Il nome del cane

Il nome del cane
Questo cane è un bastardo, un bastardino.
Nero, snello, il muso da volpino; pelo corto. Un po’ “corto” anche lui.
Seduto, sta nella posizione di chi scruta i dintorni: la sua schiena è dritta, le sue zampe tese, le orecchie vispe e puntute. Guardiano immobile.
E’ il cane dei vicini dei miei vicini, cioè abita un po’ più in là della mia casa.
Il suo nome è Ringhio, anche se la mamma dei suoi giovani padroni – quando viene in visita - in ricordo di vecchi western lo chiama Ringo.
Se è vero che c’è corrispondenza tra le parole e le cose da esse nominate, Ringhio ne è la dimostrazione: infatti non ha un bellissimo carattere.
Se dalla strada ti avvicini al suo cancello, lui ti fissa senza dar segno di emozione o di reazione. Ti fissa. Inespressivo. E anche tu lì per lì resti muto e inespressivo, perché lui ti ha bloccato. Smorzato.
Se poi cerchi di instaurare un semplice dialogo, perché ti spiace vederlo lì da solo per tante ore del giorno, lui non ascolta minimamente le tue parole: tu bamboleggi e lui abbaia insistente con toni acuti, così le sue parole coprono le tue. Non ti ascolto, vai via, questa è la mia casa, che ti frega di me ? Sembra dire.
Ringo dunque ti sfida e Ringhio, sordo ai richiami della socialità, ti umilia e ti allontana.
E’ fedele solo ai suoi padroni ed al loro territorio.
Quando al mattino presto i due ragazzi partono per il lavoro, il bastardino se ne resta lì, un po’ interdetto, sul retro della casa: fino ad un minuto prima, una festa di saluti , carezze, scodinzolamenti e gemiti…(quasi un orgasmo), poi la scoperta, ogni volta come se fosse la prima volta, di essere rimasto lì, infinitamente solo...
Io lo vedo, dal retro di casa mia.
E allora comincia il concerto di Ringhio, quasi un deghejo.
Col muso puntato verso un cielo indifferente, lancia un ritmo di luuuuuunghi guuuuuaiti tuuuuutti uuuuuguali e sottotono. Quasi un lamento umano prolungato e sottovoce: un’ angoscia sommessa.
Per un tempo che non finisce mai.
Tu da lontano, mentre fissi il tuo prato, non resti indifferente. Ma sai che non puoi buttargli una voce di consolazione. Sai troppo bene che non conti niente per lui e per il suo orgoglioso senso di appartenenza.
Comunque, non rinunci alla tua solidarietà –silenziosa - col piccolo bastardo.
E pensi che il rude Ringhio tra te e te lo chiamerai Pianghio.

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