domenica, febbraio 25, 2007

Il mare d'inverno

Sono andata qualche giorno al mare…
Mare: grande psico-metafora dell’infinito e del respiro vitale, per me che sto sempre nel piatto piattume della pianura , nella nebbia o nell’afa , prigioni fatte di niente ma a lungo andare senza slanci…
Sono dunque al mare.
Il mare d’inverno, con il cordolo di sabbia lì sulla spiaggia, a fare da baluardo contro marea e onde.
Il mare freddo e un po’ estraniato, nel suo vestito abbottonato e nei colori di stagione .
Il mare che sembra voltarti le spalle aggrottate, chiuso in se stesso, quasi a voler trattenere il poco tepore che gli resta.
O quasi a volerti dire che sta bene da solo, che non vuol vedere nessuno, e guarda l’orizzonte.
Come te, del resto. E il cielo è grigio e velato, e anche lui per conto suo.
Non si vede, ma c’è o sembra esserci uno spolverio di acqua iodata , vicino a riva, o è solo un’impressione: fatto sta che , lì, vicino al mare che non vuole nessuno vicino, respiro un aerosol freddo che mi allarga il fiato e l’aria…
Estate o inverno che sia, sulla riva del bagnasciuga, ecco,mentre arrivo li vedo : eccoli lì i relitti a forma di conchiglia, relitti o regali o che altro non so….E’ anche per loro che sono arrivata fin qui…

Parola gradita è ‘Conchiglia’: fin da bambina accoglievo con stupore il senso di magico e di mistero che stava dentro all’ oggetto venuto di notte da lontano… E quante forme variegate e dimensioni, e quanti colori o trasparenze… Era ed è bello raccoglierle , guardarle con calma qui o a casa, confrontarle, decidere di tenere le più originali, e finire per tenerle tutte perché non si può scartare l’originalità di nessuna..
Ce n’è di lisce, lucide e un po’ rosate, simili alla materia e alla forma delle unghie. ; ce n’è altre invece con i colori e i disegni degli stilisti di moda; e poi c’è quella un po’ più bella, zigrinata, abbandonata anche lei nottetempo, ma da un mare più avaro.
E che dire delle lumachine tonde o a forma di cono, delle esili conchiglie avvitolate, affusolate e più rare, o di quelle – ancor più belle - denominate piede di gabbiano… Ma nel mio immaginario la parola ‘conchiglia’ si identifica, per eccellenza, con le corpose spirali madreperlacee che solo i pescherecci sanno portare a riva e mettere in mostra quando attraccano al molo: sono quelle che, appoggiate piano piano all’orecchio, promettono di far sentire il grande mare.
E religiosamente mantengono la loro promessa. Anche quando sei lontano.
Mi piacciono questi Avanzi del mare e li guardo quasi come Tesori di cui far Provvista, per sopravvivere e salvarmi… Raccoglierli infatti è come tornare all’Infanzia: oggi – come allora – è un bisogno di gioco lieve o di quiete rassicurante, soprattutto se ci si muove incerti nella fragilità …
Questi avanzi, Resti di Vite e di Percorsi, sono anche come i Pensieri o le Paure o le Incertezze che affiorano dal Profondo dell’Io. Gusci vuoti a volte, perché il Profondo – come quello del mare – è l’equivalente dell’Ignoto, e ciò che ne emerge dopo lunga notte acquosa è solo una scoperta parziale e parcellizzata di me stessa:. Quante altre notti e correnti interiori o sottomarine ci vorranno per formare una piccola collezione di gusci? Intendo: che siano tra loro abbastanza coesi da dirmi un di più di verità e di forza?
Intanto io proseguo coi miei passi lenti sul bagnasciuga, e guardo e raccolgo le conchiglie più belle che incontro nel mio mare d’inverno; e provo stupori di sapore antico, e mi riappacifico con le giornate, mentre lui, il mare, continua nella sua estraneità apparente, nel suo fruscio …

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