La controequivalenza

e tu sei lì
lì da sola
nella stanza dei libri
o della tivù.
nessuna voce infrange
nemmeno per magia
il silenzio della casa
(bibidi bobidi bu)…
solo – lo senti ? –
solo tu senti
il tuo fiato raspante
nel vuoto
- noiassenza di qualsivoglia parola -
quanto ai pensieri,
bè, vanno in punta di piedi,
loro,
e sono, quelli di oggi,
uguali
a quelli di ieri
sarà per questo che
- benché maledettamente seri –
sono fuori dalla legge
della domanda e dell’offerta.
nessuno te li chiede
o li vuol sapere
L’unica legge che li governa è quella del silenzio: non
quello neutro della casa… ma il silenzio oserei dire dell’umano:
Sono io l’umano che non osa stendere parole di miseria corporale,
di disfatta dentro e fuori e non osa spaventare nessuno – non più di tanto -
nemmeno se stesso con le parole proibite del fastidio e del male.
E temo quelle sussurrate dai presenti o sparate ai quattro venti
non appena mi giro o vado via
E l’umano è anche l’insieme degli altri. non so di preciso come suoni
per loro la legge del silenzio…ma certo sanno che ad un loro “come” o ad un “perché”, da me verrebbe una risposta difficile da patire o deglutire, come è stato – per loro –difficile far uscire di bocca la domanda “How are you”.
Se è, questa, la regola del “chiedi e ti sarà dato”… su cui si fonda il dialogare, per contro-equivalenza, la legge del silenzio diventa “non chiedere, e non ti sarà dato” ( e poi “fingi di non vedere”, “ guarda l’orizzonte” ,“ evita lo sguardo che hai di fronte ”). Per scansare la doppia sofferenza nel dire e nell’udire, si sceglie, umanamente, il tacere. In fondo c’è coerenza..
La conversazione langue
e così pure l’esangue elemento umano
e tu ti spegni prima ancora
che sia ora.

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