Le Belle Parole: Fetta di Torta

C’è un’altra parola che è spesso presente nella mia testa e pronunciata dalla mia bocca. Magari sottovoce, per non farmi sentire, per evitare la reazione verbale di chi mi è vicino: rimproveri, prediche, e commenti sulla mia stazza. Oltre ad invadenti divieti che negano la libertà dei desideri. Che castrano – anche solo nei pensieri - il bisogno di dolci consolazioni.
La parola è …”torta” … Per lo più inserita in una manciata di altre parole , ad esempio “ah! una fetta di torta!”
Quasi un ritornello. A volte con un po’ di autoironia o di provocazione: che fa sempre rima con incomprensione.
Ma alla fine di un pranzo, come si fa a non pensare ad una fetta di torta? O anche in un pomeriggio qualsiasi, magari sciatto, o di pessimo umore?
L’idea viene da sola, non ha bisogno di inviti. Eccola lì, col suo passo felpato, con la sua parola. Più che un’idea della tua testa ( e relativa esternazione) è , o sembra, una voglia del corpo, una parte della tua fisicità.
“Ah, una fetta di torta!!” Ed infatti , a queste parole magiche ,il desiderio e la voglia entrano negli occhi. Prendono forme e colori diversi, quelle di torte da sempre amate e sognate , che sfilano come in passerella:panpepato, millefoglie, zuppa inglese… Altre hanno nomi straordinari:come il raffinato Saint Honoré, o come il fiabesco Marzapane…
“Ah, una fetta di torta!” Ed ecco la seconda fase, il secondo passaggio dalla parola magica al corpo… Dagli occhi il desiderio passa alla bocca. I sensi vivono. Il desiderio deglutisce. La voglia vorrebbe assaporare.
Ma se la torta non c’è? Non c’è quasi mai.
Le parole, benché magiche, non aprono nessun Sesamo. E lo spirito tortifero, evocato, tace.
Con buona pace dei miei Kili.
Ma non è sempre così.
Questa sera ad esempio è arrivata l’ora della Depressione inconfessata, e della ricerca disperata del Rimedio …. Ecco allora in scena un’altra bella parola, attinente al tema. La parola è Budino San Dolcino ( nome di fantasia , per un preparato realmente esistente ).Parola - àncora di salvezza quando sono negli abissi dell’umore. Quando in casa non c’è neanche un biscotto e la marmellata senza zucchero ormai mi ha snervato. Parola che finisce in –ino e un diminutivo (…?) non può far danno. Parola buona e innocua, perché sponsorizzata nientemeno che da un santo.
E, allora, questa è la sera del Budino San Dolcino…… ( rulli di tamburi, squilli di trombe….., grida della folla esultante….)
La folla sono io, e sono lo chef, e sarò il destinatario.
C’è a disposizione – in dispensa - una discreta gamma di possibilità, quanto a sapori, colori e consistenze budinesche: gusto alla panna cotta, gusto cacao, gusto mou…; per non dire del gusto al caramello.
Scelgo il gusto mou: per via della solitaria , ultima busta della confezione.
Lo preparo, il Budino, secondo i sacri crismi ,o quasi : pastigliette dolcificanti invece dello zucchero …; e gusto arricchito da amaretti piccolissimi che in parte si sciolgono e scompaiono…
Una mesciatina per 5minuti, e alla fine, eccoli i tre piccoli contenitori foderati di liquore e pieni di Budino. Tre, e non quattro, come dice la ricetta…..
Ed io mi abbandono al piacere del palato, al giostrare dei sapori: mou -sapore specifico, cacao – sapore base, amaretto-mio sapore aggiunto, ed altro ancora.
Ma non mi fermo alla prima coppetta:sono così piccole! le fagocito tutte e tre. Unitamente alle loro infinite calorie….
Svuotate le coppette a forma di fiore, ripulito il fondo del tegame col cucchiaio di legno, tutto viene lestamente spinto nel lavello, sotto il rubinetto aperto.. Il corpo del reato deve sparire, non rivelare nessun misfatto….Tutto pulito,….. ……. (Ops! )
Per pulire ancora meglio la mia coscienza, riuscirò a vomitare il mio pentimento….?

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