sabato, giugno 16, 2007


Lui e l'altro.


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lui era rimasto stregato dall’altro.
all’inizio, quasi senza accorgersene.
ma poi sempre più calamitato negli sguardi e nei pensieri.
a volte erano vicini, altre volte lontani: lavoro, scuola, distanze, e poi il segreto , tutto allontanava o avvicinava a seconda del caso.
potevano sempre e con tutti fingere di essere soltanto amici?
trovavano sempre il posto giusto dove stare insieme? per una cena, per amarsi, e senza l’impressione dello squallore…
trovavano sempre il tempo e il luogo per parlare e parlare?
lui, in particolare, aveva bisogno di parole e sicurezza, lui che aveva l’urgenza di condividere emozioni, dubbi, o le cose qualsiasi di tutti i giorni.
era più piccolo dell’altro.
era più solo, nella casa dei suoi, dove il segreto non veniva nemmeno sfiorato. dove non c’era nessuno con cui smussare gli angoli del patire o con cui sciogliere i momenti del capogiro.
il telefono era difficile da gestire, per lui.
e difficile era aspettare - giorno dopo giorno e dopo ancora - una chiamata dell’altro, o il momento raro in cui quella sua casa sarebbe stata sicuramente vuota.
le telefonate erano soprattutto le sue di lui.
quindi rade, distanti, e rendevano distante il sentimento dell’altro, e più chiuso il fluire della loro storia.
ma quando l’altro chiamava, tutto il grigio ed il nero della mente e del cuore sembravano stupidi e inutili stati di sofferenza, momenti di puro autolesionismo…., di paura ed insicurezza.

l’altro era una personalità forte.
il suo carattere era indipendente.
dominava le situazioni o faceva di tutto per riuscirci.
sapeva vivere da solo. sapeva vivere tanti giorni da solo senza cercare nessuno….. sembrava non patire per l’ansia o il desiderio di sapere come stavano le persone che amava.
lui lo sapeva,dell’ indipendentismo dell’altro. e questo un po’ lo attirava, come si possono attirare gli opposti, o gli individui complementari – in riferimento naturalmente ad un bisogno unilaterale di complementarità.
ma questo indipendentismo lo lasciava anche indebolito, a volte, oppure desideroso di crescere per essere anche lui capace di dominare: dominare l’altro (…?) ma, penso, soprattutto capace di dominare il proprio senso di superfluità…

le prime vacanze insieme. lui le aveva attese come il primo momento eclatante della loro storia. anche se era stato l’altro a decidere il dove ed il quando. un’occasione. la casa di amici. l’isola e le altre isole. e sorrideva.
lui ,felice. aspettava l’inizio di questa avventura. ovvero, di questa parentesi che conteneva mare, cielo, sole, paesaggi antichi e pietre e marmi e storia.
e la parola “insieme”.
in tanti giorni passati insieme, l’altro a volte scivolava nell’abisso del silenzio e della voglia di stare solo, oltre che muto. che pensieri gli ingarbugliavano la testa? non era dato saperlo. né prima né dopo queste voglie di devolution…
anche lui allora stava solo, ma più che altro “si sentiva” solo e temeva il precipitare della loro storia in un dramma. anzi, col passare dei giorni non sapeva più cosa temere, nelle giornate del rifiuto. c’era forse un altro nella sua testa? o forse era ormai stanco di lui, così introverso e meno forte ? o si era pentito di quella vacanza e di quei luoghi?...
domande senza risposta, per il momento.
l’avrebbe trovata molto più avanti nel tempo.
e senza motivazioni misteriose o drammatiche. niente. l’altro era semplicemente fatto così, a sbalzi di umore. anche se , dietro questi sbalzi, c’era un malessere a cui il suo segno zodiacale e la sua personalità non consentivano di uscire allo scoperto, di cercare spiegazioni e pian piano di svelenirsi..

lui ebbe dalla sua il tempo: il tempo della vita, quello che ti fa crescere e ti fa passare attraverso un numero continuo di anni. e diventare più grande…
il tempo che, in questo fluire di anni, ti fa vivere , zitto zitto, le esperienze che ti entrano dentro, anche se non te ne accorgi sul momento e forse neanche dopo: occasioni, opportunità, guadagni e perdite…
e così questo tempo, generoso, affinò la sua sensibilità , sempre più ricca e aperta alle sintonie con l’altro e con le sue complessità.
questo tempo lo aiutò anche ad autoimmunizzarsi dalle immagini di altri amori, brevi, che a volte l’altro portava nel proprio letto .
lo aiutò ad avere un po’ meno bisogno della sua voce lontana. cioè a sopravvivere alla legge del silenzio con esercizi per raggiungere l’atarassia…
il tempo non lo fece cadere nella tragedia, quando l’altro tagliò tutti i fili che li avevano uniti.
ma ciò non significa che il tempo abbia steso strati di anestetico sul suo sentimento: anche se non lo dice, se fa finta di niente, se continua la sua vita con le sue incessanti esperienze e gioie e fatiche… il suo pensiero, inconsciamente, è a forma di cannocchiale :
ogni tanto guarda lontano, per vedere o immaginare.
a volte invece più o meno consapevolmente patisce per quella voce che , da lontano, gli si fa vicina, al telefono, e dice, e parla sibillina
come se avesse ancora bisogno di lui.

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