoli di referenti…alcuni ci appartengono, altri ci toccano appena. . a me è successo con Alice. Quanti modi di essere Alice! alice sat, alice flat, radio alice, alice di lewis carroll, alice di de gregori, alice nome comune, la mia amica alice…
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Controllo la vecchia, piccola rubrica cartacea, di uso quotidiano. Manca qualche numero nuovo, o qualcuno è scaduto ? c’è troppo disordine per il cumulo di annotazioni e “codicilli” ? è per caso arrivato il momento di comprarne un’altra ?
Vediamo un po’..
La lettera A. Pagina potabile, anche se manca un numero o due, che per altro so a memoria; anche se c’è un’annotazione di sghembo, un po’ pasticciata e di un altro colore … E anche se c’è il numero della mia amica Alice. Anzi, tre numeri: il numero di casa, di cellulare e quello di un telefonino di riserva.. Il numero più usato è il secondo.
Mi è difficile parlare di Alice; desideravo farlo, ma non credevo di soffrire di afasia…
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Diciamo che Alice è giovane e bella, con i suoi lineamenti sottili e gli occhi cerulei. Alice sorride e parla con te: parla di te, di sé, di tutto, oserei dire senza veli, nel senso di segreti o sensi nascosti e taciuti. Ma anche con delicata riservatezza, se il discorso scivola su altri da sé. Non ha paura di confessarti un suo problema , né si vanta quando ti comunica i suoi entusiasmi o parla di suo figlio.. C’è poco tempo per conoscersi, a scuola, tra un’ora buca in comune e tante altre piene. Ma Alice sa essere trasparente, e di ora in ora, una alla settimana, e via via negli anni scolastici che scorrono per i cazzi loro, si viene a sapere l’una dell’altra quel tanto che basta per sentirsi a proprio agio quando ci si incontra o ci si telefona.
Il periodo più denso di telefonate è stato circa tre anni fa, e per una lunga durata. Poi basta.
E’ stato un periodo di parole dette per dire, di parole di speranza, di domande con piccole risposte, di commenti alle cose belle, di confidenze sulla fatica di vivere, di accenni al futuro non so più come o quale…
Alice ed io ci telefonavamo di tanto in tanto, perché lei era a casa da scuola, e per più di un anno. Era tornata per un po’. Poi, ancora, ma en passant, verso metà giugno per salutare le alunne di quinta: voleva stare un po’ con loro, che le avevano scritto una volta, più volte, tamte volte; ed aveva dei libri per i loro esami… Sorridente. Generosa.
Dopo di allora, nonostante le sue promesse di tornare, non si era più vista, con quel suo passo leggero nei corridoi. Risucchiata da malattie terapie ed altro ancora.
L’ultima volta che l’ho incontrata, portava un vestito rosso , che sembrava dare un po’ di colore e calore al suo viso smorto.
Era l’unico segno di vita, per quel corpo appoggiato sul marmo nudo, in quell’inverosimile inaccettabile realtà della morte. Nella solitudine e nel vuoto di quel luogo freddo e terribile, nonostante l’afa estiva; definitivo ma anche provvisorio, in quell’ attesa dei necrofori.
Ho usato il presente, più su, nell’iniziare il discorso su di lei. Perché forse è come se fosse ancora viva, e solo un po’ lontana. E non sono fin qui riuscita a togliere il suo numero di cellulare.
Sento ancora le sfumature e il tono della sua voce.
Ciao, Alice.
Olio su tela, di Frisardi

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