giovedì, luglio 20, 2006

Lui che non abita più qui


L’ho visto poco fa in TV, e l’ho riconosciuto, dopo un attimo di stupore, mentre mi muovevo per la cucina e mi occupavo dei fornelli.
Era lui. Dopo decine di anni. In un film che non conoscevo e a cui avevo tolto l’audio.
Non l’avevo dimenticato, no, ma riposto in qualche posto, sì, giù in fondo. Pronta anche a farlo riemergere dalla memoria lontana, certo. E a recuperarne alcune immagini abituali. Ma sicuramente non l’avrei ricordato con “questi” particolari così vivi che mi sono trovata davanti appena adesso.
Come un inatteso e incredibile riassunto visivo di lui.
Ne ho riconosciuto il colore identificativo: fulvo, caldo, con quei riccioli ondulati.
Ho riconosciuto con sorpresa il suo modo di correre... L’ho visto venire verso lo schermo, e verso di me, con lo slancio totale delle grandi falcate e l’entusiasmo di un bambino.
Ho riconosciuto con affetto le sue mitiche orecchie al vento, nell’aria della corsa: quasi una scia dorata.
L’ho visto poi in braccio a qualcuno, tenuto a mo’ di infante, a pancia in su: ed ho riconosciuto, qui, la sua aria di botolo stupido, ciecamente innamorato di chiunque e pronto a qualsiasi posa.
Ho riconosciuto il suo corpo ciccioso.
La sua aria da eterno fanciullo.
L’ho visto, poi, su un tappetino stinto, sdraiato di fianco e addormentato. Ho riconosciuto allora l’aspetto triste che aveva nel sonno: come quello di un monello inerte.
Ho riconosciuto il suo abbaiare improvviso, anche per niente, e il suo correre via senza salutare.
Poi il film in TV ha cambiato argomento e sequenza. Dal cocker è passato ad occuparsi del suo padrone e poi a scene di guerra.
Sono rimasta un po’ così. Con l’impressione di lui vivo, assieme a tutti i suoi gesti e i suoi tic; e poi di lui sparito, un’altra volta, e non c’era più. Proprio più.
Ciao Kid.
L’avevamo chiamato Kid, come il Nembo dei fumetti.
Quando arrivò neonato in casa nostra, nessuno lo aspettava né sapeva niente di lui..
Mio padre quel giorno non passò per la porta del giardino, sul retro. Suonò invece il campanello dell’entrata principale, per fare più teatro..…
Andammo ad aprire la porta grande, io e mio fratello, e – mi ricordo - entrò un gran sole nel corridoio in penombra e sulle vecchie piastrelle lucidate a cera....
Poi comparve sulla scena il microbotolo, che dormiva ed era lì, proprio tutto lì, nel palmo di una grande mano .