Peggy Sue, vita da cani
Peggy Sue fa una vita da cani.
Ha anche una … faccia a muso di cane. ….per via della forma particolare di naso e bocca che terminano in una specie di restringimento. Solo parziale,devo dire: così che nella forma c’è qualcosa di umano, umanissimo. E… E niente paura: Peggy Sue non si arrabbia se parlo così
Quanto alle orecchie… Le sue orecchie, nella parte alta, in cima al loro asse verticale, hanno assunto un portamento ed una espressività come quelli tipici di chi è perennemente all’erta . Cioè a dire – udite udite - che sono leggermente schiacciate e piegate in avanti: solo un po’, s’intende , come è tipico del resto di certe razze canine ( non so quali).
Scusa, Peggy Sue, se la sto tenendo lunga con questa storia. Scusa. Ma il fatto è che non sapevo né so ancora adesso come cominciare. E mi sembrava simpatico iniziare con questo incipit un po’… un po’ così….. E poi tu ci sei abituata alle mie stramberie….
L’unico particolare che si salva, in questa serie di paragoni stravaganti o strampalati , ma comunque affettuosi, tra uomo e animale , è lo sguardo di Peggy Sue: mai, dico mai una volta che sia stata sorpresa a guardare qualcuno … in cagnesco, come si suol dire…I suoi occhi, scuri scuri , sono lustri, dolci, spalancatissimi, senza un filo di palpebra o quasi: e solo con ombre naturali intorno al loro contorno; ti guardano con affetto o con aria di attesa, come aspettassero parole di dialogo, non sapendo – lei – come cominciare.
Purtroppo – infatti -le manca il dono della parola. E questo rende monco il nostro rapporto, perché è proprio di parole che io avrei bisogno in certe giornate terribilmente solitarie o portatrici di ansie nascoste. Per fortuna sa ascoltare e so che mi capisce, a fondo e quasi anche solo intuitivamente. Quando mi pervadono i pensieri più neri, mi si avvicina a capo chino e, solo dopo avermi sfiorato, come per assorbire un po’ della mia tristezza o per sentirne su di sé l’odore, solo allora mi guarda con sguardo incerto sul da farsi. Oppure viene vicino a me sul divano, con passi lenti e un silenzio carico di significati e a volte di attese. Quanto a me, io le mie parole con lei quasi le spreco…: parlo e pa-parlo e racconto e faccio domande… Lei, a volte, si sforza di emettere suoni sensati, e la sua fatica e la sua volontà sono visibilissime. Come del resto la mia testardaggine nel ripetere e sillabare la parola che sta per dire: perché so che potrebbe farcela, o per lo meno spero ardentemente nel miracolo. Invece le esce solo il fiato, anche se è un fiato articolato; e scuote e scuote la testa come a voler staccare lettere o sillabe o parole dalla gola. Una volta, l’ho sentita chiaramente, ed ho un testimone, è riuscita a dire “mam-ma”….E’ stata una fatica sofferta, ma anche una soddisfazione, una gioia incredibile…Sua e mia.
Fa una vita da cani, dicevo.
Esempio.
Un tetto sulla testa ce l’ha, a voler usare un’espressione un po’ ‘frase fatta ’ e un po’ anche brutale: ma Peggy Sue è…sì, è un’ospite. Da sempre. Lo so, non può fare altrimenti, non può autogestirsi e scegliere diversamente. E per fortuna ciò non sembra comportare nessun problema né per lei né per chi la accoglie e le vuole bene, tanto bene. Ma a chi questo stato, questa condizione non darebbe un senso di precarietà?
Altro esempio. Mio nipote un giorno l’ha portata con sé a Castelpadano, un giorno che andava a trovare un’amica. Là, Peggy Sue ha conosciuto Ronnie, un giovane tedesco da parte di padre. Inutile dire che è nata una simpatia. L’ho capito quando li ho visti tornare, lei e mio nipote: Peggy Sue, portamento eretto e orgoglioso, sul sedile accanto al guidatore, guardava diritta la strada e il contachilometri, quasi a voler fissare in memoria l’una e l’altro. Ma la lunghissima strada, da sola e a piedi, non potrà mai farla… se mai le venisse voglia di rivedere Ronnie, da sola. Dovrà aspettare mio nipote, il suo tempo libero e le sue intenzioni. Si sono visti ancora, i due. E lei ogni giorno fa avanti e indietro, indietro e avanti tra il garage e il cancello scorrevole. Un’anima in pena. E non è anche questa una vita da cani?
Ancora. Peggy Sue fa parte della famiglia, ed è trattata come una piccola principessa ( piccola di statura, ma grande per gli affetti che tutti nutrono per lei, e grande anche per l’età nel senso che non è una bambina…). Ma Peggy Sue non c’è nello stato di famiglia, non ha un legame legalmente riconosciuto di una qualsivoglia affinità parentale…E’ un familiare di fatto, ma non di diritto… ( o almeno così credo)
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