A Proposito di Ragassa Grassa...

Dapprincipio
Dapprincipio ci fu il sovrappeso.
E il sovrappeso era mio.
Era tutto mio – dall’origine delle mie colpe, al rimedio da trovare.
Poi venne la parola “obeso”.
Se è vero che i suoni delle parole sottolineano il loro significato, allora qui ne abbiamo un esempio.
La parola “sovrappeso” è così lunga e così quadrisillaba, che l’eccesso di peso, in essa indicato, un pochino si diluisce ed assottiglia nel distendersi della parola. Nonostante l’abbondanza allusiva delle due / pp / e del totale delle lettere, la parola non fa paura, non più di tanto. Suggerisce l’idea di una quantità che è umanamente possibile scalfire e ridurre : lo dice anche il suono dolce e non sibilante o aspro della /s/ finale, mentre la vocale aperta / a /, al centro della parola, sembra aprire un piccolo spazio di luce tra altre vocali chiuse e non propriamente rasserenanti... Insomma: chi è sovrappeso può farcela!.
E la parola “obeso”? Basta ascoltare il suono della /b/: pieno, potrebbe riempire la bocca con la sua sonorità rotonda , e rimbombare nel cavo orale, mentre allude ad un’idea di abbondanza. Abbondanza naturalmente di sapori e delle loro conseguenze…Quelle due /o/ chiuse, poi, all’inizio e alla fine della parola, le danno un tono basso e cupo, ed anche sonorità senza alcuna allegria. La brevità della parola, infine, suggerisce che forse in questo caso c’è ben poco da dire
( e da fare …)
Grassa Grassa
….. Perciò sono andata dal dietologo. Con tutti i miei dodici chili in più, accumulati in un anno.
E con gli altri ( quanti?) accumulati prima e prima ancora: dopo aver smesso di fumare, o dopo che le medicine erano aumentate e aumentate, come i miei anni… E non me n’ero quasi resa conto, come se il primo periodo dell’ingrasso non fosse mai ( mai) esistito…Forse perché non era proprio eclatante-eclatante…Sono andata dunque dal dietologo, e non solo con i miei nuovi chili , ma anche con il pensiero triste dei vestiti nuovi, mai messi, perché ho cambiato velocemente due taglie….Sono andata con le mie forme “nuove”, sporgenti e ricurve come rotoli di asciugatutto, se non addirittura sfacciate ….
Soprattutto sono andata con il mio cervello bacato, che mi fa sentire cinque o sei volte al giorno la voglia di mangiare…., via via fino a tarda ora, verso mezzanotte, quando “devo” prendere latte e biscotti, o qualche puttanata salata.
Il dietologo mi ha definito da subito “ un caso difficile”, per una serie di concause… E con questo – fin dal nostro primo incontro - mi ha fatto scattare in testa un ulteriore meccanismo autodistruttivo: cioè un “di più “ di sfiducia in me stessa. Oltre che sfiducia e spirito critico nei suoi confronti ( of course..)
Ma se si è “critici” verso il dietologo, non è come entrare nell’anticamera del Rifiuto di lui e della sua Dieta? E lui, questo, lo dovrebbe sapere…
Comunque, niente paura…. Non ho corso il pericolo di rifiutare lui o una dieta… Per il semplice fatto che non me ne ha prescritta nessuna: né al primo incontro, né al secondo, né al terzo… La prima volta, facendo appello alle categorie dell’apertura mentale ( la mia ) e del beneficio del dubbio, ho pensato che volesse darmi il tempo di toccare con mano i miei errori: niente dieta, ma stesura di un “Diario alimentare”. Seconda volta: rilievo di errori ed erroretti, e , come compiti per casa, ulteriori pagine di diario… I chili intanto non accennavano a cambiare in meglio…. Terzo incontro: basta diario, di dieta non si parla, e c’è solo qualche blanda indicazione: meglio una mela anziché il mezzo panino, non abbinare alimenti che iniziano con la lettera P ( Piselli, P-fagioli, P-zucca, Pizza, Pane, ecc), et similia.
E ci vediamo fra due mesi.
E tra due mesi che taglia raggiungerò?
E perché non mi prescrive una dieta? Mi ha dato per persa in partenza? Ipotesi plausibile.
Comunque sia, non mi sento certo sorretta, incoraggiata e guidata … Gli ho chiesto se almeno esiste un rimedio naturale che mi aiuti a non sentire lo stimolo costante della fame. Mi ha prescritto tutt’ altra cosa: non una medicina che mi tenga chiusa la bocca, ma compresse che mi facciano correre in bagno, tra sommovimenti intestinali e flatulenze … Io obietto: ma questa, dottore, è un’atmosfera da girone infernal dantesco.... ( anche perché già c’è il diuretico che la mattina, al lavoro, mi fa abbandonare la mia postazione più volte ). Naturalmente lui non coglie la citazione letteraria né il suo lato grottesco. E, sempre più intenzionato a ispirare fiducia, mi dice che devo decidere io se tenere i piedi dentro o fuori dal suo ambulatorio! …
Dopo qualche tempo gli ho detto educatamente addio. Da signora. Senza recriminare. Per e-mail.

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