lunedì, agosto 14, 2006

Le Parole del Fastidio = 6 vekkio


Se ci sono “ parole belle”, che corrispondono a qualcosa che piace ( quindi parole positive, dolcificanti…) ci sono anche, e forse sono tante di più, le cose del malessere o dei problemi… E dove c’è cosa, c’è parola. La parola del fastidio, del negativo.

“ 6 vekkio , 6 antico ”
dice Fiorello alla radio , imitando Oliviero Toscani . E tu ridi, sogghigni… Ma, quando tocca a te sentirti dire le due parole del ritornello fiorelliano, bé, allora diventano due brutte parole.
Quasi come pensione, nella frase “Ma quand’è che vai in pensione?” o nell’altra ” Lavori ancora o sei in pensione?” o anche “ Oh, mio Dio, e cosa farai quando sarai in pensione?” Inutile dire che la parola assume, in questi ed altri casi, una connotazione super-negativa: rimanda implicitamente ad un’idea di te come persona ormai dannosa, propagatrice di azioni e parole superflue perché non al passo con i tempi; allude a te come a chi usurpa un posto di lavoro che potrebbe invece avviare un giovane verso il suo futuro….
E poi, queste tre “ brutte parole” sembrano chiamare a raccolta, per un macabro appello, un esercito di rughe, o di capelli bianchi, o di chili di troppo che non vanno più via.. Ma tu, stranamente, ti rifiuti di assistere all’appello, perché sai che , se ti guardi allo specchio, non vedi proprio un bel niente ( o quasi ) di questa presunta disfatta evocata dalle “brutte parole”….A parte i chili, che si esibiscono fin troppo bene, per il resto di rughe e di canizie non se ne parla. I capelli non li tingi: prima prova. Le pelle del viso non è affatto plissettata: seconda prova. E allora, perché anche chi non ti conosce indovina facilmente i tuoi anni? Perché, quasi di punto in bianco, facendo un po’ di conti, scopri che il divario d’età tra te e i tuoi alunni o tra te e i figli delle amiche è diventato improvvisamente mostruoso? Fino a poco fa non era così…
Il fatto è che 1) tu dentro ti senti ancora adesso con vent’anni di meno: sì hai qualche entusiasmo un po’ più lento o qualche acciacco , ma in fondo - se trovassi un input ben collocato o assestato - rifaresti le cose pazze o allegre o strane o anticonvenzionali di quando il limitare di gioventù salivi….
E il fatto è anche che 2) il nostro cervello ha in dotazione ottime armi difensive: ci impedisce di vedere tutto, proprio quel terribile e realistico tutto tuttissimo che gli occhi e lo specchio vorrebbero invece rivelarci; e ce lo impedisce, per salvarci dalla delusione totale . Il cervello ha pietà di noi , perciò le tre brutte parole le percepiamo come tali, ma non le accettiamo...

Ma niente può fare il cervello se, all’udire le parole “vecchio” , “antico”, ecc, l’individuo subisce uno shock. Nel senso di una rivelazione alla Pirandello, di quelle i cui effetti non si cancellano più. Allora, in questi casi, la personalità si incrina, quasi sul punto di sgretolarsi, perché non si riconosce più nello spirito giovanile che credeva di sentire dentro , ma nemmeno perbacco può accettare la nuova maschera di “vecchio”. In questo caso le comuni armi in dotazione al cervello non offrono alcuna salvezza. L’individuo rimane lì incrinato, o in bilico tra pionierismo e piccolo antiquariato , tra avanguardie e accademia della crusca. Comunque immobile. Senza sapere da quale parte della frontiera mettere entrambi i piedi e spostare il suo culo. Bastano poche brutte parole, e si finisce per aspettare , aspettare, aspettare che accada qualcosa..