giovedì, dicembre 21, 2006

Alice 2: Alice guarda i gatti...


Tanti modi di essere Alice . a volte basta che una parola, un nome vengano a galla nella mente ed ecco che trascinano con sé grappoli di referenti…alcuni ci appartengono, altri ci toccano appena. . a me è successo con Alice. Quanti modi di essere Alice! alice sat, alice flat, radio alice, alice di lewis carroll, alice di de gregori, alice nome comune, la mia amica alice…



ho cercato in internet le parole di questa surreale canzone di de gregori. primi anni settanta. delle parole cantate ho sempre e solo afferrato e fissato qualche brandello:
alice guarda i gatti… ma io non ci sto più, grida lo sposo e poi… lo sposo è impazzito oppure ha bevuto…. la sposa aspetta un figlio e lui lo sa…e cesare perduto nella pioggia aspetta per sei ore il suo amore…ma tutto questo alice non lo sa…
e perché c’è lili marlene?
e chi è mai irene?
e cesare è lo sposo? o è un elemento del paesaggio?
e dal sole del primo verso come si è andati a finire al tram di mezzanotte…?
ma che importa…
c’è magia e morbida ruffianeria nelle parole come nella musica e , perché no, nella voce con cui ti culla questa canzone.

non so chi sia alice in questa storia, cioè che personaggio e che ruolo rappresenti…
certo a livello più o meno subliminale mi ha sempre vagamente evocato – credo - l’ alice della favola. non tanto lei in sé e per sé, quanto le meraviglie che le si aprono davanti agli occhi. quindi alice era ed è l’idea di stupore di fronte al mondo. o alla scoperta di un fatto particolare, di una situazione tra le tante.

così, mentre io e lui ballavamo stretti nel semibuio della sala, strusciando i piedi sul pavimento appena appena, le parole della canzone mi suggerivano sottovoce, all’orecchio e al cervello, l’idea che alice in fondo fossi io. ero ‘dentro’ una storia come quella di de gregori, e nello stesso tempo la stavo a guardare da fuori. sicura di avere capito perché lui non si lasciasse andare completamente, perché non dicesse mai tutta e chiara la verità sui sentimenti..
quello che ballava con me,io lo sapevo ma lui non sapeva che io sapevo, era lo sposo della canzone. forse aveva gridato impazzito, con un grido segreto e silenzioso, quando ormai c’erano tutti quei cappelli dietro di lui durante la cerimonia. la sua sposa aspettava un figlio a sorpresa e c’era ben poco da gridare e gridare no in silenzio. adesso io e lui … magicamente incrociati per la prima volta: dopo tanti anni da cappelli, sposa e figlio di cui mi ha sempre taciuto, come a volerli far sparire col silenzio. lui è qui con me e io so, come alice, con stupore, che questo amore clandestino finirà presto. proprio perché so. vedo già avanzare l’autosuggestione volitiva dell’indifferenza che caccia giù il pianto. indifferenza come quella dei gatti che muoiono nel sole. e io, come alice, un giorno, non saprò più niente di lui delle sue attese o altro sotto la pioggia, perché saremo tornati sui nostri due pianeti diversi…
alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole mentre il mondo sta girando senza fretta
che intimo e pallido stupore, per Alice e per me, scoprire che gira il mondo gira come sempre…
che io posso strusciare i piedi qui guancia a guancia con lui e sentire il calore del corpo ma anche vedere la scena dell’adesso e del poi
che io posso immaginare i pensieri di lui – adesso - nel sentire e ricordare, assieme alla canzone, il suo grido muto di allora, le radici della sua storia: che una sposa aspetta un figlio e lui lo sa…