Trascolorante

Nella stanza buia c’era solo lei, invisibile o quasi : facilmente trascolorante com’era, si confondeva con i colori e le sfumature di porte o di pareti, nelle cui solidità scivolava e svaniva.
La stanza, come le altre della casa, le pareva nota nei suoi particolari, anche quelli che il buio nascondeva . Ma sentiva che quello non era il suo posto.
Per quanto i suoi sentimenti fossero attenuati, ovattati, quindi nell’impossibilità di farla realmente soffrire o gioire, sentiva una sensazione di disagio: qualcosa di amaro serpeggiava nell’aria e dentro di lei. Non ne conosceva il motivo, anche perché si muoveva o trascolorava , sì, da una stanza all’altra, ma senza il senso della propria identità e di quella dei luoghi. Era in uno stato di lieve stordimento come quando, appena svegli, non ci si è ancora orientati dal mondo dei sogni a quello reale.
La cosa durava da qualche giorno. Cos’avesse provato e come avesse vissuto prima, non lo sapeva. Nessun ricordo preciso.
Nella casa c’era qualcuno, qualcuno che vi si muoveva, entrava e usciva, parlava al telefono o a volte da solo. Da sola, meglio. Perché – lo intuitiva – era un qualcuno di genere femminile. La figura della donna non le era chiara, se non nei contorni e in qualche colore: chi era? Cos’avevano a che fare l’una con l’altra? Chi le aveva messe insieme, e perché?? Anche l’altra la vedeva? E si poneva forse le stesse domande? Questi erano i suoi pensieri : leggeri e quasi informi, forse perché la sua mente era rimasta per metà in un altro posto, da cui era stata strappata.
I giorni e le notti passavano, ma lei era come perduta nel vuoto, senza nessuna coordinata. Trascolorando nell’ombra, aveva visto delle foto sulla libreria : sembravano quasi familiari, ma non avrebbe saputo dire di più, per riconoscerle o riconoscersi..
Una sera , mentre stava scrivendo nella stanza dei libri, la donna – alzata la testa dalla scrivania - la vide per la prima volta e la guardò, fissandola per più di un attimo. Non mostrava però il minimo stupore e sembrava, anzi, in attesa di una parola.
Lei si sentì come scoperta, in quel mondo non suo. E non aveva niente da dire. A chi, in fin dei conti? e perché?.. Così, nel suo consueto e ovattato silenzio, preferì trascolorare verso la porta scura e poi, via via , in altri spazi della casa, altrove …
Ma non era padrona dello spazio , cioè di muoversi e di uscire da quella casa: era vincolata ad un posto non suo . Ignara di tante cose. In mezzo a tante stranezze.
Anche la donna sembrava a volte - e a modo suo - a disagio, non padrona di sé o di progetti. Inattiva per ore, incapace a volte di reagire persino al salvaschermo del computer
E nei suoi pensieri si avvertiva un veleno persistente , capace di paralizzare qualsiasi azione e trasformare i pensieri in idee fisse.
E nel veleno c’era – densa – la paura del futuro e dell’ignoto, la paura di essere tremendamente sola , in compagnia di aggettivi come ultimo, finale, terminale…Tutto, poi, ( inazione, paura, idee fisse ) ruotava attorno alla scoperta del Male e alle parole “brutte”, fastidiose, che lo definivano e denominavano.
Per questo la donna attendeva una parola da lei . Almeno una.. E l’attendeva ogni volta che la incontrava nelle penombre della casa.
Poi, una sera, Trascolorante colse un’altra Presenza, lì con loro: Indefinibile, Invisibile e Silenziosa. Intimamente unita alla donna, era parte di lei. L’Entità , la Presenza, non usava parole per comunicare, ma un linguaggio cifrato e segreto, simbolico e allusivo. Trascolorante ne colse qualche frammento. “Vide” - in un’ immagine fuggente - protettive braccia di madre a forma di culla e con dentro un bambino. Intorno, i lunghi capelli a ventaglio sulle spalle materne riparavano dal buio della notte o dall’umida rugiada….
Quest’ immagine si ripeteva nei ghirigori mentali della donna, senza che lei la percepisse nitidamente , e con questa anche altri flash suggestivi e soprattutto subliminali : una figura, un brevissimo ricordo, una parola di conforto e di sicurezza.. Anche un’immagine di occhi scuri e veggenti che penetravano nel domani. In uno di questi ricordi -lampo, Trascolorante vide o intuì anche se stessa.
Capì, allora, che la donna o l’entità ( ovvero il suo Inconscio ) l’avevano evocata: per un aiuto. Per una parola chiarificatrice. Come se lei potesse dare forti sensazioni protettive. Come se potesse rivelare il futuro.
Era lì, quindi, per una risposta ai veleni del Male, della paura, dell’ignoto e dell’attesa….
Sì, lei “sentì” in quel momento di essere la pallida immagine di una madre morta…
Si riconobbe nelle foto della libreria…
Ma non sapeva niente del futuro: quella era una fantasia umana, un bisogno di conoscere il proprio destino ed un bisogno di legare i vivi ai morti. Nessuna risposta, quindi.
La donna alla scrivania era tornata con lo sguardo al computer. Si chiedeva perché vedere il fantasma non l’avesse , nemmeno una volta, stupita o spaventata. O perchè non le avesse dato una risposta Perché..., concluse, i fantasmi non esistono. Esistono solo immagini trascoloranti, che noi evochiamo quando sussurriamo il nostro bisogno di loro, degli affetti o delle parole che vorremmo sentire.
La donna lasciò andare l’immagine che l’Inconscio aveva voluto. Non la guardò allontanarsi , né la cercò più.
Trascolorante tornò da dove era venuta, con i suoi sentimenti ovattati e silenziosi, senza soffrire per questo secondo distacco dai vivi, e senza nemmeno gioire per il ritorno alla sua dimensione. “Sentiva” solamente che sarebbe tornata in pace al suo posto.

0 Commenti:
Posta un commento
<< Home