La lampada avrebbe voluto...

( y enseñame a ser feliz, porque infeliz yo hè nacido…)
.
.
la lampada avrebbe voluto llorar con ella, llorar…piangere con lei....
con lacrimas lentas en el silencio e in quel suo vuoto sguardare …, llorar con una luce più labile e tremula delle altre sere. quietamente.
porque ella era una niña, una bambina del genere libellula per il suo corpo esile e la sua carne esigua.
ma era anche, si può dire, podemos decir, del genere luna di luglio: per quegli occhi infelici e malinconici como si fuera exilada en la lejania, ovvero come se fosse esiliata nella lontananza .
ovvero non più legata alle anime di rosolio e di lillà del tempo prenatale: almas de angelitos, forse, chissà, quizas…
angelito era stata forse lei stessa: biondi i capelli e azules sus ojos, come tutti gli altri del resto. E ora? ahora ... negros los ojos como morena su piel, ombroso il fondo de sus pupilitas como las sombras misteriosas del suo piccolo mondo, de su mundo pequeño….
sombras? lei stessa - la bambina - di quelle ombre non conosceva i lineamenti, l’ identità e le cause e le intenzioni… era ancora mas niña per indagare l’io e il mondo…
péro yo pienso que las sombras fossero quelle velenose ( a lento rilascio ) di una mancata armonia tra lei e i suoi giorni. la lampada , illuminando la casa, aveva visto qualche briciola di chiarore en la oscuridad, qualche lieve indizio…
come il timore tremante, timore di tutto. del buio sul letto e nella stanza, del ragazzo del latte da vendere -che sapeva far male…, della morte che viene nel solito buio e se il cuore non batte più…
o come l’ansia. verso il cibo che doveva inghiottire e la gola era chiusa e lei avvertiva i pensieri dei grandi…; o verso il mondo, così inverosimile esteso che non riusciva ad entrare tuttointero nei suoi occhi , e lei, non vedendone l’insieme, ansimava davanti a infiniti orizzonti ignoti.
o indizi come la vaga impressione di qualche assenza. nei babbi e nelle mamme senza video you tube sullo sfondo, senza degregori dolcedolcezza cantando… , senza accordi arpeggianti nel loro dialogo di sempre tuttigiorni (quanto i tempi celestiali erano ormai lontani… !)
altro non sapeva dire la lampada. porque ella alumbrava las tardes y las noches, pero no los dias.
las sombras del dia pareceban todavia las mismas de las horas obscuras.... y tenian en su cara los labios mudos, così come erano mute le labbra sul viso della niña...
il silenzio lunare e moreno di luglio e di sempre , se non dalla voce, affiorava dalle sue piccole foto di allora. dove lei, piccola col suo biciclino, piccola sotto il grande albero di palle di neve, guardava dal basso in su , in alto, con sopracciglia arrabbiate e un’anima incompresa…..
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la lampada avrebbe voluto llorar con ella, llorar…piangere con lei....
con lacrimas lentas en el silencio e in quel suo vuoto sguardare …, llorar con una luce più labile e tremula delle altre sere. quietamente.
porque ella era una niña, una bambina del genere libellula per il suo corpo esile e la sua carne esigua.
ma era anche, si può dire, podemos decir, del genere luna di luglio: per quegli occhi infelici e malinconici como si fuera exilada en la lejania, ovvero come se fosse esiliata nella lontananza .
ovvero non più legata alle anime di rosolio e di lillà del tempo prenatale: almas de angelitos, forse, chissà, quizas…
angelito era stata forse lei stessa: biondi i capelli e azules sus ojos, come tutti gli altri del resto. E ora? ahora ... negros los ojos como morena su piel, ombroso il fondo de sus pupilitas como las sombras misteriosas del suo piccolo mondo, de su mundo pequeño….
sombras? lei stessa - la bambina - di quelle ombre non conosceva i lineamenti, l’ identità e le cause e le intenzioni… era ancora mas niña per indagare l’io e il mondo…
péro yo pienso que las sombras fossero quelle velenose ( a lento rilascio ) di una mancata armonia tra lei e i suoi giorni. la lampada , illuminando la casa, aveva visto qualche briciola di chiarore en la oscuridad, qualche lieve indizio…
come il timore tremante, timore di tutto. del buio sul letto e nella stanza, del ragazzo del latte da vendere -che sapeva far male…, della morte che viene nel solito buio e se il cuore non batte più…
o come l’ansia. verso il cibo che doveva inghiottire e la gola era chiusa e lei avvertiva i pensieri dei grandi…; o verso il mondo, così inverosimile esteso che non riusciva ad entrare tuttointero nei suoi occhi , e lei, non vedendone l’insieme, ansimava davanti a infiniti orizzonti ignoti.
o indizi come la vaga impressione di qualche assenza. nei babbi e nelle mamme senza video you tube sullo sfondo, senza degregori dolcedolcezza cantando… , senza accordi arpeggianti nel loro dialogo di sempre tuttigiorni (quanto i tempi celestiali erano ormai lontani… !)
altro non sapeva dire la lampada. porque ella alumbrava las tardes y las noches, pero no los dias.
las sombras del dia pareceban todavia las mismas de las horas obscuras.... y tenian en su cara los labios mudos, così come erano mute le labbra sul viso della niña...
il silenzio lunare e moreno di luglio e di sempre , se non dalla voce, affiorava dalle sue piccole foto di allora. dove lei, piccola col suo biciclino, piccola sotto il grande albero di palle di neve, guardava dal basso in su , in alto, con sopracciglia arrabbiate e un’anima incompresa…..
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Foto di Carlasca
Foto di Carlasca

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