mercoledì, agosto 02, 2006

Personaggi e Sogni:Emma e Violetta


Emma Bovary, trascinandosi dietro il prosaico Carlo, andò al ballo: la sua capacità di sognare era in cerca di un oggetto del desiderio. Sognare l’amore, la bellezza, i languori infiniti... in un’aura possibilmente senza tempo. Emma sapeva sognare; come lei non sapeva sognare nessuno: lei cercava l’Essenza.. Ma l’essenza, si sa, è volatile...... ed il suo patrigno Gustave aveva saputo solo avvelenarle la vita. Letteralmente.
Ecco, uno sguardo incrociò da lontano il suo: era lo sguardo di un uomo elegante, con negli occhi un’ansia di abbraccio e di possesso . Emma si perse, sognante, in quello sguardo e ricamò delicate sensazioni e le batteva il cuore. Riconobbe l’uomo: era Alfredo Germont, giovane, affascinante...; aveva sentito parlare di lui, non ricordava da chi e a che proposito...
Emma non si avvide, però, che lo sguardo di Alfredo era puntato in realtà non su di lei, ma sulla donna che stava proprio alle sue spalle, di bianco vestita, ornata di una candida camelia. Anche questa era una donna che sapeva sognare: con il sogno aveva saputo rivestire di bellezza la sua professione antica nonché la sua passione, vera e nuova, per il giovane Alfredo.
Emma e la signora con il bel fiore, pur essendo dentro alla stessa festa, forse non si sarebbero conosciute mai. Ma sarebbero andate comunque avanti coi loro sogni, ciascuna a suo modo, fino in fondo. Questo è certo. E ignare dell’epilogo.
Emma non sarebbe stata amata da questo Alfredo di cui aveva travisato lo sguardo ( ma nemmeno da altri, di cui avrebbe travisato l’anima). E l’altra donna, pur se amata da Alfredo e anche lei capace di sognare, avrebbe trovato sui suoi passi le regole bugiarde della gente per bene.
C’est à dire, tanti bei sogni ….per niente! Ovvero : solo per la sconfitta.

Anche perché ciascuna delle due donne sognava in modo unilaterale. I sogni di Emma rivestivano tutto il mondo e la vita, ma il suo amante, il fuggiasco Rodolfo, no: più che coltivare sogni propri, rubava quelli degli altri, ne approfittava. E Alfredo? Era sincero, questo sì, nel disperarsi e pentirsi, nel tornare dopo essere fuggito anche lui, ma i suoi sogni erano la copia dei sogni della sua donna , non avevano il prezzo dell’autogestione, così che potevano anche perdersi -distratti - per strada…
Insomma, le due donne erano destinate a finire entrambe contro una barriera di darwinismo, nemica di chi vuol volare via dall’abitudine.. (Si sa, chi non si abitua, chi non si adatta muore… )
Mentre il narratore onnisciente si perdeva in queste chiacchiere, la festa e le danze andavano avanti .
Fra tante luci e lucentezze, Emma e la dame aux camélias continuavano a pensare a lontane promesse di bellezza, non contaminate dalle brutture del mondo ….
E c’era il prosaico Carlo. Carlo che, col suo passo lento e un po’ impacciato, con un inelegante abito scuro e con la forfora sulle spalle, si allontanava verso il buffet… Gli facevano male i piedi. Intanto Emma volteggiava, con gli occhi semichiusi e vagamente sorridente, al centro della sala….